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Il revisionismo e il falso mito di Pino Aprile

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Il business del giornalista pugliese, dalla navigazione a vela alla controstoria

Vi ricordate Oggi e Gente? I due settimanali ora fanno a gara a sparare in prima pagina le immagini di soubrette, conduttrici tv e donne di successo, il meno vestite possibili. Tra gli anni ’70 e ’80 gareggiavano in cose più serie, almeno dal punto di vista storiografico: ritratti e titoli sui membri della famiglia Savoia, allora in esilio, sui superstiti della famiglia Mussolini e sullo scià di Persia.

In quei giornali fece la sua brava carriera il giornalista pugliese Pino Aprile, che fu direttore del primo e vicedirettore del secondo. Aprile, di cui – come per tanti giornalisti, che non ne hanno – sono sconosciuti i titoli accademici, proveniva dalla classica gavetta nei giornali locali, come La Gazzetta del Mezzogiorno.

Parliamo, ovviamente, dello stesso Pino Aprile che, dal 2010 in avanti, dopo una fortunata parentesi come esperto di navigazione sportiva a vela, si è riscoperto ultrameridionalista (almeno in pubblico, visto che altre tracce precedenti di questa sua passione non ce ne sono), ha buttato alle ortiche la precedente attività di divulgatore storico e si dedica al revisionismo antirisorgimentale.

I Savoia restano in cima alle sue preoccupazioni, ma non come personaggi da prima pagina bensì come bestie nere. L’Unità d’Italia, a sentire l’Aprile di oggi, è stata la iattura del Sud. Il Risorgimento fu una guerra di conquista, con tanto di genocidio annesso, almeno tentato e, a sentir lui, in parte riuscito.

Con questa ricettina, il Nostro ha scritto uno dei più grandi best seller del decennio: quel Terroni (Piemme, 2010) che, forte di oltre 250mila copie vendute, ha suscitato un dibattito fortissimo, che dal mondo della cultura (e nonostante esso) è tracimato nella politica. Se sette anni fa non ci fosse stato Terroni oggi il Movimento 5Stelle non avrebbe lanciato l’idea di una giornata della memoria dedicata alle vittime meridionali dell’Unità d’Italia. Senza il successo di Terroni, che ha trasformato il suo autore in una specie di Messia dei movimenti sudisti, le tesi dei neoborbonici giacerebbero in una nicchia più piccola di quella che occupano adesso. E non ci sarebbe, soprattutto, il battage editoriale che, a sette anni dal centocinquantenario dell’Unità, continua a martellare l’opinione pubblica, a dispetto della crisi dell’editoria.

Inutile dire che tanta fortuna si basa sul nulla o quasi: le tesi storiografiche di Aprile suggestionano al primo impatto ma si smorzano non appena si inizi una seconda lettura. Non solo per una questione di stile, che non è proprio gradevole (irrita ad esempio la scrittura in prima persona e l’abbondanza di dialettismi, roba che ad altri verrebbe censurata in qualsiasi giornale di provincia), ma soprattutto di contenuti e di onestà intellettuale.

Evitiamo di scendere nei dettagli del corposo revisionismo apriliano e soffermiamoci, piuttosto, su un’espressione che ricorre come un mantra in tutti i libri dell’autoproclamato storico di Gioia del Colle: «Certe cose non le sapevamo perché nessuno ce le ha mai raccontate». Non sapevamo, ad esempio, che l’Unità d’Italia fu la guerra di conquista vinta da uno Stato, il Regno di Sardegna, nei confronti di tutti gli altri della Penisola. Non sapevamo che all’Unità seguì un periodo di disordini profondissimi con episodi tragici, stermini e abusi da guerra civile. Non sapevamo che, in effetti, il Sud iniziò ad arretrare con l’Unità (o meglio, restò al palo mentre le altre zone, altrettanto non sviluppate, crebbero).

Ma non è vero che non sapessimo tutto questo perché «nessuno ce l’ha mai raccontato». Non lo sapevamo perché semplicemente non abbiamo studiato oppure non ci siamo documentati a dovere.

