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Un eroe, un segretario e due vedove nell’Abruzzo dei briganti

Da documenti inediti dell’Archivio di Stato di Napoli emergono le vicende di due donne costrette a chiedere sussidi allo Stato perché ridotte alla fame dopo i brutali assassinii dei loro mariti. Pietro Giuliani, in particolare, era stato un eroe del Risorgimento, che si era distinto nella repressione del brigantaggio come sergente della Guardia Nazionale

Il 22 aprile 1864 la Commissione centrale per la distribuzione del fondo nazionale contro il brigantaggio delibera la concessione di un vitalizio annuo di 200 lire a Piacentina Silvi di Tornimparte, in provincia di Aquila, vedova di Giustino di Marcantonio, ucciso dai briganti.

La deliberazione è l’atto finale di una procedura messa in moto su istanza della stessa Silvi, la quale si era rivolta alla Commissione provinciale per i sussidi ai danneggiati del brigantaggio, ricordando che quest’ultima le aveva già accordato, l’8 aprile 1863, un indennizzo di mille lire «come un tratto di Provvidenza»[. Tale somma però – scrive la vedova nella sua domanda – poteva bastare appena a soddisfare qualcuno dei tanti bisogni provenienti dalla sua infelice condizione, «atteso lo stato miserabile nel quale ella fu ridotta per le grassazioni sofferte, e per la perdita del marito». Se questi fosse stato in vita, infatti, avrebbe potuto provvedere alla sussistenza della sua famiglia mediante la carica di segretario comunale di Sassa (piccolo comune oggi aggregato a L’Aquila), nonché per mezzo della professione di perito architetto. La Silvi, quindi, chiede la concessione di una pensione «alimentaria e vitalizia», «tanto ad essa esponente quanto ai figli Adelaide di anni 18, Orsola di anni 16, Maria di anni 15, Antonio di anni 14, Eligio di anni 12, Annunziata di anni 10, e Filomena di anni 7».

Il 4 maggio 1863 la Commissione provinciale per l’amministrazione e distribuzione del fondo nazionale per la repressione del brigantaggio, letta la domanda della vedova, raccomanda la donna e i suoi figli alla Commissione Centrale, tenendo conto dello stato davvero eccezionale della famiglia del di Marcantonio la quale «viveva in condizione piuttosto agiata esclusivamente con l’opera del defunto», e considerando che la Commissione provinciale scrivente non dispone di sufficienti risorse sul fondo provinciale.

Il 21 maggio successivo il presidente della Commissione provinciale trasmette la citata deliberazione, insieme con la domanda firmata dalla Silvi, al presidente della Commissione centrale per l’amministrazione dei fondi della sottoscrizione nazionale a favore de’ danneggiati dal brigantaggio, residente a Napoli.

Dopo un sollecito della stessa Commissione provinciale del 15 giugno successivo, la Commissione centrale risponde il 21 giugno, facendo presente che in simili casi si era deciso, come norma generale, di non procedere alla disamina delle richieste di pensioni in attesa di accumularne un numero congruo, «sulla considerazione che potendo essere probabilmente molto numerose le dimande, non abbia il consesso a deliberare e ad accendere pensioni sulle prime arrivate, ma sì sopra quelle che tutto considerato meritassero di essere preferite, nel caso che per stremo di fondi a tutte non si possa provvedere».

L’anno successivo, come abbiamo visto, l’istanza di Piacentina Silvi giunge a buon fine.

La Commissione provinciale aquilana è chiamata a pronunciarsi anche sulla domanda di Serafina Monaco, di Sulmona. Il 4 dicembre 1863 la donna scrive alla Commissione ricordando innanzitutto le benemerenze del marito, «che nella serie de’ liberali trasse vita affannosa tra lo stento, la persecuzione e l’esilio dopo il 1848, in cui Venezia s’ebbe a difendere; e nel periodo attuale fu più animoso persecutore dei briganti; fatto segno alle vendette di costoro cadde, morì trafitto dal piombo che l’attendeva in agguato». La sfortunata aveva ricevuto un soccorso di 500 lire; ma, essendo rimasta senza mezzi, rinnova ai destinatari la preghiera di raccomandarla alla Commissione centrale «per un sussidio vitalizio».

Infatti già il 27 maggio precedente il presidente della Commissione provinciale amministrativa del fondo nazionale per la repressione del brigantaggio di Aquila aveva trasmesso al presidente della Commissione centrale in Napoli analoga domanda della Monaco, «unitamente ai documenti giustificativi e ad un estratto della deliberazione di questa Commissione, con la quale vien rinviata a cotesta Commissione Centrale la detta domanda, affinché provvegga circa il soccorso vitalizio, facendola ancora consapevole d’essersi accordato all’infelice vedova solo un soccorso di Lire 500».

