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Torre Talao: misteri, massoni e 007 nel cuore del Tirreno

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Fu costruita per difendere le coste dalle incursioni saracene e barbaresche. Poi divenne la sede di un importante sodalizio esoterico guidato da Amedeo Rocco Armentano e Arturo Reghini

Oggi è un semplice monumento, utilizzato dal Comune di Scalea per mostre, manifestazioni e gli immancabili presepi viventi.

Eppure Torre Talao, l’antico bastione costiero costruito in chiave antiturca dal viceré Pedro Afan de Ribera d’Alcalà, su ordine di Carlo V, ha una storia strana, misteriosa e importante, almeno per certi ambienti.

Una storia ignorata da chi, invece, dovrebbe conoscerla per scelta militante (i tantissimi massoni di tutte le comunioni di cui rigurgita la Calabria) o per semplice interesse culturale.

Questa storia è in parte calabrese, perché è calabrese lo scenario e sono calabresi alcuni dei protagonisti. Tuttavia le vicende particolari della Torre si incrociano con alcuni passaggi delicati della storia, non solo italiana, della prima metà del ’900 fino all’avvento del fascismo.

Edificata su uno scoglio particolare, nel quale sfociano acque termali e in cui sono stati rinvenuti reperti preistorici, la Torre diventa un importante tempio esoterico a partire dal 1910, quando l’acquista Amedeo Rocco Armentano.

Amedeo Rocco Armentano

Il mago calabrese

Come molti esoteristi dalla vita intensa e in parte avventurosa, Armentano ha scritto poco: di lui restano un corposo epistolario, alcuni articoli su riviste specializzate (ad esempio la evoliana Ur, in cui firmava con l’acronimo Ara) e le Massime di Scienza Iniziatica, una specie di catechismo pitagorico riedito nel 2004.

Roba da supernicchia, insomma.

Anche la sua biografia è piena di enigmi: rampollo di una famiglia calabrese possidente e agiata originaria di Mormanno e poi trasferitasi a Scalea, Armentano è un protagonista assoluto del filone più estremo della cultura esoterica italiana: il neopaganesimo, che nel suo caso si rifà alla Scuola Pitagorica.

Questo indirizzo dottrinario ha una certa circolazione sia nella massoneria – che a inizio XX secolo è il principale veicolo di diffusione della cultura esoterica – sia fuori dal mondo dei grembiuli, in particolare in alcuni ambienti legati al fascismo delle origini.

Quelli come Armentano sognano la restaurazione della romanità imperiale, in contrapposizione al cattolicesimo. Fin qui, nulla di nuovo per gli ambienti massonici italiani, che ereditano un certo anticlericalismo tipico del Risorgimento.

Ma il vero elemento di rottura di questo esoterismo duro è la polemica, a tratti pesantissima, contro il cristianesimo, che invece la massoneria comunque rispetta: non a caso quasi tutte le logge del mondo aprono i loro lavori con la lettura dei versi iniziali del Vangelo secondo Giovanni e si richiamano comunque ai simboli cristiani.

Esperto esoterista, Armentano voleva portare questa sua rivoluzione all’interno della massoneria ufficiale. Lo fa attraverso un massone di rango: Arturo Reghini.

A sinistra, una foto e, a destra, la lapide di Arturo Reghini

L’esoterista col pallottoliere

Sul fiorentino Arturo Reghini valgono le parole di Natale Mario Di Luca, uno dei suoi biografi: è una figura angelica.

Toscano ma non toscanaccio, Reghini si forma nelle avanguardie d’inizio ’900, particolarmente attive nei caffè e nei salotti della sua città. Giovane e brillante intellettuale, si laurea in matematica a Pisa nel 1912 e cerca di conciliare da subito il mondo dei numeri con quello esoterico. Per lui, l’incontro con il pitagorismo è quasi obbligato. E ha un tramite: Amedeo Rocco Armentano, appunto.

I due si conoscono nel 1907 e la loro amicizia si sviluppa nel segno della complementarietà: Armentano inizia Reghini ai segreti del pitagorismo e quest’ultimo introduce l’amico calabrese in massoneria. Per la precisione, nella loggia fiorentina Lucifero, legata al Grande Oriente d’Italia, di cui Reghini è tra i fondatori e animatori principali.

A differenza del mefistofelico Armentano (a cui si attribuiscono anche poteri paranormali), Reghini scrive moltissimo e spazia dall’alchimia alla matematica.

Al riguardo, resta importante, non solo in ambito esoterico, il grosso lavoro sviluppato dall’intellettuale toscano sulla matematica pitagorica, tutto realizzato solo con l’aiuto di un pallottoliere.

Il progetto dei due è ambiziosissimo: eliminare ogni riferimento alla tradizione giudaico-cristiana dai riti e dai simboli massonici e trasformare le logge in centri di propulsione del nuovo paganesimo. Non a caso, Reghini e Armentano furono in prima fila nel Rito Filosofico Italiano, una catena massonica ispirata proprio al paganesimo e al pitagorismo.  

