Cries And Whispers: i Corde Oblique ricordano Bergman
La band di Riccardo Prencipe omaggia il maestro svedese con un concept a cavallo tra neofolk e metal estremo. Grandi performance sonore e notevole parterre di artisti
Citare un mostro sacro come Ingmar Bergman in una produzione folk rock non sempre è intellettualismo provinciale.
Non lo è affatto nel caso del napoletano Riccardo Prencipe e dei suoi Corde Oblique che, col loro ultimo Cries And Whispers (The Stones Of Naples Records 2025) omaggiano senz’altro il capolavoro del maestro svedese, ma, allo stesso tempo, continuano a esprimere con coerenza la propria poetica piena di ispirazioni visive. Prencipe, infatti, è anche un critico e storico dell’arte.
Il rosso e il nero dei Corde Oblique
Una caratteristica di Sussurri e grida (Cries And Whispers, appunto) di Bergman è l’uso del colore come elemento narrativo: rosso per le grida, nero per i sussurri. E ancora: rosso per il dolore, nero per il lutto
Prencipe & co fanno la stessa cosa. Innanzitutto a livello estetico: lo testimonia la bella copertina dell’album, opera dell’artista indonesiano Ardjianto Budiman, basata su questo suggestivo bicromatismo.

Ma, in questo caso, ciò che conta di più è la musica: Cries And Whispers è, in realtà, un doppio album. La prima parte (Cries) si basa su sonorità prevalentemente elettriche che sconfinano nel metal estremo, tra l’altro grande passione di Prencipe. La seconda parte (Whispers), vira invece su atmosfere in prevalenza acustiche.
Il filo conduttore resta il neofolk pieno di toni intensi e suggestioni a volte celestiali e a volte gotiche e oscure che da circa vent’anni è il marchio del chitarrista napoletano.
Anche stavolta, Prencipe è ben accompagnato dal violinista Edo Notarloberti e dal pianista Luigi Rubino (entrambi in forza agli Ashram). Dà bella prova di sé, soprattutto di grande flessibilità, la sezione ritmica composta dal bassista Umberto Lepore e dal batterista Alessio Sica.
Ottimo anche il parterre di vocalists, composto dalla brava Rita Saviano, presenza storica della band, dalla fascinosa Denitza Seraphim, frontgirl dei bulgari Irfan, dall’attrice e cantante lucana Caterina Pontrandolfo, dall’attrice lombarda Maddalena Crippa e da Simone Salvatori dei romani Spiritual Front.
Con quest’ispirazione e con questa compagnia sbagliare è quasi impossibile. Infatti, Cries And Whisper è, diciamolo subito, una prova notevole.

Le dodici gemme di Cries And Whispers
Il neofolk può essere delicatezza e pazienza assieme. Lo ribadisce l’open track The Nightingale And The Rose che parte con un tema delicatissimo del violino e poi imbocca un bel crescendo grazie all’interpretazione di Saviano. La quale dapprima si lancia in una vocalità eterea alla Enya su un bel tappeto di arpeggi di piano e chitarra. Quindi subentra la chitarra elettrica e l’interpretazione sale di tono e aggressività.
Il tutto, infine, esplode in una parte strumentale in cui il violino volteggia sui riff aggressivi di Prencipe, che arriva a sfiorare il death metal.
Ed è solo la (notevole) partenza.
Meno pesante ma altrettanto appassionata Leaver, caratterizzata da un bel refrain sempre in crescendo in cui la voce di Saviano è armonizzata da Salvatori, che copre con notevole efficacia tra coro e controcanto.
Una bella linea di basso su tempi cadenzati da club music (o shoegaze, fate un po’ voi) introduce John Ruskin, che avvolge da subito l’ascoltatore con le sue atmosfere notturne ben ricamate dai vocalizzi di Saviano. Ma è una intro di nemmeno due minuti, al termine dei quali il violino lancia un garbato crescendo su cui la cantante si libra con delicatezza e leggiadria.
Poi, dopo un intermezzo di chitarra arpeggiata, la vocalist lancia un refrain folk, su cui, dopo il consueto crescendo, gli strumenti si lanciano in una bella danza celtica.

