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Deranged: le hit dei Police per coro e orchestra

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Stewart Copeland rilegge undici brani del celebre trio con un cast di turnisti di grande livello. Grande pathos, suggestioni cinematiche e nuova linfa per classici contemporanei

Stewart Copeland è quello, tra i tre Police, che evoca di più il concetto di virtuosismo, inteso come approccio fisico alla musica e, quindi, al proprio strumento.

Meno cerebrale di Andy Summers e meno istrionico e intellettualoide (anche meno antipatico) di Sting, il batterista anglo-americano ha forse dato la spinta più rock al celebre trio britannico col suo drumming muscolare e raffinato allo stesso tempo. Ha dato consistenza e spessore sonori a quel reggae rock che, altrimenti, sarebbe risultato troppo leggerino e rarefatto. Ora Copeland, col suo recentissimo Police Deranged For Orchestra (Bmg 2023), dimostra, una volta di più la sua competenza musicale, riarrangiando undici successi dei Police in chiave orchestrale.

Police Deranged: a misura d’orchestra

Il vigoroso batterista ha dovuto affrontare due sfide.

La prima: come far suonare i ritmi e come far riempire le armonie reggae a un’orchestra senza che ne esca fuori una tamarrata.

Seconda sfida: come non urtare la pignola saccenteria di Sting mentre si rifanno robe dei Police scritte proprio dal bassista.

Presto detto: bastano estro negli arrangiamenti e orchestre in grado di eseguirli e, per il resto, servono i turnisti giusti al posto e al momento giusto.

La copertina di Police Deranged For Orchestra

E c’è da dire che Mr Copeland non si è risparmiato. Ha ingaggiato Armand Sabal-Lecco, bassista camerunense dalla carriera chilometrica (bastano Herbie Hancock, Stanley Clarcke e John Patitucci?) e Rusty Anderson, il chitarrista di Paul McCartney. Ma la musica dei Police non va solo suonata, perché la voce ha una sua centralità nella produzione del trio britannico, che non si è mai allontanata di un millimetro dalla forma canzone.

Ed ecco che alla bisogna soccorrono tre super cantantesse: Amy Keys (già in prima fila nelle colonne sonore Disney e corista per Ringo Starr, Phil Collins, Toto e Johnny Hallyday), Carmel Helene (reginetta di jingle e colonne sonore per le tv Usa, in bilico tra soul e country) e Tamar Davis (che, tra le tantissime cose, è stata corista storica di Prince). Con questo popò di roba sbagliare è tra il difficile e l’impossibile.

Police Deranged: per cori e orchestra

Gli accordi dei fiati introducono una Don’t Stand So Close To Me, resa in maniera forte (controtempi inclusi) ma mai fracassona. Le tre vocalist si alternano ai microfoni e intonano armonizzazioni vocali efficaci, che non sconfinano mai in certe esagerazioni gospel, temibili in operazioni come queste.

Il secondo classicone è Every Little Thing She Does Is Magic, resa con la stessa ariosa freschezza dell’originale ma con quella sofisticatezza in più conferita dagli arrangiamenti orchestrali, molto forti ma mai ingombranti.

Stesso discorso per Message In A Bottle: le dinamiche, cioè gli stop and go e il crescendo del coro sono identici all’originale. In compenso, orchestra e arrangiamenti vocali danno quella marcia in più. E sì: arricchiscono senza appesantire.

L’arrangiamento orchestrale, con gli archi in evidenza, dà addirittura un effetto cinematico a King Of Pain, riscritta bene e interpretata meglio, soprattutto dalle tre vocalists.

Demolition Man acquista, grazie alla riscrittura orchestrale, colori e toni allegri: ci rimette l’aspetto rock e ne guadagna la componente caraibica.

Murder By Numbers, invece, aumenta le sfumature notturne da teatro o da jazz club: col riarrangiamento, l’orchestra suona come una big band.

Stewart Copeland negli anni d’oro dei Police

Il ponte dell’asino per The Police è Roxanne, uno dei brani più coverizzati di tutti i tempi. Solo a leggerne il titolo c’è da aver paura. Già: sarà l’ennesimo tango lento, dopo le due cover (coverizzate a loro volta in maniera seriale) di Tom Waits e José Feliciano? Oppure un jazzettino notturno come la versione di George Michael?

Invece no: è l’originale più il consueto, raffinatissimo arrangiamento orchestrale. Ma con una differenza: dura un minuto in più, occupato da una intro in cui il refrain è riletto con allegra creatività, forse col maligno retropensiero di non fare somigliare la canzone alle sue riduzioni da tv show di prima serata. Dopodiché Roxanne è il consueto tango reggae che abbiamo imparato ad amare.

Gli effetti cinematici tornano nella nuova versione di Tea In The Sahara: in cui gli arrangiamenti vocali diventano più rarefatti e sofisticati.

Notevole il medley tra Can’t Stand Losing You e Reggatta De Blanc, in cui le due canzoni si fondono strofa per strofa: non sembra quasi di sentire un arrangiamento per orchestra, tanta è la spontaneità che ricorda piuttosto una jam session.

Due minuti di effetti orchestrali hollywoodiani per l’intro di Every Breath You Take, che sfociano nella canzone, in cui l’orchestra riarrangia l’immortale arpeggio di Andy Summers e le cantantesse eseguono il refrain senza esagerazioni né cinguettii di troppo.

L’album finisce qui e lascia nell’ascoltatore (così, almeno, è per chi scrive) la voglia di continuare l’ascolto.

Stewart Copeland alle prese con l’orchestra

Stewart Copeland: un signore del rock

Fine e garbato. Ma, soprattutto, cavalleresco ed elegante coi sui ex compari, Stewart Copeland ha dichiarato, in un’intervista rilasciata di recente, che Andy Summers è un chitarrista così bravo che sembra avere dodici dita.

Una metafora simile può valere per Mr Copeland, che invece sembra avere sei braccia e quattro gambe, come una Dea Kalì 4.0 o un novello uomo leonardesco, tanta è la sua abilità, quasi da percussionista, con le bacchette e i pedali.

A questa abilità fisica, di cui Copeland continua a dare valida prova di sé in giro per il mondo, ne corrisponde una intellettuale, tutta giocata sul pentagramma. E di quest’ultima attitudine Police Deranged For Orchestra è un’ottima dimostrazione. Di più: l’album è un’ulteriore occasione per riscoprire una grandissima musica di cui, probabilmente, non riusciremo ad apprezzare tutte le sfumature.

Ma pazienza: godiamoci i Police con uno Sting in meno e un’orchestra in più. Lo scambio potrebbe risultare non poco vantaggioso…

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale di Stewart Copeland

Da ascoltare (e da vedere):

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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