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Progetto Meridiano, un altro modo di ripartire da Sud

Un nuovo movimento che si ispira alle idee di Franco Cassano, parla di comunità e chiama a raccolta molti esponenti della società civile

Un altro partito meridionalista? Speriamo davvero di no: ce ne sono già troppi, ognuno più pulviscolare dell’altro, tutti ad alto tasso di litigiosità e con tendenze, vecchie e un po’ inquietanti, al frazionismo.

I fondatori di Progetto Meridiano, un movimento politico nato a Cosenza il 3 settembre dopo una lunga gestazione, si guardano bene dal finire in vicoli ciechi.

L’inner circle di Progetto Meridiano durante un dibattito

Per loro il Sud è una ripartenza, come si apprende dal preambolo dell’atto costitutivo.

Una ripartenza che comincia «dall’idea di riscatto etico, sociale ed economico che è insito nella storia di chi vive affacciato sul Mediterraneo; una terra di confine sì, ma di un confine valicabile per scambi, confronto e condivisione. La vera ricchezza del Sud è l’incontro con l’altro e con l’oltre che genera una continua contaminazione e volontà di una felice mediazione. Ripartire, dunque, dal nostro patrimonio, dalla forza della nostra storia, con lo sguardo rivolto all’orizzonte e l’impegno alla progettualità; per ricostruire fiducia, ricomporre comunità e creare opportunità».

C’è il riferimento nobile, sia nel nome sia nei concetti, alle teorizzazioni di Franco Cassano.

Ma c’è anche una riflessione non banale sul metodo democratico, che, pur partendo da una forte matrice territoriale, è esportabile e replicabile.

«I concetti chiave di Progetto Meridiano», spiega Walter Nocito, docente di Diritto pubblico all’Università della Calabria e tra i fondatori del Progetto, «sono il territorio e la comunità. Il territorio è senz’altro inteso come ambiente, ma è anche luogo di relazioni umane e quindi politiche. La comunità ha una doppia valenza: è un’aggregazione naturale, quindi prepolitica, ma è pure la prima aggregazione politica, nel momento in cui opera sul territorio e riflette su di esso».

Da sinistra, Graziella Secreti e Walter Nocito

Il territorio si basa su un elemento chiave, il confine. Ma questo confine, prosegue Nocito, «è un confine mobile e permeabile, definisce senz’altro le identità, che sono date dal rapporto tra comunità e territorio, ma è il punto di partenza per un dialogo e per gli scambi». E questo spiega il taglio originale della riflessione di Pensiero Meridiano: non è comunità solo il villaggio, il quartiere o l’appartenenza parentale. È comunità anche la città, intesa come territorio urbano e come cittadinanza. Ciò che i romani definivano, rispettivamente, urbs e civitas.

E c’è da dire che, in perfetta coerenza con questo spunto iniziale, il progetto politico del movimento fa leva sulle aree urbane, che in Calabria stanno aumentando di numero: è il caso di Cosenza, ma anche della Sibaritide o della Città metropolitana di Reggio.

Lo stesso meccanismo di aggregazione di comunità in gruppi più ampi è in corso in varie zone d’Italia. È la presa d’atto che restare nelle piccole dimensioni municipali non basta più e che la risposta dev’essere trovata senz’altro in raggruppamenti più grandi, in cui tuttavia sia ancora percepibile la dimensione umana.

Da questa attitudine, che è meridionalista perché Progetto Meridiano è nato a Sud, derivano importanti conseguenze pratiche, tra cui l’impegno nell’attuale campagna referendaria, che è stato il battesimo del fuoco del movimento, che ha esordito il 9 settembre a San Giovanni in Fiore per ribadire il suo no al taglio dei parlamentari.

È solo l’inizio di una serie di attività che si annuncia corposa, visto che i fondatori di Pm si propongono di organizzare campagne di sensibilizzazione, se del caso di collaborare con le istituzioni o di promuovere azioni legali e, va da sé, il dialogo continuo con le associazioni che facciano del rapporto col territorio il perno della propria azione politica.

Al momento, Progetto Meridiano – che annovera tra i suoi fondatori esponenti di quella che una volta si diceva sinistra di base, del sindacato e della società civile – ha un organigramma semplice: un comitato di coordinamento, presieduto dall’imprenditore Pietro Tarasi e composto dalla biologa Loredana Gaudio, dall’avvocata e ispettrice del lavoro Graziella Secreti, dall’avvocato ed ex senatore Francesco Molinari e dall’agente di commercio Sandro Scalercio.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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