The Father Child è una ballad strumentale dai toni sognanti, tutta giocata sulle armonie della chitarra effettata all’inverosimile con echi, delay e riverberi.
Il brano sfocia quasi senza soluzione di continuità nella seguente A Step To Lose The Balance, in cui Prencipe dà fondo a tutte le sue (ricche e varie) risorse creative. Infatti, il pezzo, anch’esso strumentale, esordisce con gli arpeggi iper riverberati della chitarra, poi imbocca un bel crescendo arioso tipicamente neofolk e sfocia in un fortissimo di chitarra superdistorta, che ricorda un po’ i Muse d’inizio millennio.
Impressionante e quasi decontestualizzata la parte finale: qui Prencipe si scatena e alterna tirate death e riffoni doom.
La prima parte dell’album termina con Christmas Carol, una mini pièce teatrale dai colori notturni, valorizzati dal pianoforte e da occasionali inserzioni della chitarra e ottimamente interpretato da Maddalena Crippa.
La malinconica Bruegel’s Dance apre la seconda parte. Il tema è interpretato dalla chitarra con un magistrale fingerpicking e poi ripreso dal violino.
Con Eleusa Consumpta il neofolk si riempie di esotismo, grazie a un tuffo nelle sonorità balcaniche più profonde, mediato dall’interpretazione superba di Denitza Seraphim. Il brano è una sintesi di tutto quel che sappiamo sulla musica balcanica, arricchita e corretta da atmosfere dilatate in stile world music.

Souvenirs D’un Autre Monde è la cover – delicatissima, tra l’altro – di un bel pezzo dei black metallers francesi Alcest.
In realtà, quella proposta da Corde Oblique, più che una cover è una versione totalmente acustica, con la variante sostanziale (forse l’unica) della voce di Rita Saviano. Il risultato è di una dolcezza unica: via le tenebre dell’originale oltralpina, benvenuto il cielo azzurrissimo di Napoli.
A metà tra il recitato (o, per gli snob: spoken) e il canto forte, quasi da locale notturno d’antan, Tango di Gaeta si segnala sia per l’arrangiamento garbatissimo – pensato più per l’ascoltatore colto dei Corde Oblique che per il frequentatore di improbabili scuole di ballo – sia per l’intensissima interpretazione di Caterina Pontrandolfo, iperespressiva e ispiratissima.
Delicatissima, invece, la seguente Selfish Giant, una ninna nanna interpretata con grande pathos da Saviano.
Chiude l’album la notevole versione per chitarra classica di Gnosienne No. 1, una celebre composizione del pianista francese Erik Satie. La trascrizione di Prencipe, uno sconfinamento profondo nella musica coltissima, è dedicata a Francisco Tárrega, genio e innovatore della chitarra classica.

Per il chitarrista napoletano, questa prova di virtuosità è una riscoperta del proprio background classico e, contemporaneamente, un faro puntato sulla sua seconda anima originaria. Dopo il metal estremo, si capisce.
Un ritorno di fiamma tra urla e sospiri
Magari non ci sarebbe da urlare al capolavoro: audiofili, critici, rosiconi e mestieranti potrebbero ridire qualcosa.
Ma al capolavoro mancherebbe davvero poco comunque: roba da zerovirgola.
Già: Riccardo Prencipe e i suoi Corde Oblique sono in grado di produrre bellezza a getto continuo. E, ciò che più conta, producono bellezza a partire da criteri estetici e non contenutistici o, peggio, ideologici.
Al netto di tutto, Cries And Whispers merita molti ascolti da molti: dai metallari vintage a quelli death per culminare con gli amanti del progressive e del pop-folk, questo album (l’ottavo in venti anni di attività) ne ha davvero per tantissimi. Augurare buon ascolto a tutti può essere il minimo.
Per saperne di più:
Il sito web ufficiale dei Corde Oblique
Da ascoltare (e da vedere):
75,527 total views, 250 views today
Comments