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Giusto due parole a Franzinelli

Di seguito l’intervento dello storico Pierluigi Romeo di Colloredo Mels sulla recente polemica che ha coinvolto L’IndYgesto in seguito alla scomparsa di Angelo Del Boca

Arrivati alla nostra non più troppo verde età, pensavamo di averne viste di tutti i colori, anche nel campo della storiografia.

Ci sbagliavamo. Il culmine lo si è raggiunto con gli insulti e le invettive di Mimmo Franzinelli contro Marco Vigna, ricercatore e studioso di vaglia per un articolo pubblicato su L’IndYgesto tre anni prima della scomparsa di Angelo Del Boca, nel 2018 (leggi qui), e ripresi sul sito Critica liberale il 15 luglio 2021 (leggi qui). Franzinelli, tutto infervorato, non si è accorto neppure di come l’articolo non fosse stato scritto dopo la morte del cronista novarese, e accusa di offenderne la memoria.

Mimmo Franzinelli

Al pezzo ha già risposto il direttore de L’Indygesto, ma crediamo giusto aggiungere delle considerazioni personali.

 Franzinelli scrive con incredibile livore, degno di quando da professore delle medie stroncava gli allievi ciuchi (le evidenziazioni sono nostre):

«Circola su facebook uno scritto vergognoso contro la memoria di Angelo Del Boca (l’ho notato sul sito di Sergio Boem). Lo ha firmato tal Marco Vigna, ed è un esempio da manuale di ignoranza e malafede.(…) Che oggi si possano levare simili insultanti accuse contro uno storico che moltissimo ha meritato per la cultura italiana (e non solo!) non è un esempio di democrazia, caro Sergio Boem, ma di ostinato attaccamento agli stilemi ideologici e lessicali del fascismo. Del resto, come ho subito postato sul sito di Boem, solo fascisti, fascistoidi e nazionalisti della peggior specie possono dire questo di un uomo che nel momento più difficile per l’Italia ha fatto la scelta giusta ed è divenuto un comandante partigiano».

Anche Pietro Pacciani fu partigiano combattente, caro Franzinelli, anche il bandito Cavallero…. Il colonnello dei Carabinieri Antonio Varisco, assassinato dai brigatisti rossi, invece, era stato nella Rsi. Chi preferisce l’acido prof Franzinelli? Non pensiamo sia da ciò che si giudichi il valore della persona o dello studioso, anzi. E poi Del Boca non si è mai attribuita la qualifica di comandante partigiano, cosa che non fu mai, infatti.

«Il contenuto del pezzo di Vigna è un’accozzaglia di bugie e stralci decontestualizzati di vari storici (…) Ci vuole un bel coraggio, Marco Vigna, per usare oggi l’espressione “presunti crimini di guerra” commessi dal Regio Esercito in Africa e in Slovenia. PRESUNTI?!?

Vigna, asino che non sei altro, leggiti le circolari del generale Mario Roatta del 1942, in cui scriveva “si ammazza troppo poco” … e leggi anche “Santa messa per i miei fucilati” di don Piero Brignoli, cappellano militare del Regio Esercito».

A proposito di asinerie, la frase “si ammazza troppo poco” non è di Roatta ma del generale Robotti, comandante l’XI CdA e non compare su una circolare (presumiamo Franzinelli intenda la circolare 3C del primo dicembre 1942, quindi un documento ufficiale) ma in calce a un fonogramma del comando della 22a div. Cacciatori delle Alpi datato 4 agosto 1942 (n.5966/op) sotto forma di annotazione manoscritta del Robotti, quindi RISERVATA.

Pierluigi Romeo di Colloredo Mels

Rimandiamo sull’argomento al nostro Controguerriglia. La 2° Armata italiana e l’occupazione dei Balcani (Bergamo 2020) in cui sono riportate tanto la circolare di Roatta (pp. 216 segg.) che la frase di Robotti (pp.127 segg.). Anche il libro di don Brignoli, cappellano del 2° Granatieri che pure parla sgomento di rappresaglie e fucilazioni, non riporta un solo esempio di crimine di guerra, ma tutti episodi pur tragici riconducibili alle leggi internazionali di guerra. Certo che i Granatieri quando trovavano i propri ufficiali squartati e dati in pasto ai maiali dai titini poi non offrivano il tè con le tartine.