Dopodiché, persino il cinema si è occupato di certe cose. Si pensi all’eccidio di Bronte, rievocato da Aprile col tono di chi rivela novità assolute: a quest’episodio, tragico ma non sconosciuto, il regista Florestano Vancini dedicò nel 1971 Bronte, cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, una coproduzione italo-jugoslava trasmessa varie volte dalla Rai e perciò vista da milioni di telespettatori. Nel 1999, invece, Pasquale Squitieri (la cui recente scomparsa è passata inosservata ai neoborbonici e agli aficionados di Aprile) girò Li chiamarono briganti, dedicato, appunto, alle gesta del brigante lucano Carmine Crocco. Anche la musica ha fatto la sua parte: nel 1974, ben prima che il milanese Povia si convertisse alle tesi neoborboniche per rilanciare la sua carriera con la stucchevole Al Sud, gli Stormy Six, band di punta dell’underground milanese, dedicarono una canzone al massacro di Pontelandolfo.

Se ci concentriamo invece sui libri, che poi sono le uniche fonti utilizzate da Aprile, che tuttavia ben si guarda dal fornire una bibliografia, ci accorgiamo che tutto era stato già scritto, anche con un certo rigore e che nessuno, a partire dal compianto Carlo Alianello e da Franco Molfese, autore di una pregevolissima Storia del brigantaggio dopo l’Unità, è mai stato censurato. Tutt’altro.

Tutto ciò che è riportato nei libri del pugliese a partire da Terroni era già stato pubblicato prima. È stato solo grazie al clima d’odio creato dalla crisi economica e politica del paese e dalla rinascita dei pregiudizi localistici, in particolare quello antimeridionale sfruttato alla grande dalla Lega Nord dell’era Bossi, che certe tesi sono state distorte e trasformate nella clava politica che in tanti, adesso soprattutto i grillini, cercano di brandire per cattivarsi un po’ di consensi.

Ma secondo Aprile, che ha rincarato la dose nel suo ultimo Carnefici (Piemme, 2016), non sapevamo altro, e cioè che il Risorgimento è stato quasi un genocidio concertato ad arte. Peccato che il nostro non sia riuscito a provare le cifre da Prima Guerra Mondiale snocciolate per avallare la tesi che il Sud è quel che è perché i settentrionali, a furia di massacri e rapine, l’hanno depauperato. Peccato, inoltre che certe narrazioni siano state smontate nel frattempo.

Ad esempio, quella secondo cui Fenestrelle, il forte alpino in cui erano alloggiati i Cacciatori Franchi, cioè il corpo punitivo del Regio Esercito (italiano e non piemontese), fosse nientemeno una sorta di Auschwitz sabauda in cui sarebbero stati macellati a migliaia i soldati del disciolto esercito delle Due Sicilie. Al riguardo, val la pena di menzionare la polemica a distanza tra Aprile e lo storico torinese Alessandro Barbero, autore di I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle (Laterza, Roma-Bari 2012). Per parare il colpo dello storico piemontese, Aprile scende piuttosto in basso: definisce in Carnefici il suo contraddittore «un medievista e romanziere prestato alla storia contemporanea» e si arrampica sugli specchi, non riuscendo a controbattere coi documenti. Su questo punto si potrebbe rispondere non senza ironia che un medievista è uno storico e, in quanto tale, applica un metodo affinato sullo studio di documenti difficili come quelli medievali, redatti in latinorum o, peggio, in volgare. Di Aprile si sa, per sua stessa pubblica ammissione, che è un perito industriale. Nulla di male in ciò. Ma si ammetterà che il passaggio da perito industriale a storico attraverso il giornalismo è più tortuoso e dà meno garanzie sulla qualità della ricerca, o no?

Al netto delle polemiche, si potrebbe concludere che il potere di firma permette ad alcuni ciò che i titoli non consentono ad altri. Nel caso di Aprile si va oltre e il potere di firma diventa transitivo e generazionale. Infatti, Marianna Aprile, figlia di Pino e piezz’e core come tutti i figli d’arte, è una firma di Oggi e, di tanto in tanto, fa comparsate in Rai. Questo lo sappiamo.

