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Vi dico io cos’è quella banana… parla Vittorio Sgarbi

Il celebre critico dice la sua, in maniera colorita sull’ultima, discussa opera di Maurizio Cattelan. E, già che c’è, fa il punto sull’arte concettuale

Comedian si traduce più o meno con comica. Ma nel caso di Maurizio Cattelan c’è davvero poco da ridere: esposta a Miami, l’installazione dell’artista veneto ha sollevato una valanga di discussioni che hanno finito col coinvolgere l’essenza stessa dell’arte concettuale: è mai possibile che una banana attaccata a un muro da un nastro adesivo si possa considerare arte?

Comedian, la banana di Maurizio Cattelan

Interpellato nel merito, Vittorio Sgarbi non ha alcun dubbio:

«La banana di Cattelan è arte concettuale, un capolavoro assoluto, perché ha costretto a parlare milioni di persone della sua idea di “cazzo” che è sua, se lei attacca una banana al muro non ne parla nessuno». Così il celebre critico ha dato il via all’intervista. Riferimenti fallici a parte, c’è da dire che di arte ormai se ne produce tanta, forse più di quanto il pubblico possa digerirne, e questa iperproduzione stimola interrogativi nel pubblico sui concetti di arte e di bellezza, che non sempre collimano.

I canoni estetici su cui si basa la realizzazione di un opera d’arte concettuale sono diversi rispetto ai canoni classici di bellezza: infatti, nell’arte concettuale ciò che rende bella l’opera è l’idea dell’artista. Questo fenomeno tende alla dissacrazione dell’oggetto artistico, come nei famosissimi redy-made duchampiani. Un’avvertenza è davvero necessaria, quando si accosta questo genere artistico al mercato: l’opera concettuale non è regolamentata da nessuna norma giuridica.  Il collezionista, dunque, quando decide di investire i suoi soldi in opere di questo tipo sa che se l’opera può svanire e a quel punto non può prendersela con nessuno, perché ha comprato un concetto. Un esempio eclatante è lo Squalo di Damien Hirst che dopo essere stato chiuso in una teca di vetro, imbalsamato e immerso nella formaldeide andò in putrefazione dopo un po’ di tempo.  

Secondo Sgarbi la banana di Cattelan «è un vero capolavoro di arte concettuale perché quella banana attaccata al muro con il nastro adesivo ha suscitato un grande interesse fra il popolo e fra i visitatori della fiera dell’arte contemporanea Art Basel di Miami».

 Fra curiosità e voglia di capire, ci chiediamo: cosa rappresenta la banana?

Sgarbi non ha dubbi: «È vera arte concettuale perché fa muovere il cervello di tutti. Non c’è arte concettuale buona o cattiva: se è un brillante la guardiamo e ne parliamo, se è una banana no? L’arte concettuale è un prodotto della mente, quindi non esiste. Pensiamo all’orinatoio di Duchamp che è stato distrutto: ciò che vale è l’idea. Infatti nel ’68 Duchamp ne realizzò dodici e li inviò come feticci ad altrettanti musei. L’orinatoio non esiste, esiste solo l’idea. Analogamente, la banana è una cosa che si mangia: infatti, lui l’ha attaccata al muro, da cui è stata presa e mangiata: vede cosa ha generato fra il pubblico?».

Maurizio Cattelan

La forza del pensiero muove tutto e genera caos fra la gente: la banana è anche un alimento, quindi entra in gioco il gusto come ulteriore elemento sensoriale. Cattelan con la sua banana ha dato una scossa elettrica a un periodo storico sonnolento e decadente.  La sua opera è un vero capolavoro: un frutto che diventa oggetto dai significati molteplici, stimola pensieri intriganti . Ma il comun denominatore che attira davvero è la sua capacità di costringere l’osservatore a fruire dell’opera in maniera attiva: cioè lo obbliga a pensare. Come ha spiegato bene Sgarbi.

(a cura di Carmelita Brunetti)

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