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Concorso Dsga, le stranezze dopo le polemiche

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Finora, anche per colpa del Coronavirus, sono solo sei le regioni che hanno pubblicato i risultati degli scritti. Ma si annunciano altri, importanti ritardi, tra cui è eclatante quello del Lazio, dove si è dimesso il presidente. Mentre i candidati acquistano forza contrattuale a livello politico e sindacale, emergono le contraddizioni: la Campania ha promosso molto e il Piemonte molto poco. E non finisce qui…

A fine aprile anche il Piemonte ha consegnato la propria lista degli ammessi all’orale del concorso per Dsga (cioè i Direttori dei servizi generali e amministrativi) delle scuole.

Sale quindi a sei il numero delle Regioni di cui si hanno dati certi (le altre cinque sono Sardegna, Campania, Marche, Umbria e Abbruzzo).

Per saperne di più occorrerà entrare nel vivo della Fase 2, cioè il 15 maggio, quando cesserà la sospensione del concorso per gli orali.

Ma la nota del Piemonte, a cui corrispondono comunicati di tenore simile, è piuttosto laconica: si limita a informare che sede, data e ora delle prove orali verranno pubblicate sui siti internet del Ministero dell’Istruzione e dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte almeno venti giorni prima della loro fissazione. Altro non è dato sapere.

Questa prima disponibilità di dati consente comunque alcune riflessioni, che si invita comunque a prendere col beneficio del dubbio, sia perché tra le regioni che non hanno ancora terminato la correzione degli iscritti c’è la Lombardia, che da sola dispone di un quarto circa dei posti messi a bando, sia perché l’inizio della discussione del Decreto scuole al Senato potrebbe portare, in maniera diretta o indiretta, altre novità su questo concorso, nato tra le polemiche e svoltosi in maniera a dir poco accidentata, grazie al braccio di ferro tra i Dsga facenti funzioni e i concorsisti, che ha comportato un abnorme interesse dei sindacati e continui ingressi a gamba tesa della politica, per dare uno stop ai quali si è reso necessario l’intervento di Mattarella.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

La prima riflessione riguarda la differenza di comportamento tra le regioni che hanno consegnato e quelle che non lo hanno fatto.

Al riguardo, è curiosa la modalità di consegna del Piemonte, alle cui prove scritte hanno partecipato in oltre cinquecentocinquanta (questo dato è impreciso, ma manca il numero certo dei partecipanti effettivi sugli aventi diritto, cioè i candidati che hanno superato le preselettive di giugno 2019, che sono circa 620).

Infatti, l’Usr subalpino il 20 marzo scorso aveva emesso un comunicato con cui dichiarava congelate le prove del concorso in seguito allo stop imposto dalla pandemia.

Ma il 24 aprile scorso escono, quasi a sorpresa, le graduatorie, pubblicate in seguito al decreto legge 22 dell’8 aprile 2020, che autorizzava la pubblicazione delle graduatorie.

Non poco tempo, considerato che le prove scritte risalgono ai primi di novembre 2019.

Al riguardo è lecito un dubbio: la commissione aveva già finito di correggere le prove prima che l’Italia entrasse in lockdown oppure ha ripreso a correggerle solo dopo il dpr dell’8 aprile? Non è una questione di lana caprina, tanto più che secondo alcune voci – di cui non possediamo prova ma che riferiamo come tali per dovere di cronaca – l’Usr sabaudo fosse lì lì per pubblicare le graduatorie già a metà marzo.

Il che significa che i compiti, degli ammessi come degli esclusi, sono stati chiusi in cassaforte per circa un mese e mezzo.

All’esatto opposto di tanta titubante pignoleria, c’è la commissione della Puglia, che il 29 aprile ha emesso un decreto con cui proroga al prossimo 17 maggio lo stop alle attività amministrative (e quindi al concorso).

L’Usr della Puglia si occupa non solo del suo concorso, ma anche di quelli di Calabria, Puglia, Basilicata e Molise.

