Most read

The Entity: tra Crowley e Stevenson, il ritorno colto dei Death SS

Rate this post

La mitica band shock rock taglia il traguardo dell’undicesimo album in studio e, per l’occasione, sforna un concept sui temi della possessione e del “doppio”, pieno zeppo di riferimenti esoterici, citazioni letterarie e strizzate d’occhio ai fumetti osé

Alcuni aggettivi calzano su misura ai Death SS: divertenti e, a modo loro, suggestivi e – a volte – affascinanti.

Giunti al doppio traguardo dell’undicesimo album in studio e del quarantottesimo anno di (discontinua) carriera, Steve Sylvester e soci perseguono con singolare coerenza il percorso stilistico e l’immaginario che li hanno comunque resi un cult sin da quando erano tra i pionieri della scena metal italiana: l’horror rock con annesso immaginario esoterico-cinematico-fumettaro.

The Entity (Lucifer Rising 2025), l’ultima fatica della band tosco-marchigiana, estremizza questa formula bizzarra in tre modi.

Innanzitutto, ripropone il sound dei mitici anni ’80, cliché inclusi, ma lo potenzia grazie alla produzione griffatissima di Tom Dalgety, mago britannico della consolle già al servizio, tra i vari, di mostri sacri come Rammstein, The Cult, Simple Minds e Siouxie e plurinominato al Grammy Award (e scusate se è poco…).

In seconda battuta, per quel che riguarda i contenuti, Sylvester pesca a piene mami in un certo immaginario settantiano e ottantiano, nel quale coesistono in tutta scioltezza una certa letteratura magico-trasgressiva, le suggestioni, anche visive, di certo cinema, i fumetti e la narrativa.

Steve Sylvester in azione sul palco (foto di Francesca Cecconi)

Infine, tutto questo popò di roba è compresso nella formula artistico-narrativa del concept album, una tentazione a cui, prima o poi, tutti i rockettari duri o estremi finiscono per cedere. Stavolta è toccato a loro.

La musica è più che all’altezza: un bel metal retrò, che oscilla tra Alice Cooper (ispirazione obbligata per tutti gli shock rockers) i soliti Judas Priest vecchia maniera (senno che anni ’80 sarebbero?) e i Mercyful Fate. È il caso di dire: nostalgia canaglia.

Però è nostalgia ben evocata, molto meglio di quanto Aleister Crowley stesso – altro nume ispiratore di mezza scena metal vintage & retrò, quindi anche di Sylvester & Co – riuscisse a fare coi suoi demoni.

Per il resto, è doveroso ribadire che oggi i Death SS sono, essenzialmente, poco più del progetto solista di Sylvester, coadiuvato dal fedelissimo (e altrettanto in gamba) tastierista Freddy Delirio. Per il resto, la formazione è cambiata dal 2022, subito dopo l’album X. E ora ha una particolarità: il chitarrista Ghiulz, ha militato di recente nei Bulldozer, i big del metal milanese. E forse non è un caso che Andy Panigada, il fondatore dei Bulldozer, abbia contribuito alla composizione di The Entity. Anche la sezione ritmica, composta dai validissimi Demeter (basso) e Unam Talbot (batteria) risulta più che all’altezza, della tradizione dei Death SS e delle nuove sfide.

La copertina di The Entity

The Entity: il concept

Quando una band metal sforna un concept, c’è da incrociare le dita, visto che questo formato artistico non è proprio originario del genere (infatti, è un dop del progressive). Anzi, è entrato nel rock duro piuttosto tardino, grazie agli esperimenti dei Queensrÿche  e degli immancabili Iron Maiden (rispettivamente, Operation: Mindicrime e Seventh Son Of A Seventh Son, entrambi del 1988).

Tolte non tante eccezioni, il rischio è che si oscilli tra l’iperintellettualismo e la tamarrata.

E i Death SS, in tutto questo? Sylvester dà fondo a tutta la sua (sub) cultura a sfondo occulto, che interpreta con abbondante autoironia (e meno male…).

Il tema, come il Nostro ha raccontato in molte interviste, è quello del doppio, inteso nella duplice accezione di sdoppiamento della personalità e di possessione.

Inoltre, per rifarci sempre alla narrazione di Sylvester, l’ispirazione l’avrebbe fornita James Hogg, discendente e omonimo dello scrittore scozzese d’inizio ’800 e autore di Confessioni di un peccatore impeccabile (edizione originale, 1824, edizione italiana: Frassinelli, Torino 2006). Questo romanzo, secondo molta critica, avrebbe anticipato le tematiche di Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide, il classicone di Robert Louis Stevenson.

La nuova formazione dei Death SS

E la possessione? In questo caso c’entra Aleister Crowley. Questi avrebbe evocato l’Entità che, dopo aver posseduto un bel po’ di gente, si sarebbe occupata (anzi: avrebbe occupato) di Sylvester e del suo progetto artistico.

Un racconto convincente? No, ma di sicuro stuzzicante e godibile. Basta non prenderlo troppo sul serio e concentrarsi sulla musica.

The Entity: undici incubi su pentagramma

Iniziamo subito da Crowley, protagonista assoluto dell’open track Ave Adonai, che apre con un sinistro motivo dell’organo di Delirio, che si innesta sui riff assassini di Ghiulz. Il brano mescola durezza e tenebre, acciaio e zolfo, grazie all’alternanza tra un refrain spedito e il coro su un controtempo molto doom.

