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Scuole, concorso Dsga, la parola ai “facenti funzioni”

Ci scrive una Dsga “facente funzioni” in una scuola italiana per raccontarci quanto siano onerose le sua mansioni (e di ciò non dubita nessuno)…

Buonasera,

dovreste imparare ad ascoltare. Voglio dire, ascoltare senza pregiudizio.

Io sono una Dsga facente funzione da sette anni. Molti colleghi svolgono il mio ruolo anche da venti anni, tutti con responsabilità maggiori in cambio di uno compenso aggiuntivo misero.

In questi sette anni ho superato i visti di controllo dei parte di revisori dei conti, ho firmato mandati, ho redatto programmi annuali e consuntivi, piani di attività…ho gestito il personale, ho redatto determine. Per non parlare delle istruttorie, davvero faticose, per la realizzazione dei progetti del Programma operativo nazionale con finanziamenti europei, ho redatto avvisi pubblici, ho partecipato alle formazioni, dal trattamento previdenziale al nuovo regolamento di contabilità, ho predisposto gli atti per la contrattazione e ho partecipato alla stessa, ho liquidato compensi, ho sbrigato tutti gli adempimenti fiscali (770, Irap ecc ecc.).

Nelle aziende private questi compiti sono svolti in genere da studi di commercialisti.

Infine, ho organizzato la segreteria digitale in più scuole…. Vi può bastare?

Io chiedo semplicemente che venga riconosciuta la mia competenza, visto che qualcuno dei giovani ci ha definiti sgrammaticati a torto e ha scatenato una triste guerra tra poveri.

Cordiali saluti.

Luisa Spagnolo

Egregia Luisa,

Non ce l’ho con Lei e con i Suoi colleghi. Di più: nessuno de L’IndYgesto ce l’ha con voi.

Anzi, pubblico volentieri la Sua perché sono convinto che anche voi “facenti funzioni” siate un po’ vittima di un meccanismo perverso di cui la pa e il sindacato non riescono a liberarsi.

Ma mi permetta di rivolgerLe due domande.

Innanzitutto: secondo Lei è normale che per venti anni lo Stato non ha bandito un concorso per coprire questa importante funzione?

Inoltre: non Le sembra abnorme che per venti anni molti impiegati si siano caricati oneri pesanti e di sicuro ben oltre le loro mansioni originarie?

Molto o poco, Lei e i Suoi volenterosi colleghi siete stati comunque compensati per il lavoro in più che l’inefficienza dello Stato vi ha costretti a svolgere.

 Ma, ecco il punto: questo sovrammansionamento, giustificato solo da un’emergenza abnorme durata vent’anni, è stato praticato in barba alla normativa (di legge e dei contratti collettivi), la quale prevede invece la laurea come prerequisito indispensabile per svolgere le mansioni del Dsga.

Lei ha usato un’espressione giusta in un contesto sbagliato: ha definito «giovani» i candidati al concorso ma ha parlato di «guerra tra poveri».

Non si può parlare affatto di guerra tra poveri, perché gli unici “poveri” (almeno sotto il profilo economico, si capisce) sono i candidati. Voi non sarete ricchi, ma almeno godete del famoso posto fisso, che ormai è diventato un “must” grazie anche alla macchietta di Checco Zalone.

Loro sono “poveri” che hanno investito anni di studio e di impegno per dotarsi di un adeguato bagaglio culturale e vogliono mettersi alla prova entrando nella Pubblica amministrazione dalla porta principale.

Loro, di sicuro, non hanno altri diritti che partecipare al concorso. Ma voi non avete il diritto a essere “stabilizzati” nel ruolo.

La guerra di cui parla in realtà è generazionale: tra i «giovani» e voi. Ma chi l’ha scatenata non sono loro, bensì lo Stato e i sindacati.

Di questo dobbiamo renderci tutti conto, altrimenti parliamo di nulla.

Cordiali Saluti

Saverio Paletta

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