Ciò che colpisce in questo paragone è la disparità dell’impegno: è vero che la Puglia si occupa di quattro regioni, ma è pur vero che i posti messi a bando sono in tutto un’ottantina. Possibile che la Campania abbia consegnato nei termini nonostante un carico di lavoro decisamente maggiore? È possibile che abbiano fatto altrettanto le Marche che hanno una situazione simile alle regioni del Profondo Sud (un’altra ottantina di candidati spalmati tra Marche, Umbria e Abbruzzo)?

Ma la casistica di questo concorso comprende un altro ritardatario eccellente: il Lazio, in cui si sono dimessi il presidente di commissione e un membro supplente. In questo caso, lo stallo va oltre il ritardo e rischia di provocare la paralisi.

In questo caso, si avrebbero due ipotesi, una meno bella dell’altra: o la paralisi del Lazio trascinerà con sé tutto il concorso, che resterà bloccato fin quando questa regione non risolverà i suoi problemi, oppure il concorso finirà di svolgersi a macchia di leopardo. In entrambe le evenienze, si acuiranno i conflitti tra i candidati al concorso ordinario per Dsga e i facenti funzione, che hanno mirato a ritagliarsi uno spazio con un concorso a parte.

Andiamo oltre. Le contraddizioni non esistono solo tra le regioni che hanno consegnato e quelle che non l’hanno fatto. Ma anche nei metodi seguiti dalle prime.

Al riguardo, è possibile dividere le regioni consegnatarie in due blocchi: le draconiane e le generose.

Rientrano tra le prime la terna guidata dalle Marche, che ha ammesso agli orali circa il 58% dei candidati, e il Piemonte, che ne ha ammesso circa il 50%.

Decisamente più buoniste Sardegna e Campania, che hanno ammesso agli orali, rispettivamente, circa l’80 e il 90% dei candidati.

Il caso campano è eclatante soprattutto per i numeri: su 470 candidati sono passati in 430 per 208 posti messi a bando. In altre parole più di due volte la disponibilità.

Il paragone con Piemonte è stridente: su oltre 500 partecipanti (il numero probabile oscilla intorno a 550 sono passati in 282. La disponibilità totale è di 287 posti, calcolati come segue: 221 posti messi a bando, più 66 che costituiscono la riserva del 30% prevista originariamente per i facenti funzione e ora redistribuita tra gli idonei non vincitori.

I commissari sabaudi hanno sforbiciato così tanto da non coprire neppure i posti disponibili. E c’è da pensare che, se gli orali (in cui la discrezionalità del giudizio è fisiologicamente maggiore) dovessero seguire lo stesso trend, i posti scoperti risulteranno di più.

La contraddizione tra chi ha coperto troppo (i campani) e chi troppo poco (i piemontesi) è fortissima e solleva una riflessione su tutto il concorso: è sicuro che, nel giudicare, le varie commissioni si siano attenute a criteri di stretta legalità, ma il risultato è palesemente ingiusto, visto che alcune regioni probabilmente produrranno un consistente numero di idonei non vincitori e altre, per continuare a coprire il fabbisogno, dovranno pescare nell’immenso bacino di supplenti costituito dai facenti funzione, dagli stessi idonei e dai professionisti che, più semplicemente, si sono messi a disposizione.

Per un’analisi più certa occorrerebbe avere il quadro di tutte le regioni, che probabilmente riprenderanno a consegnare in settimana. Tuttavia, partendo dai dati a disposizione, si può già tentare una suggestione: laddove la presenza sindacale è storicamente più forte, le commissioni hanno mirato a stringere, laddove non lo è, la tendenza è stata all’allargamento.

