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Le Austriache, vite parallele di due sorelle regine

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Antonella Orefice traccia nel suo ultimo libro le biografie di Maria Antonietta e Maria Carolina d’Asburgo, sovrane rispettivamente di Francia e del Regno di Napoli. Frivola e modaiola l’una, politicante l’altra, ebbero in comune un destino tragico: il patibolo per la francese e l’esilio per la napoletana

È uscito di recente l’ultimo saggio di Antonella Orefice: Le Austriache. Maria Antonietta e Maria Carolina, sorelle regine tra Parigi e Napoli (Salerno Editrice Roma).

Orefice è una studiosa specializzata sulla Repubblica Napoletana del 1799, perciò La scelta di scrivere un libro su queste due regine, consorti rispettivamente dei sovrani borbonici Luigi XVI e Ferdinando I, si pone dunque nel solco fecondo delle sue ricerche pregresse.

Il genere storiografico prescelto è quello biografico, la metodologia e lo stile sono in linea con questa decisione. Le austriache, quindi, si accosta alla tradizione della storia narrativa anglosassone e delle sue magnifiche penne, quali Edward Gibbon e George Macaulay Trevelyan.

Antonella Orefice

Attenzione ai dettagli e grande stile

L’attenzione verso le azioni e le frasi cariche di valenze simboliche, il gusto per gli aneddoti bizzarri ma rivelatori della personalità, l’introspezione psicologica, il robusto realismo dell’esposizione danno profondità ad una storia evenemenziale secondo il magistero della grande storiografia dell’antichità classica.

Lo stile di Orefice è letterario e possiede dunque due qualità principali: l’eleganza, che lo rende gradevole al lettore; la perspicuità, che ne assicura la comprensione a chiunque. Il saggio si può quindi leggere come se fosse un romanzo, ma non è tale poiché riporta vicende reali.

Biografie parallele

La narrazione si snoda sulle biografie parallele di Maria Antonietta e Maria Carolina, dalle origini nella famiglia imperiale d’Asburgo, l’infanzia, i matrimoni naturalmente concordati come affari di stato con Luigi XVI e re Ferdinando I, la loro vita e il loro ruolo nei regni di Francia e Napoli prima della rivoluzione, l’arrivo della tempesta rivoluzionaria che travolge ambedue.

La copertina de “Le austriache”

La simmetria della descrizione storica si spezza soltanto quando i destini delle due nobildonne, fino a quel momento abbastanza simili, si divaricano. Maria Antonietta perisce sul patibolo a Parigi, mentre Maria Carolina fa sterminare i repubblicani a Napoli.

Regine nate e odiate

Non scontata, al riguardo, la conclusione di Antonella Orefice: le due vicende ebbero grandi similitudini e grandi contrasti.

Ambedue le gentildonne furono preparate dall’infanzia alla funzione di regine, in un contesto politico e sociale in cui i matrimoni dinastici erano strumento e sigillo d’alleanze fra casati e regni.

Entrambe furono piuttosto invise ai sudditi acquisiti: l’origine straniera, per di più da un paese impopolare in Francia e Italia come l’Austria; il tenore di vita eccezionalmente dispendioso e l’esibito amore per il lusso di Maria Antonietta; l’atteggiamento sprezzante e tracotante verso i popolani ed i napoletani in genere di Maria Carolina.

Ritratto di Maria Antonietta d’Asburgo, regina di Francia

Maria Antonietta: vanesia e vittima

La regina di Francia si disinteressò di politica, eppure concorse involontariamente alla rivoluzione francese con la sua impopolarità.

Questa fu accresciuta da un’oculata campagna stampa che esagerò la mentalità e lo stile di vita, tutti e due noncuranti e sfarzosi.

Il famoso affaire du collier, magistrale truffa inscenata da avventurieri in cui Maria Antonietta fu coinvolta senza alcuna responsabilità, e l’attribuzione in libelli scandalistici alla spensierata nobildonna d’una lunga schiera d’amanti logorarono la sua immagine ed insieme quella della sacralità della monarchia.

La vanesia regina fu così caricata di colpe che non aveva da polemisti feroci e astuti. Il paradosso fu che l’unico suo amante accertato, il conte Hans Axel von Fersen, non venne mai citato nella stampa coeva. Post mortem, ella divenne un personaggio celeberrimo, anzitutto per il suo fato tragico nel turbine della Rivoluzione Francese, ma anche per la fama della sua bellezza ed eleganza.

