Sleepless Empire: il ritorno gotico dei Lacuna Coil
Con il suo ultimo album la band milanese colma un vuoto discografico di sei anni e recupera in maniera convincente le sonorità dark delle origini
Magniloquenti, cupi e ariosi allo stesso tempo, ma anche melodici e cattivissimi. Stavolta forse un po’ più sofisticati del solito.
Iniziamo a raccontare Sleepless Empire (Sony–Century Media 2025), l’ultimo album dei Lacuna Coil con qualche numero.
Dieci: Slepless Empire è la decima raccolta di inediti della band milanese (la più celebre metal band italiana a livello mondiale) in circa 30 anni di attività.
Sei: questo numero ha una doppia valenza. Infatti, sono sei gli anni trascorsi dall’ottimo Black Anima (2019), intervallati da Comalies XX (2002), il remake dell’album che ha lanciato i Lacuna Coil a livello mondiale.
E ancora: sei (su un totale di undici brani!) sono i singoli che hanno preceduto e accompagnato Sleepless Empire, segno che Cristina Scabbia e soci hanno sentito il bisogno di colmare la lunga assenza con un bombardamento multimediale massiccio. Cioè di coccolare il pubblico dopo essersi fatti desiderare un bel po’.

Per il resto, questi anni che separano Sleepless Empire da Black Anima, hanno portato un altro cambiamento: l’ingresso di Daniele Salomone, che sostituisce dal 2024 lo storico chitarrista Diego Cavallotti senza farlo rimpiangere.
I risultati di questa lunga attesa sono all’altezza delle aspettative: undici brani intensissimi, in cui riemergono le sonorità gotiche degli esordi, ben innestate sul wall of sound vigoroso e particolare che dal 2016 è diventato il marchio di fabbrica dei Lacuna Coil. Per il resto, la formazione è immutata: oltre alla brava e affascinantissima Scabbia, che non sembra neppure scalfita dal tempo, ritroviamo il carismatico Andrea Ferro alla seconda voce, il batterista Richard Meiz e il polistrumentista Marco Coti Zelati, che si divide tra basso, tastiere e chitarra, e cura, inoltre, la produzione.
Quello dei cinque meneghini, per parafrasare il titolo dell’album, è un impero insonne. E, come tutto ciò che è insonne, carico di pensieri e ansie da esprimere e delle idee per farlo.

Gli undici nuovi incubi dei Lacuna Coil
Il primo incubo di Sleepless Empire è, allo stesso tempo, claustrofobico ed epico: The Siege (alla lettera, l’assedio) è una metafora guerriera applicata all’esistenza. Il senso di accerchiamento che si avverte spesso nella vita diventa una incitazione a combattere e a non arrendersi.
La resa musicale di questa tensione drammatica non potrebbe essere più appropriata: droni sonori e motivi orientaleggianti contornati dai riff massicci e assassini di Salomone fanno da base al duello tra la voce growl di Ferro e quella ipermelodica di Scabbia, che per l’occasione tocca note altissime. Tostissimo anche il mid tempo della sezione ritmica, a cavallo tra metalcore e death.
Stessa pesantezza per la seguente Oxygen, il singolo con cui la band ha annunciato l’album e che si segnala per il bel video realizzato da Daniele Tofani.
Le immagini, tra l’altro, rendono bene il disagio interiore e il senso di oppressione espressi nel testo e ben valorizzati dai riff a cavallo tra thrash e doom che fanno da base alle sfuriate di Ferro e dal mid tempo su cui vola con la frontgirl con la consueta, eterea leggiadria.
Pesantissimo anche il successivo Scarecrow, che si segnala per il riffing orientaleggiante su cui Cristina Scabbia spadroneggia a tutte ottave, ben contrappuntata dal ringhio di Ferro. Il refrain particolarmente melodico e il coro epico sono i tocchi di classe che arricchiscono un pezzo già notevole di suo senza toglierli nulla in ferocia.

L’anima gotica dei Lacuna Coil emerge nella tostissima Gravity, in cui un coro gotico in latino introduce e armonizza un brano pesante e greve, caratterizzato da un riffing che ricorda un po’ i vecchi Pantera e i Sepultura, sul quale si scatena un ferro più inquietante che mai, a cui fa da contraltare una Cristina particolarmente angelica.
Anche Gravity, uscita anch’essa come singolo, si segnala per un video notevolissimo pieno di citazioni fiabesche che rinviano alla Bella Addormentata e a Biancaneve (ovviamente riviste e scorrette), diretto dalla brava Martina Lesley McLean.
Con I Wish You Were Dead, si cambia tematica e atmosfera, potente nel sound ma ipermelodico quasi ai confini dell’aor, il pezzo è il singolo più commerciale dell’album.
Ciò non toglie il retrogusto noir del titolo (che, alla lettera, significa vorrei che fossi morto), che un po’ parafrasa il classico dei Pink Floyd (I Wish You Were Here, cioè vorrei che fossi qui) e un po’ sfotte le frasi fatte e i luoghi comuni tra innamorati.
Simpaticissimo anche il video, girato sempre da McLean nella chiesa di San Francesco a Capranica, che cita un po’ la Famiglia Addams e un po’ le fiabe dei Grimm (e c’è da dire che Cristina Scabbia nei panni della strega cattiva è fantasica).
Toni più feroci nell’altro singolo Hosting The Shadow, in cui le melodie di Cristina devono confrontarsi con due growl: quello di Ferro e quello, se possibile più feroce, di Randy Blythe dei mitici Lamb Of God, ospite speciale perfettamente a suo agio nelle partiture della band meneghina.