E sappiamo altro. Sappiamo che i guai del Sud di oggi non sono il prodotto dei Savoia di ieri, ma di quella classe dirigente corrotta, incapace, impreparata e collusa che, spesso, ricicla il sudismo alla Aprile per dotarsi di una linea culturale. Sappiamo queste cose perché ce le raccontano tanti giornalisti che sfidano il precariato e le querele in redazioni spesso improbabili e fanno i conti in tasca a chi amministra quel po’ di potere rimasto e i suoi dividendi. E sappiamo che il compito di questi giornalisti è difficile perché la censura, anche fisica, è un rischio quotidiano. Diffamare i morti (se il generale Cialdini risuscitasse, quante querele beccherebbe Aprile?) invece è facile. Sappiamo anche questo, per averlo sperimentato di persona.

Ma prima o poi le mode passano. Sono passate quelle estetiche, che hanno condannato alla bulimia e all’anoressia qualche migliaio di ragazze, passeranno quelle culturali, che condannano all’odio migliaia di persone. Forse questo non lo sappiamo di sicuro. Ma ci speriamo. 

 Saverio Paletta

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

Comments

There are 22 comments for this article
  1. francesco paolo braione Novembre 20, 2018 3:37 am

    PALETTA..PALETTA….FAI COMMENTI COLL’ACCETTA!!SI CAPISCE CHE LE FONTI DELLE SUE AFFERMAZIONI SONO DI PROVENIENZA PIEMONTESI!!PERCHE’ INVECE DI DIRE CAZZATE NON SI DA AI SERVIZI SOCIALI,AL VOLENTARIATO,ALLE ONLUS E ABBANDONA LA STORIA…NO0N CONOSCE NEMMENO CHI ERA DAVVERO GARIBALDI..SE NE STIA A CASETTA SUA..SI METTA LA MAGLIETTA DI LANA ALTRIMEDNTI PRENDE IL RAFFREDDORE E COMINCIA A SPARARE ALTRE CAZZATE!!!

    • Saverio Paletta Novembre 20, 2018 4:52 pm

      Egregio Braione,
      Non Le rispondo per le rime perché coltivo ancora l’illusione di rivolgermi a un pubblico più civile di come Lei si è dimostrato in questo Suo commento. Detto questo, per rispetto alla mia professionalità (e a chi mi legge) sono costretto a precisarLe due cose.
      La prima: non sono abituato a verificare le notizie sulla base della loro provenienza territoriale ma mi attengo al criterio, più semplice e onesto, della verità o, alla peggio, della verosimiglianza.
      La seconda: tutto quel che ho scritto è di facile verifica attraverso strumenti comuni e di uso non impossibile: google, wikipedia più qualche libro, neanche troppo costoso o irreperibile.
      Detto questo, La invito a dimostrare che avrei scritto «cazzate» e in che modo le avrei scritte (scritte, ripeto, e non dette).
      Per il resto, non si preoccupi: alla mia salute so badare da me e so coprirmi a sufficienza. Semmai, se posso permettermi, Le consiglio di pensare bene a quel che scrive prima di farlo: non tutti potrebbero essere tolleranti e limitarsi a risponderLe se il Suo tono abituale è questo.
      Cordialmente,
      Saverio Paletta

      • francesco paolo braione Dicembre 14, 2018 4:07 pm

        ECCO CHE ESCE FUORI CON SOTTILI MINACCE!!MI DICA MI DICA SE NON SI LIMITASSE SOLO A RISPONDERMI COS’ALTRO INTENDEREBBE FARMI?

        • Saverio Paletta Dicembre 14, 2018 5:43 pm

          Ma chi l’ha minacciata? Le ho solo detto che i suoi toni maleducati e la sua completa mancanza di stile (che almeno ha dimostrato nei confronti di quel che ho legittimamente scritto) potrebbero suscitare reazioni non bellissime in persone meno civili di me. Mi limito a risponderle per la seconda volta. La terza finisce nello spam. Per quel che mi riguarda.