Inizio gotico ma sviluppo arioso e coro melodico in Justified Sinner, che rievoca un po’ l’Alice Cooper anni’80 di Raise Your Fist And Yell e Constrictor. Il brano si tiene in equilibrio tra atmosfere dark e ruffianerie aor. Notevole l’assolo di chitarra e carino il video, in cui danno bella prova di sé Dahlia e Jessica, le due performer supersexy che accompagnano la band.

Con Possession il sound si appesantisce senza, tuttavia, rinunciare alla melodia. Il brano è bello tosto e veloce: un bell’esempio di speed metal con la doppia cassa e il riffing massiccio in primo piano. Ottimo, anche stavolta, l’assolo di Ghiulz, che evoca (lui sì con efficacia) Malmsteen senza strafare.

Dr Jekill & Sister Hyde è un mid tempo pieno di suggestioni oscure, in ottimo equilibrio tra tenebre e melodia, in cui la tematica stevensoniana del doppio si arricchisce di una bella citazione cinefila.

In questo brano, infatti, Sylvester non si rifà a un libro, ma a un film: Barbara, il mostro di Londra (1971), un cult della Hammer Horror diretto da Roy Ward Baker, in cui la cattivissima Mrs Hyde è interpretata dalla Bond girl Martine Beswick.

Nessuna meraviglia, in questo caso, che il riferimento stilistico principale sia di nuovo Alice Cooper, omaggiato non solo nel cantato, ma anche nel bel video pieno di suggestioni horror pop.

Riff più duri, doppia cassa serrata e fremiti speed nella seguente Two Souls, ben contrappuntata da un organo tenebrosissimo.

Steve Sylvester (foto di Piero Paravidino)

Out To Get Me è, invece, una poderosa power ballad, in cui il tema del doppio si mescola a quello dell’eterno conflitto tra bene e male. Ottimo anche il video, che esalta il crescendo del brano con la bella coreografia di Dahlia e Jessica.

Sonorità più americane, di nuovo in bilico tra Alice Cooper e aor, per l’ottima Hell Is Revealed che si segnala per l’efficace intreccio armonico tra synth e chitarra e per l’assolo, in cui stavolta Ghiulz cita il compianto Randy Rhoads.

La romanticissima Love Until Death è la seconda ballad dell’album, caratterizzata da un bel refrain e arricchita da un assolo splendido che coniuga con un perfetto bilancino pathos e virtuosismo.

Il riferimento, come ribadisce il crepuscolare videoclip, stavolta è duplice. Va a La governante del dottor Jekyll (Bompiani, Milano 1991), il bel romanzo di Valerie Martin da cui è tratto Mary Really (1996), il bel film di Stephen Frears.

Ancora più cinematiche, le atmosfere di The Witechapel Wolf, in cui l’Entità prende le sembianze efferate di Jack lo Squartatore. La citazione, più che criminologica, è giornalistica, e va Ritratto di un assassino: Jack lo Squartatore-Caso chiuso (Mondadori, Milano 2002), il libro inchiesta dedicato da Patricia Cornwell al celebre serial killer della Londra vittoriana.

A livello musicale, invece, l’omaggio alla mitica The Ripper dei Judas Priest è scontato ed è ribadito dal riffing cattivissimo.

Atmosfere più leggere, ai limiti del pop rock, ma stessa tematica in The Evil Painter, in cui ritorna la tesi di Cornwell, secondo cui lo Squartatore sarebbe stato il pittore germano-britannico Walter Sickert.

Un fumetto per chiudere: l’oscura e cadenzata Cimiteria è un omaggio doom all’eroina del fumetto porno creato da Renzo Barbieri per la Edifumetto (per capirci, la casa editrice col logo dello squalo, che ha turbato con le sue eroine le adolescenze di molti boomer di oggi).

Ancora un impressionante Steve Sylvester in concerto

Death SS: oscuri con ironia

Dopo questa girandola di citazioni di certa contro (e sub) cultura esoterica e riferimenti cinematici e di letteratura pop, viene da pensare che sia proprio un bene che Sylvester & Co non si prendano sul serio. Almeno non troppo.

Nati nel segno del grand guignol e della provocazione quando la cultura del rock estremo era letteralmente censurata dal mainstream, i Death SS proseguono dritti per la loro strada mescolando pose ed espressioni shock, immaginario cinematico vintage e autoironia.

Rispetto al passato recente, la band tosco-marchigiana ha accantonato un po’ i cenni industrial che caratterizzavano (bene, tra l’altro) album come Rock ‘N Roll Armageddon (2019) in favore di sonorità più classicamente metal.

Ad ogni buon conto, la coerenza con cui Steve Sylvester ha affrontato le censure e le difficoltà di una carriera resa altalenante dal provincialismo culturale italiano, ha dell’ammirevole.

Ora la sua band riesce a galleggiare bene, visto che il metal è (finalmente) sdoganato anche da noi. Ma si pensi che, con minori difficoltà, personaggi come Marylin Manson sono riusciti altrove a cogliere un successo di dimensione planetaria. Ma ormai è inutile recriminare: godiamoceli pure noi i Death SS. E, per cortesia, non prendiamoli sul serio. E, visto che ci siamo, non prendiamo sul serio neppure chi si scandalizza.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale dei Death SS

Da ascoltare (e da vedere):

 75,572 total views,  279 views today

Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

Comments

Be the first to comment on this article

Lascia un commento

Go to TOP