Kirsten Dunst in Marie Antoinette

Maria Carolina: la despota

La regina di Napoli invece riuscì ad avere per alcuni anni un ruolo politico importante. Soprattutto perché approfittò della debolezza di Ferdinando di Borbone, passato alla storia come Re Lazzarone.

Nonostante fosse (in teoria) sovrano assoluto, re Ferdinando era così pigro e gaudente da mostrarsi indifferente verso il governo ed era lieto di delegarne l’esercizio ad altri. Abituato a regnare senza governare fin dalla fanciullezza, Ferdinando I acconsentì, poco dopo il matrimonio, di rimuovere il primo ministro Tanucci, che era da molti anni il capo effettivo del reame, e affidò lo Stato a politici e funzionari nuovi sostenuti da Maria Carolina.

A Napoli c’era una cerchia intellettuale di primissimo ordine, con uomini conosciuti ed apprezzati a livello internazionale. Perciò per alcuni anni l’indirizzo politico fu il cosiddetto dispotismo illuminato, peculiare di quel Settecento riformatore immortalato da Franco Venturi in un capolavoro della storiografia. Il peso politico della austriaca si espresse però anche nella subordinazione del Regno di Napoli all’Impero d’Asburgo, con Maria Carolina che riceveva direttive dagli imperiali fratelli.

Maria Carolina d’Asburgo, regina di Napoli

Lo shock rivoluzionario

La rivoluzione francese e la morte di Maria Antonietta mandarono nel panico la classe dirigente del regno di Napoli e segnarono una frattura nella psiche della sorella. Guidata da un misto di terrore, odio, vendetta la regina contribuì a spingere re Ferdinando I a una guerra contro la Francia, dall’esito catastrofico per l’esercito borbonico, che si sfasciò in pochi giorni, e per il reame, che crollò come un castello di carta.

Dopo la fuga dei sovrani nel regno di Sicilia con la protezione della flotta britannica di Nelson, iniziò la riconquista. Per abbattere la Repubblica Napoletana, tradita e abbandonata dai francesi, si armarono criminali scarcerati apposta, mercenari, avventurieri e banditi di ogni sorta.

La riconquista e il massacro

L’armata della Santa Fede impazzò per tutto il Meridione continentale. Caduta la repubblica, i patti giurati di resa furono violati per volontà di Maria Carolina.

Ferdinando I di Borbone, il Re Lazzarone

Ciò provocò un’ecatombe della classe intellettuale meridionale, la quale aveva aderito collettivamente alla rivoluzione.  Il Regno di Napoli fu l’unica monarchia europea a massacrare i repubblicani vinti, per una decisione irrazionale ed emotiva della regina. L’accaduto danneggiò l’immagine del reame all’estero, anche presso i casati imparentati con i Borboni di Napoli. Ma, soprattutto, procurò alla dinastia l’ostilità insanabile del ceto colto del Meridione, che aveva visto i suoi migliori rappresentanti sterminati in maniera proditoria.

Sopravvissuta di molti anni alla sorella ghigliottinata, Maria Carolina terminò i suoi giorni emarginata dai suoi stessi parenti, incluso il marito, e privata d’ogni funzione pubblica, in un malinconico crepuscolo.

Hans Axel von Fersen, l’amante di Maria Antonietta

Morire in solitudine

La regina, durante il decennio francese, non era ben vista dagli inglesi, divenuti pupari del re dei lazzaroni, i cui domini erano ridotti alla Sicilia.

Il sospetto era di connivenza con Napoleone Buonaparte in seguito al matrimonio di questi con una principessa asburgica. Perciò, Maria Carolina fu allontanata dall’isola ed esiliata di fatto nell’Austria nativa. Lì fu confinata nel castello di Hötzendorf, dove morì nell’indifferenza … sovrana. Quando il coniuge Ferdinando seppe del suo decesso, commentò sprezzante: «Chi muore giace e chi vive si dà pace». Egli si risposò due mesi dopo con una duchessa con cui già conviveva.

Antonella Orefice chiude il suo saggio parlando delle regine sorella come di un Giano bifronte, per la specularità e il rovesciamento delle loro biografie, sia in vita, sia nella posterità, con Maria Antonietta idealizzata come modello d’eleganza modaiola e Maria Carolina demonizzata quale una sorta di lady Macbeth.

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