La prima istanza, del 13 aprile 1863, era stata indirizzata al sindaco di Sulmona. In essa la Monaco scrive:

«Tra le vittime mietute dal Brigantaggio nelle file de’ Patriotti, vi ha non ultimo Pietro Giuliani di Solmona, sergente di questa Guardia Mobile, che infiniti scontri ebbe a sostenere contro il medesimo: in ogni fatto d’arme segnato spesso dalla morte di più Briganti, egli il Giuliani compiva coraggioso la distruzione di un’orda devastatrice.

Ai 10 settembre ultimo mentre armato di fucile andava incontro a suo figlio Sergente delle Guardie Mobili di Bugnara, a qualche distanza dalla Città, da una siepe, ove si nascondevano in agguato, tre Briganti, venne con tre colpi di fucile steso morto al suolo.

Signore. Con lui cessò alla infelice famiglia ogni onesto mezzo di sussistenza. Un avvenire migliore meritato da’ suoi servigi l’attendeva alla carica di Segretario di Delegazione, cui veniva nominato il dì innanzi la sua morte.

Signore. Se un indennizzo si prepara a chi per ben meritare dalla patria fu vittima espiatoria della sua grandezza, le piaccia disporre per la vedova esponente e figli del Giuliani un sussidio».

La pratica relativa alla Monaco, come sopra accennato, comprende altri documenti d’appoggio alla domanda di pensione, che forniscono alcuni importanti ragguagli circa l’infelice sorte del marito della ricorrente. Il primo, datato 28 aprile 1863, consiste in una dichiarazione di Panfilo Alicandri Ciufelli, «Capitano addetto alla mobilizzazione delle guardie per la persecuzione del brigantaggio nel passato anno 1861» in Sulmona, il quale attesta che Pietro Giuliani, «chiamato in ogni volta per tale persecuzione, siasi sempre prestato con ogni coraggio ed energia, ed abbia contribuito sempre con la sua costanza [a] resistere alle fucilerie avvenute in diverse occasioni specialmente nei fatti contro i famigerati fratelli Marinucci, nel locale Morrone, e nell’ultima particolarmente quando dopo un lungo combattimento uno de’ Marinucci restò morto, e l’altro gravemente ferito».

Nel secondo, recante la data del 29 aprile 1863, Antonio Orsini, comandante del battaglione della Guardia nazionale di Sulmona, certifica che Giuliani «facendo parte di questa Guardia Mobile abbia sempre prestato il suo servizio con ogni esattezza, e subordinazione, che in tutte le circostanze della persecuzione de’ briganti abbia sempre risposto all’invito fattogli, e con coraggio, ed energia siasi prestato alla persecuzione stessa mostrando un costanza positiva in faccia ai briganti senza dar mai segno di timore, e di scoraggiamento».

Il terzo, datato come il precedente, è un «Promemoria» nel quale si ricorda che il comandante della truppe del Distretto di Sulmona aveva appoggiato la domanda di Serafina Monaco con la seguente motivazione:

«Ebbe il marito ammazzato dalla banda Delmonaco in ottobre 1862 in Valle Corvo per vendetta stante i di lui antecedenti e l’attuale posizione. Sotto il Governo Borbonico ha sofferto la galera per affari politici e nel 1848 à fatta quella campagna nella Legione Veneta.

Da informazioni posteriori risulta poi anche essere stato ammazzato perché era ritenuto come spia del Governo ed aggirarsi in quel territorio per dar la caccia agli sbandati».

Infine, il quarto «documento giustificativo» riporta una dichiarazione di Vincenzo Ricciardi, capitano della Guardia nazionale di Campo di Giove, del 2 maggio 1863. In essa viene ricordato che Pietro Giuliani si era arruolato volontario nel 1860 all’interno della Compagnia di Guardia nazionale mobile comandata dallo scrivente, «per reprimere la reazione». Durante la sua militanza, il Giuliani si era sempre distinto per attaccamento al governo unitario, nonché «per onestà, coraggio ed attività nel disimpegno de’ suoi doveri». Nel 1861, allorché era stato affidato al Ricciardi un altro comando di Guardia nazionale mobile per perseguire il brigantaggio, «il bravo e buono Giuliani vi tornò volontario a farne parte, né la sua condotta fu inferiore alla prima, esponendo ancora con la massima abnegazione la sua vita pel bene del paese».

L’istanza di Serafina Monaco giunge a buon fine il 22 aprile 1864: in quella data, infatti, la Commissione centrale delibera la concessione di una pensione annua di 200 lire a beneficio della vedova di Pietro Giuliani.


[Tutti i documenti citati nel presente articolo sono contenuti in: Archivio di Stato di Napoli, Commissione centrale per la distribuzione del fondo nazionale a favore delle vittime del brigantaggio, busta 1, fascicolo 13]

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