Le suggestioni dark ritornano nella seguente In Nomine Patris, in cui fa bella mostra di sé un altro coro gotico che si innesta alla perfezione su un arrangiamento sofisticato e dinamico, in cui le melodie della frontgirl e i ringhi di Ferro si rincorrono in un crescendo vertiginoso. Inoltre, come hanno rilevato in tanti, c’è anche (e finalmente) un bell’assolo di chitarra a impreziosire l’ordito sonoro.
Le atmosfere virano decisamente sul doom in The Sleepless Empire, la title track piena di suggestioni distopiche e fremiti apocalittici. Mid tempo, arrangiamento evocativo e atmosfera epica. Quel che ci vuole per il consueto bel duetto tra growl e ultramelodia. Ma, giusto per curiosità: cos’è il famigerato Impero Insonne di Scabbia & co? Semplicemente, è la società iperconnessa dell’attuale sistema digitale, che solo con molte esitazioni si può definire civiltà. Al riguardo, se si volesse abusare di qualche categoria hegelian-marxista, parlare di alienazione non sarebbe proprio inappropriato…
Controtempi potenti, tutti giocati su un lavoro magistrale della doppia cassa, e arrangiamenti potentissimi in perfetto metalocore style, Sleep Paralysis si segnala, oltre che per il consueto duetto vocale tra fata e bestia, per un altro assolo di Salomone, pure più virtuosistico di quello contenuto nella menzionata In Nomine Patris.
Nella successiva In The Mean Time, si presenta una dinamica simile a quella di Hosting The Shadow, ma a parti invertite: stavolta tocca a Ferro coi suoi ringhi vedersela con due donzelle in piena forma: il lato rosa del microfono, stavolta, è cogestito da Cristina Scabbia e Ash Costello, la frontgirl dei New Years Day.

Ovviamente, anche questa collaborazione meritava un singolo con annesso video, diretto stavolta dal pluricelebrato Patric Ullaeus che interpreta con piglio cinematico le robuste sequenze sonore del brano.
Chiude l’album Never Dawn, il primissimo singolo legato a Sleepless Empire, composto nel 2003 come colonna sonora del gioco da tavolo Zombicide: White Death. Più che un apripista, un (ottimo) prequel.
A questo punto, può essere quasi superfluo raccontare un brano che gira su tutte le piattaforme da oltre due anni e che finora ha totalizzato più di ottocentomila visite sul solo profilo YouTube dei Lacuna Coil.
Qui basti dire che è un bel pezzo, più pesante che potente, dalle atmosfere epiche ben valorizzate da una prestazione superlativa di Cristina.
Sleeples Empire: la prova della maturità
L’ultima prova dei Lacuna Coil è un album compatto, concepito bene ed eseguito con la consueta professionalità dal quintetto lombardo.
Soprattutto, è un bel crossover sonoro, tra la prima fase della band, orientata a sonorità dark, e la successiva virata verso l’industrial.
Un ponte proiettato verso un futuro che sembra promettere bene. Giusto un appunto: non sarebbe il caso di osare un po’ più a livello strumentale, magari con qualche bell’assolo, di cui tra l’altro Salomone si è dimostrato capacissimo?

Va bene la compattezza, va bene il sound senza fronzoli. Ci mancherebbe. Ma constatare che, a furia di cercare sintesi e impatto, il metal rischia di diventare tributario di pop e punk non è sempre esaltante.
Riflessioni da boomer? Sarà. Ma, a prescindere dalle divisioni in sottogeneri, chi ascolta metal lo fa anche per apprezzare i virtuosismi dei singoli, oltre che la sincronizzazione dell’insieme.
Detto questo, i Lacuna Coil hanno la capacità unica di non deludere alcuna aspettativa. Li aspettiamo alla prossima, con la sicurezza che si ripeteranno agli stessi livelli. E, magari, con la speranza che osino un po’ più.
Per saperne di più:
Il sito web ufficiale dei Lacuna Coil
Da ascoltare (e da vedere):
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