    • g . fieramosca Dicembre 28, 2018 11:09 pm

      Sig. Baione allora le consiglio di leggere quello che ha scritto sull’argomento il meridionalissimo ” Portale del Sud ” dove certi argomenti vengono trattati da storici , meridonali , e non ciarlatani

  2. Franca Martini Dicembre 10, 2018 12:22 am

    Aprile ha menzionato TUTTE le fonti degli avvenimenti, io non sono del sud, ma credo a Pino Aprile.

    • Saverio Paletta Dicembre 10, 2018 9:35 am

      Creda pure quel che vuole e a chi vuole. Questione di gusti.

    • Francesco Cacciatore Dicembre 20, 2018 10:00 am

      Menzionare una fonte non basta, bisogna verificare. E le “fonti” di Aprile sono state tutte smentite.

      • Saverio Paletta Dicembre 20, 2018 4:49 pm

        Grazie: ha centrato perfettamente lo spirito della mia inchiesta che non è “anti Aprile” né ispirata da spirito da curva sud. Semplicemente, è mossa da amor di verità.
        Saverio Paletta

  3. mariano Fresta Dicembre 11, 2018 6:37 pm

    Aprile con Stella e Rizzo costituiscono un trio che ha fatto più danni dei terremoti, come si può constatare guardando quello che sta (non ) facendo l’attuale governo …

    • Saverio Paletta Dicembre 12, 2018 8:44 am

      Non so darle torto. Tuttavia è giusto riconoscere che il pubblico ha le sue responsabilità: dei lettori più attenti e critici non avrebbero consentito un successo così sproporzionato a libri non all’altezza o non sempre all’altezza. Un’altra fetta di colpe ce l’ha il mondo accademico: se molti “baroni” si fossero dedicati all’alta divulgazione e avessero tenuto un contatto più serio e diretto col pubblico, certe tesi non avrebbero attecchito. I tre autori purtroppo hanno riempito un vuoto. Con i risultati che lei denuncia…
      Saverio Paletta

  4. Rosario Giandinoto Dicembre 19, 2018 1:20 am

    Per quanto riguarda la questione di Fenestrelle mi rendo conto che possa essere difficile dimostrarla, ciò nonostante visto che le altre informazioni sono già state dette da altri il punto è se siano vere o no! Presumo che negli archivi di stato ci siano tutte le informazioni necessarie per risalire ad una corretta verità storica.

    • Saverio Paletta Dicembre 19, 2018 1:23 pm

      Allora, su Fenestrelle non è stato nascosto nulla. Diciamo semplicemente che lo sterminio non è avvenuto. Se ha la pazienza di cercare ne L’IndYgesto, troverà due articoli riguardo questa “querelle” storica. Riguardo agli archivi: i documenti esistono, servono solo i professionisti che li sappiano cercare, dato l’imponente accumulo di materiale e il relativo disordine. Sull’immediato periodo postunitario è stato scritto molto e le librerie traboccano di nuovi, interessantissimi saggi. Si tratta di cercarli e di leggerli. Nient’altro.

    • felice Dicembre 28, 2018 10:59 pm

      Su fenestrelle esistono anche i ruolini matricola dellesercito , i verbali di arrivo dei prigionieri , i verbali di consegna vestiario , i verbali dei ricoveri in ospedale , i verbali di dismissone dall’ospedale , ecc ecc . Chi ha voglia di trovare trova tutto . Chi invece vuole speculare su quella vicenda puo’ continuare a farlo .

  5. Francesco Cacciatore Dicembre 20, 2018 9:58 am

    Condivido in pieno, specialmente la responsabilità degli accademici. Complimenti per l’articolo.

  6. Vincenzo Tedesco Febbraio 24, 2019 11:27 pm

    Eccellente articolo! E’ sconfortante constatare che il libro di Pino Aprile ha fatto parecchi danni e molti altri ne farà, se non si smonta pazientemente il mito di questo giornalista, al quale qualcuno afferma di “credere”, quasi si trattasse di un profeta. Il proliferare di siti revisionisti del Risorgimento e di articoli aprioristicamente antirisorgimentali procura grave danno alle ricerche serie, che non mancano e che dovremmo leggere con attenzione, per rintuzzare le fuorvianti affermazioni di sedicenti storici.

