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La sede di Gaia

Un’estate del terzo tipo. E l’arte rianima la città antica

Mostre, letteratura e musica nella manifestazione organizzata dalla galleria autogestita Gaia nel centro storico di Cosenza

Qualche casa antica con non pochi pezzi da sistemare. Un corso che attraversa il cuore della parte antica della città. Siamo nel centro storico di Cosenza, più volte finito nell’abbandono a dispetto dei tentativi di recupero messi in cantiere negli anni.

Ma nessun recupero è possibile se non parte da iniziative dal basso. Ne è un esempio Gaia (Galleria d’arte indipendente autogestita), un’associazione attiva da qualche anno nei pressi di Corso Telesio, la vecchia arteria urbana.

Maria Canino durante il suo reading

«Ci si prende cura delle cose, perché è tra queste che viviamo e che ci fanno sembrare il mondo bello o brutto. Noi alla bellezza non vogliamo rinunciare, anche se tutto intorno crolla. Con questo manifesto vogliamo dire cosa siamo, cosa facciamo e cosa vogliamo», spiegano i ragazzi di Gaia in una nota.

Di recente si è svolta la prima serata organizzata dall’associazione: Un’estate del terzo tipo. Un programma intenso, che va ben oltre il semplice intrattenimento, come ha ricordato Giuseppe Bornino, uno dei fondatori dell’associazione, mentre presenta la serata.

Nella sede di Gaia è ospitata la mostra artistica Identitas, che si sarebbe dovuta svolgere a marzo ed è slittata a causa della pandemia.

Identitas, che è spesso tradotto frettolosamente con identità, è in realtà un termine polisemico, che ruota attorno a un concetto minimo (la riconoscibilità) e spazia dalla sfera individuale (l’identità personale, appunto), a quella collettiva, dove sfocia nel concetto di appartenenza e definisce per contrapposizione anche l’alterità, cioè l’altro da sé.

Sono esposte le opere di Niccolò De Napoli, Ottavio Marino, Massimo Pastore e Michele Tiberio. Ogni loro ricerca narra l’Altro, tra dimensione postcoloniale e narrazione ibrida. La loro definizione di Identità si estranea alla narrazione contemporanea ed è libera da confini geografici e pregiudizi culturali. 

De Napoli espone tre video, Undici Mile circa #1 #2 #3, trasferisce qualità dinamiche ed estetiche in una dimensione umana e naturale della terra come origine di ogni cosa. 

I protagonisti de La Resilienza di Marino, identificati anche come Survivors, emergono sulla pellicola-tavolozza dell’artista. I volti emergono da un buio quasi assoluto, la luce è nei loro occhi, che non hanno né tempo né collocazione geografica. Solo umanità.

Pastore raffigura I Santi Migratori, che diventano oggetto di una pratica devozionale perché ciascuno di loro ha affrontato (e subito) la migrazione, spesso per fuggire da persecuzioni razziali, religiose o sessuali.

Tiberio con le sculture It Is Not Flesh e Only Time Makes Me Invisible incendia metaforicamente i documenti per sfuggire al controllo cui sono soggetti i migranti per un’azione artistica dissidente.

Dalle immagini, fisse e in movimento, alle parole. Ed ecco che all’ingresso della sede dell’associazione Maria Canino ha letto La casa, un racconto di Marta Maddalon, che ha per protagonista una ragazza costretta a prostituirsi dalla povertà.

I Parapentrio in concerto

In chiusura di giornata, l’esibizione dei Parapentrio nella storica piazza Piccola.

I Parapentrio, come si intuisce dal nome, sono un trio costituito dal bassista Federico Mari, dal chitarrista Luigi Greco, che si alternano alle voci, e dal batterista Francesco Borrelli. Il loro repertorio è costituito da cover ben selezionate, tra le quali si segnalano Salirò di Daniele Silvestri, Me so mbriacato di Mannarino e un classicone come Il nastro rosa di Battisti. Menzione a parte per il curioso medley tra Misirlou di Dick Dale (presente della colonna sonora di Pulp Fiction) e Storia d’amore di Celentano. Un altro medley chiude il concerto nel segno dell’azzardo musicale, visto che i tre musicisti miscelano con allegra maestria cui Rewind di Vasco Rossi, Disperato erotico stomp di Lucio Dalla e Ma che freddo fa di Nada.

Un’estate del terzo tipo è la prova che non servono grandi mezzi per rianimare i quartieri di una città, le cui istituzioni tra l’altro non possono più investire in cultura (ricordiamo che il Comune di Cosenza è andato in dissesto a Novembre).

Iniziative così sono la prova che per coinvolgere i cittadini bastano la qualità, la passione per il territorio e qualche buona idea piazzata come si deve.

E scusate se è poco.

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