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Il Mediterraneo e l’Italia: un abbraccio lungo millenni

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Nel suo ultimo volume, Egidio Ivetic affronta la storia marinara della Penisola. Dai fasti di Roma alla potenza veneziana. E poi il doppio declino, prima col Congresso di Vienne, poi con la sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Eppure le possibilità di recuperare una nostra centralità politica non mancano…

Con i suoi ottomila chilometri di coste, l’Italia è naturalmente – quasi forzatamente – orientata verso una piena dimensione marittima e marinara. Lo dimostrano, fra l’altro, la diffusione della nautica da diporto, il ruolo della Marina militare e mercantile, la piccola e grande cantieristica, le flotte da pesca. Senza trascurare i moltissimi naviganti del Ferragosto.

Il mare, questo sconosciuto

Eppure, sul piano culturale e nella narrazione popolare e nazionale, il mare – che nel caso dell’Italia si identifica senz’altro con il Mediterraneo – non sembra rappresentato quanto meriterebbe. Perfino nella letteratura il mare, quando c’è, è una presenza incombente ma lontana, come nel caso dei Malavoglia.

Assai poche le eccezioni: Gente di mare di Giovanni Comisso, per esempio, oppure Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo.

Giovanni Comisso

Il Mediterraneo secondo Ivetic

Qual è, allora, il rapporto dell’Italia con il mare e con il Mediterraneo?

A questa domanda cruciale prova a rispondere Egidio Ivetic nella monografia Il Mediterraneo e l’Italia. Dal mare nostrum alla centralità comprimaria (Rubbettino, 2022).

L’autore, innanzitutto, inquadra il problema in una prospettiva storica.

La marineria italiana ha una sua tradizione in quelle ligure, napoletana e siciliana. E poi in quelle veneta (Venezia, Chioggia), istriana (compresa Trieste) e dalmata, tutte e tre eredi della Serenissima.

In sostanza, sono tre o quattro modelli storici corrispondenti a realtà marinare che per alcuni secoli si sono spartite il Mediterraneo nelle loro reti di navigazione e di commercio.

Egidio Ivetic

Geopolitica e mare (Nostrum)

In linea generale si può dire che, mentre l’idea di Europa si presenta a partire dall’alto medioevo (cioè da Carlo Magno), la percezione del Mediterraneo in quanto contesto geopolitico è di molto antecedente.

In particolare, la centralità dell’Italia in questo contesto risale al dominio di Roma sul mare: tale centralità, infatti, si sovrappone a quella della penisola nel sistema imperiale, che non venne meno neppure in seguito alle crisi del III secolo d.C.

L’area appenninica centro-meridionale diventò quindi il fulcro assoluto del Mediterraneo, in quanto collocata in perfetto equilibrio tra la dimensione adriatica e ionica, in direzione della Grecia e dell’Oriente, e la dimensione tirrenica, rivolta alla Sicilia, all’Africa, all’Iberia e alla Gallia. L’egemonia su questo centro strategico consentì la realizzazione del Mare Nostrum.

Dopo l’Impero

La caduta dell’impero e i tumultuosi avvenimenti successivi determinarono scenari nuovi.

Fra il IX e l’XI secolo l’Italia si trovò nel cuore stesso dell’Europa cristiana latina, con Roma come capitale spirituale, e, allo stesso tempo, diventò oggetto delle mire espansionistiche arabe, proprio perché protesa nel Mediterraneo.

La copertina de “Il Mediterraneo e l’Italia”

Nel contesto italiano l’Occidente e l’Oriente, sia arabo-islamico sia bizantino, si confrontarono e convissero soprattutto nelle regioni marittime, tra Adriatico, Jonio e Tirreno. Furono secoli in cui nei luoghi di mare si alternarono guerre, commerci e convivenze, e in cui si comprese la necessità (o la modalità) della mediazione tra mondi simili e diversi.

Le repubbliche marinare: Pisa contro Genova

Dopo il Mille si assiste all’avvento delle città marinare italiane, più note come repubbliche marinare. L’egemonia di Venezia sull’Adriatico è una realtà consolidata già nell’XI secolo. La rivalità fra Pisa e Genova, invece, aumentò per il dominio su Corsica e Sardegna. Nell’agosto del 1284, nelle acque della Meloria, ebbe luogo lo scontro decisivo: la flotta pisana fu completamente sbaragliata e i caduti e i prigionieri furono diverse migliaia. Genova ebbe definitivamente tutta la Corsica.

Inizialmente Pisa cercò di reagire, riuscendo a mantenere attive le sue colonie nel Mediterraneo.

Arrivano gli Aragonesi

Le cose precipitarono quando gli Aragonesi, ormai padroni della Sicilia, volsero alla conquista della Sardegna, ultima risorsa pisana. Nel 1324, a Lucocisterna, le flotte catalana e pisana si affrontarono, e ancora una volta Pisa ebbe la peggio. La città decadde lentamente ma inesorabilmente, e la stessa marineria toscana non fu più all’altezza delle sfide mediterranee, nonostante la tarda vicenda di Livorno.