    • Saverio Paletta Febbraio 25, 2019 10:40 pm

      Egregio Vincenzo,
      Grazie per aver letto l’articolo e per averlo apprezzato. Io sono paradossalmente grato a Pino Aprile e ai “terronisti” per aver stimolato il dibattito sull’identità italiana e aver stanato gli accademici, costringendoli a reagire, cioè ad impegnarsi in ricerche serie sul processo di unificazione nazionale.
      Ti invito a navigare il sito: troverai vari articoli sui cosiddetti revisionisti antirisorgimentali. Sono articoli e, in alcuni casi, saggi miei e di alcuni amici che mi hanno aiutato in questa operazione verità. Credo che troverai parecchi spunti da cui partire per smascherare certe “predicazioni” che giustamente critichi.
      Un caro saluto,
      Saverio Paletta

      • Giuseppe Marzo 6, 2019 9:59 pm

        Ma quale identità italiana?
        Bisogna per forza giustificare l’occupazione di uno nazione libera e indipendente da parte di un altra nazione?
        Saluti

        • Saverio Paletta Marzo 6, 2019 10:34 pm

          Egregio Giuseppe,
          gli aggettivi “libero” e “indipendente” applicati al Regno delle Due Sicilie, che sopravviveva in condizioni di similprotettorato grazie alla politica mediterranea di Francia e Inghilterra mi sembrano decisamente una forzatura…
          D’altronde se Lei preferisce Pino Aprile agli storici veri, non è un problema mio. Mi limito a prenderne atto…
          Cordialmente

  7. Augusto Marinelli Marzo 7, 2019 9:37 pm

    Vedo che Giuseppe ignora che, prima ancora “dell’intervento esterno”, la causa dell’implosione del Regno borbonico vada ricercata – come sostiene uno storico tutt’altro che “risorgimentale” come Eugenio Di Rienzo – nella mancata modernizzazione delle sue strutture politiche, economiche, istituzionali oltre che – e forse soprattutto, a mio avviso – nel dissidio implacabile che oppose la Sicilia al governo napoletano. Garibaldi era ancora a Villa Spinola e nell’isola nella primavera 1860 la struttura burocratica che esercitava il potere si era praticamente dissolta. Comunque registro che coerentemente il signor Giuseppe, per respingere l’identità italiana, comincia col maltrattare la grammatica italiana.

  8. Giacomo Ferraro Aprile 1, 2019 2:57 pm

    In effetti Aprile mi sembra un pò troppo sopravalutato e che il suo meridionalismo sia solamente di facciata che Aprile utilizza per intercettare una fascia di persone che, invece di cercare i colpevoli dell’arretratezza del sud nei cattivi politici che il sud stesso ha prodotto e da loro votati, preferisce incolpare, in questo caso solo dare maggiori colpe, nemici scelti da altri in questo caso Aprile. Che poi la figlia, che dispensa con sicumera pillole di conoscenza politica a comando della Gruber, sia pure un’esperta di politica come il padre è sicuramente un’altra storia.

  9. Augusto Marinelli Aprile 7, 2019 12:57 pm

    Caro signor Ferraro, Pino Aprile non è sopravvalutato: semplicemente come storico – come giornalista non mi interessa affatto giudicarlo – non è valutabile. Pensi che nel suo libro più venduto spaccia il regno delle Due Sicilie per la terza potenza economica mondiale e le fa vendere locomotive ad altri Stati, sostiene che per Garibaldi i garibaldini erano delinquenti, in un incubo vede gli stabilimenti industriali del Napoletano chiudere tutti nel 1860, pubblicizza lo sterminio di centinaia di migliaia di persone da parte dei “piemontesi” dopo il 1861 e così via continuando. Per concludere, dopo aver esortato a “comprare meridionale” pubblica i suoi libri con la piemontesissima Piemme, sperando dunque che non li acquisti nessuno.

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