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Pino Aprile col suo inseparabile cappellino mentre addita

«Pino Aprile non è il benvenuto». La protesta dei ricercatori

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente, senza aggiunte e commenti, la nota di dissenso redatta da alcuni giovani studiosi sul tour che lo scrittore pugliese sta compiendo in tutto il Sud e in Puglia in particolare per presentare i suoi libri e il suo movimento

La marcia politica del giornalista e scrittore Pino Aprile continua a far tappa in numerose città del Mezzogiorno e oggi toccherà Polignano a Mare (Ba).

L’autore si presenta da novello brigante deciso a chiedere un riscatto per i torti che il Sud avrebbe subito negli ultimi centocinquanta anni. Già questo basterebbe a sbarrargli gli ingressi, ma il Comune del sud-est barese, al contrario, ha concesso all’evento il patrocinio gratuito.

Questa scelta appare incomprensibile se si tiene conto che l’iniziativa politica di Aprile ha per fondamento una lettura vittimaria e filo-borbonica della storia risorgimentale, priva di qualunque fondamento scientifico. Lo scrittore gioiese, come si ricorderà, ha raggiunto la notorietà nel 2010 con il best-seller Terroni, in cui presentava l’annessione del Mezzogiorno come conquista armata attuata dall’esercito sabaudo per mezzo di incendi, stragi e sottrazione di ingenti ricchezze. Niente di più falso, tanto che negli ultimi anni i topoi della narrazione sudista sono crollati uno dopo l’altro sotto i colpi delle autorevoli ricerche di storici di professione.

Due anni fa Pino Aprile ha sostenuto la richiesta di istituire, in tutte le Regioni del Sud, una Giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia. Un’operazione demagogica quanto mistificatoria della realtà storica.

A questa proposta si sono opposti numerosi storici e studiosi dell’ateneo barese e non solo, molti dei quali ricercatori che hanno scelto di restare nelle università meridionali in cui si sono formati. L’autore ha quindi arrogantemente ingaggiato una polemica attaccando prima i docenti, rei di voler tacere intenzionalmente i fatti più scomodi del Risorgimento, e successivamente se l’è presa anche con i più giovani, insinuando fossero costretti a uniformarsi al parere dei professori.

La Sissco (Società italiana per lo studio della Storia contemporanea), insieme al Coordinamento delle Società storiche, alla Società napoletana di Storia Patria e ad altre istituzioni impegnate a vario titolo nella ricerca storica, ha preso le distanze da un uso pubblico della storia fortemente strumentale.

Questo approccio presenta una visione dualistica fra buoni e cattivi, aproblematica e semplificatoria degli eventi risorgimentali, che evita il confronto con i risultati della più recente storiografia che ha indagato criticamente il processo di unificazione, superando le letture ideologiche e le opposizioni nette fra modernità e arretratezza. Le Giornate della memoria dei presunti martiri meridionali fortunatamente non hanno avuto seguito.

Crediamo quindi che le istituzioni, se sprovviste di filtri critici, non possano e non debbano assecondare questo tipo di iniziative che sfruttano la storia a colpi di fake, intrisa di rancore e razzismo, per fare propaganda politica. Per il rispetto dei valori costituzionali e di chi si occupa di ricerca storica per mestiere e passione, con rigoroso metodo scientifico.

Antonella Fiorio (Università di Bari)

Christopher Calefati (Università di Pavia)

Federico Palmieri (Università di Bari)

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