Il Bucintoro veneziano in un quadro di Francesco Guardi

Egemonia veneziana: Lo Stato da Mar

Caduta Pisa, seguì lo scontro per l’egemonia mediterranea tra Genova e Venezia. Nel 1298, presso Curzola, in Dalmazia, ci fu la battaglia decisiva con la vittoria di Genova, che però non ebbe la forza di dare il colpo di grazia all’avversaria. Si giunse così alla pace del 1299.

Dal canto suo Venezia, nel Duecento, gettò le basi per la costruzione di quello che chiamò, due secoli dopo, Stato da Mar, in contrapposizione allo Stato da Terra.

Lo Stato da Mar – afferma Ivetic – «rimane forse la più marittima e mediterranea delle compagini politiche che si sono susseguite nella storia del Mediterraneo».

Il primo pilastro di questo sistema politico, commerciale e marittimo era rappresentato dalle colonie commerciali di veneziani, che si diffondevano dalla Tana nel Mare d’Azov ad Antiochia, Damasco, Tripoli di Siria, Acri, Alessandria e Salonicco, nonché nei porti pugliesi.

Il secondo pilastro era la flotta commerciale e militare, che si affermò sempre di più, tra il medioevo e l’età moderna, come strumento atto a garantire la sicurezza e la sovranità nel Golfo di Venezia e oltre.

Il corsaro Barbarossa

A partire dal Quattrocento, un terzo pilastro fu identificabile nella rete diplomatica veneta, soprattutto nella rete dei consolati, presenti nei maggiori porti del Mediterraneo. La sovranità di Venezia si estese, così, su un’ampia fascia di territori nell’Egeo, a Creta e Cipro, nello Ionio, in Dalmazia e Albania, nonché in Istria. La supremazia della città di San Marco nell’Egeo durò fino agli anni del corsaro Barbarossa (1520-1530 circa), nello Ionio fino al 1718, nell’Adriatico fino alla scomparsa della Repubblica (1797).

Il declino italiano

Il punto più basso della parabola storica del rapporto fra Italia e Mediterraneo corrisponde all’irrilevanza politica degli Stati italiani emersi dal Congresso di Vienna: i due stati marinari, Venezia e Genova, non esistevano più, mentre quelli indipendenti – Regno di Sardegna, Regno delle Due Sicilie e Stato pontificio – erano periferie nel centro del Mediterraneo.

La tendenza di queste realtà fu di mantenere la marineria commerciale e militare per lo stretto necessario, senza tentare la crescita. Questa passività lasciò libero il Mediterraneo, anche nei settori italiani, all’iniziativa britannica e francese, mentre l’Adriatico finì all’ombra dell’impero d’Austria, il cui sviluppo costiero coincideva con gli ex possedimenti della Serenissima, con l’aggiunta di Trieste, Fiume e del litorale croato.

Francesco Crispi

La rivalsa in tricolore

Gli anni successivi all’unità d’Italia segnarono la rinascita dell’interesse italiano per il mare. Ne furono espressione, da un lato, la questione adriatica, che mirava a compiere l’unificazione nazionale con la liberazione delle terre irredente, e, dall’altro, la politica coloniale inaugurata da Crispi.

L’idea del dominio del Mediterraneo raggiunse la sua massima espressione nell’età del nazionalismo, fra il 1908 e il 1943. Secondo Ivetic, vi sarebbero due eventi che possono esprimerne l’inizio e la fine: rispettivamente La nave, dramma di Gabriele d’Annunzio eseguito al Teatro Argentina di Roma nel gennaio del 1908, e l’inabissamento della nave da battaglia Roma il 9 settembre 1943 presso l’Asinara.

Gabriele D’Annunzio

Una nuova mediterraneità?

Dopo la seconda Guerra mondiale, la negazione della mediterraneità, su cui molto si era spesa la propaganda fascista, divenne una catarsi necessaria. A ciò si aggiunse l’adesione alla Nato, che inaugurò la stagione dell’atlantismo, nuova fede di cui gli Stati Uniti erano il faro. Poi venne l’Europa: un altro riferimento fideistico, anch’esso astratto, distante dalla vita civile, così inevitabilmente locale. In questo clima non c’era posto per il Mediterraneo e, soprattutto, per una politica mediterranea.

Eppure, rileva Ivetic, si può ancora dare un «mediterraneismo italiano».

La centralità geografica della Penisola ha le sue problematiche e le sue complessità, ma comporta anche dei vantaggi. Tutti i paesi mediterranei devono in qualche modo rapportarsi con l’Italia, dal momento che essa è il centro del Mediterraneo inteso come regione e sistema: «Inteso nel bene (quando si pensa alle possibilità di sviluppo) e nel male (quando si pensa ai conflitti e alle emergenze umanitarie)».

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