In tutto questo, Torre Talao ha un ruolo importantissimo: serve da ritrovo per i pitagorici e da punto di irradiazione del loro pensiero.

Una foto d’epoca di Torre Talao

La Torre dei misteri

Per un decennio buono, Torre Talao è al centro di un viavai discreto ma non proprio invisibile di personalità a dir poco particolari, che si incontrano lì.

Tra gli habitué della Torre, ci sono senz’altro Reghini e l’esoterista romano Giulio Parise (famoso anche per essere stato il grande amore della scrittrice Sibilla Aleramo, tra l’altro ex amante di Julius Evola), ma anche alti gradi della massoneria internazionale: al riguardo, emergono due nomi significativi, Il germanobritannico Theodor Reuss, fondatore e gran maestro dell’Ordo Templi Orientis (in acronimo Oto, scheggia impazzita e scissionista della Gran Loggia Unita d’Inghilterra) e l’inglese Aleister Crowley, che tra l’altro ha rapporti con Reghini, anche lui iniziato nell’Oto.

Inevitabile che questo andirivieni di personalità strane desse nell’occhio alle autorità, regie prima e fasciste poi. E difatti i guai arrivano puntuali per Armentano.

Aleister Crowley

Massone, mago e spia?

C’è un aspetto poco valutato della Grande Guerra: il combattimento sottomarino, a cui la Kriegsmarine germanica fa fare un grandissimo salto di qualità.

Le coste calabresi tirreniche, piene di relitti riscoperti di recente in occasione della vicenda delle navi dei veleni, ne offrono un esempio lampante e micidiale.

Torniamo alle vicende massoniche. Nel 1914 il Rito Simbolico Italiano collassa per un vistoso ammanco di fondi, di cui è responsabile Guido Bolaffi, avvocato romano e avversario di Armentano e Reghini, che lo mettono alla porta senza troppi complimenti.

La vendetta di Bolaffi scattò durante la Guerra, a cui il calabrese e il toscano partecipano come volontari, rispettivamente come sottotenente degli Alpini e tenente di Artiglieria.

Bolaffi accusa Armentano di essere una spia, proprio grazie ai suoi rapporti con gli esponenti tedeschi dell’Oto (che, a dirla tutta, pullula di agenti segreti di tutte le nazionalità ed estrazioni) e di usare Torre Talao come faro per i sommergibili tedeschi, particolarmente scatenati nel Tirreno.

Per quanto bizzarra, l’accusa è efficace, grazie anche al clima di paranoia collettiva esploso nel Paese dopo la disfatta di Caporetto: a febbraio 1918 la Torre è perquisita da cima a fondo; a marzo Armentano – che si trova in Calabria perché il suo reparto è smobilitato – viene arrestato e finisce sotto inchiesta nel Tribunale militare di Monteleone (l’odierna Vibo Valentia). Vi resterà fino al 18 luglio successivo, praticamente isolato e col rischio di finire al patibolo.

L’accusa cade il 19 luglio, con una sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto.

Un U Boot della Grande Guerra

Fine della storia

Armentano e Reghini mollano il Grande Oriente d’Italia per aderire alla Gran Loggia d’Italia, che offre più garanzie, anche nei confronti del fascismo.

Infatti, a differenza del Goi, che paga carissimo il proprio antifascismo, le logge di Piazza del Gesù sono filofasciste. Giusto per fare alcuni esempi, sono massoni di Piazza del Gesù due big del movimento mussoliniano: Italo Balbo e Michele Bianchi.

Tuttavia, la caccia al massone iniziata dal fascismo è nel pieno e nessuno può dirsi al sicuro.

Certo, i pagani Reghini e Armentano non sono visti malissimo, dato che i loro richiami a Roma imperiale collimano con un certo immaginario fascista. E non a caso Mussolini in persona protegge Reghini da alcune accuse mossegli dagli ambienti cattolici vicini al regime, che lavorano per preparare il Concordato.

Ma il destino di questo filone dell’esoterismo italiano è segnato: Armentano molla l’Italia nel 1924 per trasferirsi a San Paolo del Brasile, dove avrebbe fatto fortuna nel commercio del caffè e dove sarebbe morto nel 1966. Reghini firma l’autoscioglimento della Gran Loggia d’Italia (che, a differenza del Goi, è soppressa in maniera soft) e si ritira a vita privata a Budrio, dove insegna matematica fino al 1946, quando muore di tumore.

E la Torre? Letteralmente abbandonata, è saccheggiata e vandalizzata finché non passa al Comune di Scalea.

Il tratto di mare che la separa dalla costa non esiste più, perché nel frattempo si è interrato. Come i tanti misteri della Torre, che aspettano ancora di essere ricostruiti e raccontati a dovere.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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