Ma andiamo avanti: laddove Vigna scrive: 

«Ad esempio, Del Boca cade in un errore storico innegabile quando accoglie acriticamente l’infondata congettura su Fenestrelle quale lager. Egli scrive che i militari ex borbonici “furono deportati […] al Nord, in carri bestiame», alcuni nel «forte di Fenestrelle, un autentico campo di repressione”, poco dopo definito “lager”Del Boca si basa sul libro del giornalista Gigi Di FioreI vinti del Risorgimento, che ripete i canovacci di questa narrativa revisionista, inclusa la cosiddetta vasca di calce (in realtà mai utilizzata) in cui sarebbero stati distrutti i corpi di presunti soldati morti. Il professor Alessandro Barbero, nella sua lunga e documentata monografia che dedica alla mitologia di Fenestrelle lager, di cui prova la totale inconsistenza e spiega anche la genesi, parla di “una denuncia mediatica rapidamente trasformatasi in mistificazione”».

Franzinelli ribatte così:

«Diverte, nello scritto di Vigna … lo scambio di persone tra Lorenzo Del Boca e Angelo Del Boca, che a parte il cognome nulla hanno in comune. È stato infatti LORENZO Del Boca a lanciare la campagna su Fenestrelle stroncata opportunamente da Alessandro Barbero nel libro “I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle”, che alle pagine 295-296, 308, 343 e 356-57 smonta il teorema di LORENZO Del Boca. In tutto il libro, MAI viene citato ANGELO DEL BOCA.

Marco Vigna è dunque un ignorante colossale».

In realtà Vigna (che a differenza del supponente Franzinelli dell’argomento è esperto a livello accademico: è autore, ad esempio del ponderoso Brigantaggio italiano. Considerazioni e studi nell’Italia unita, Novara 2020, prefato proprio da Alessandro Barbero) contesta le affermazioni su Fenestrelle fatte da Angelo (non da Lorenzo!) Del Boca, che nel primo capitolo del suo Italiani brava gente? (Vicenza 2011), La guerra al “brigantaggio”, tratta proprio dei crimini (presunti) del Risorgimento citando innanzitutto il giornalista filoborbonico Gigi Di Fiore di quello che definisce il lager di Fenestrelle (pp.67- 68), e cita, al riguardo, il passo in cui si menziona la famigerata – e mai esistita – fossa di calce in cui secondo la pubblicistica neoborbonica si sarebbero fatti sparire i corpi dei soldati borbonici, e parla, infine, di deportazione al nord di 10.000 soldati di Francesco II.

Prova di come Franzinelli non abbia nemmeno letto il libro di Del Boca oggetto delle critiche di Vigna.

Angelo Del Boca
Angelo Del Boca

Franzinelli si permette di citare Barbero, lo stesso Barbero che prefacendo il libro di Vigna parla di «opera di straordinaria densità»,di «enorme ricchezza delle fonti messe a frutto»,opera che costituirà però d’ora in poi un punto di riferimento imprescindibile. Ma, per il professor Franzinelli, Marco Vigna, che scrive di cose che conosce molto meglio di Del Boca o dello stesso Franzinelli, è un ignorante colossale.

E con toni tra Robespierre e Savonarola, conclude, rivolgendosi a chi ha osato linkare l’articolo di Vigna:

«Ri-vergognati!! E chiedi scusa alla memoria di un grande uomo e di un grande storico».

Mamma mia. Lo immaginiamo diventar rosso con una vena pulsante sulla fronte. Manca solo ti aspetto fuori.

Infine, su chi faccia davvero a la figura dell’asino e dell’ignorante colossale non ci pare sussista dubbio.

A parte le note umoristiche, resta l’amaro in bocca su come certa storiografia, sinistra più che di sinistra, pretenda con toni violenti e villani di essere esente da critiche, di dover godere di una presunta superiorità morale e di una intoccabilità stile ipse dixit. Il tutto senza degnarsi di scendere sul campo delle questioni aperte, anche perché – lo dimostrano la confusione tra Roatta e Robotti e su Fenestrelle- se lo facesse ne uscirebbe con le ossa rotte.

Pierluigi Romeo di Colloredo Mels

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