E ciò ripropone lo scontro tra i candidati al concorso ordinario per Dsga, che hanno partecipato sulla base di requisiti forti (la laurea in Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche, Scienze dell’amministrazione ed equipollenti) e i Dsga facenti funzioni, che hanno tentato di stabilizzarsi in questo ruolo sulla base degli anni di supplenza pur senza avere, nella maggioranza dei casi, addirittura la laurea, il tutto con l’appoggio dei sindacati.

Certo, su questa vicenda le cose iniziano a mutare: infatti i rappresentanti dei candidati ordinari sono stati auditi in Senato a fine aprile e alcuni loro emendamenti verranno discussi a breve. E c’è di più: alcuni di loro sono stati contattati da dirigenti dei sindacati che prima non li calcolavano affatto o, peggio, li osteggiavano.

Un segno dei tempi (e delle situazioni) che cambiano: un gruppo informale, come quello nato sul gruppo Facebook Difendiamo il concorso Dsga acquista soggettività agli occhi della politica e diventa un interlocutore al pari dei più strutturati soggetti sindacali, mentre le sigle sono costrette a negoziare con la società civile.

Ma le discrasie non finiscono qui. Infatti, è vistosa anche la differenza dei criteri con cui sono state selezionate le commissioni. Al riguardo, è ancora istruttivo il paragone tra la Campania e il Piemonte.

Nel primo caso, la presidente di commissione è l’avvocata dello Stato Luciana Tesauro, nel secondo caso è presidente Rosaria Pagano, direttrice generale in quiescenza del Miur.

A livello legale non ci sarebbe distinzione, perché la scelta, operata dagli Uffici scolastici regionali, rientra nei criteri del bando.

Tuttavia, i Dsga sono operatori giuridici e non a caso i candidati hanno svolto finora, sia nelle preselettive sia negli scritti, prove a preminente carattere giuridico.

Di sicuro, costoro opereranno nell’interesse delle scuole e perciò è giusto che siano valutati anche da personale scolastico, come i dirigenti e i Dsga in servizio.

Ma che nelle commissioni non ci sia neppure un giurista è francamente troppo. Non è una giurista, per quel che riguarda il Piemonte, la presidente Pagano, nel cui lunghissimo curriculum figura come base la laurea in Lettere.

Non lo è neppure la commissaria Gabriella Comizzini, una dirigente scolastica con laurea in Pedagogia.

Né lo è, in senso stretto, l’altra commissaria Alessandra Mantegna, una Dsga con laurea in Scienza dell’amministrazione e dal curriculum piuttosto vario (vi figurano precedenti da poliziotta municipale e un tesserino da giornalista pubblicista).

Nessun dubbio sulla qualità dei tre commissari né sulla legalità della scelta dell’Usr piemontese. Ma non sarebbe stato più opportuno inserire almeno una figura estranea (un magistrato o un avvocato dello Stato, appunto) all’amministrazione scolastica come hanno fatto altre regioni?

Nessun pregiudizio nei confronti della presidente Pagano. Ma va detto che su di lei altri hanno sollevato dei dubbi. Per la precisione, lo hanno fatto in un corposo ricorso al Tar, relativo a un concorso per cinque dirigenti di seconda fascia del Miur svoltosi nel 2018 e in cui la Pagano era commissaria.

A suo carico, i ricorrenti hanno eccepito che era andata in pensione come dirigente di seconda fascia, quindi inadatta a ricoprire il ruolo. C’è da aggiungere, per onestà, che esiste in rete un curriculum in cui la Pagano è qualificata come dirigente di prima fascia. Tuttavia, la storia del ricorso, riportata dal giornale online La Notizia (qui il link all’articolo), non ha ricevuto finora alcuna smentita. E, anche di questo occorre tener conto, soprattutto perché, a dispetto della vaghezza della previsione normativa per i presidenti di commissione al concorso per Dsga, un’eventuale sentenza negativa nel procedimento amministrativo ancora in corso al Tar, potrebbe riverberarsi non proprio benissimo sull’attuale concorso.

Non resta che attendere nuove dalle altre regioni.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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