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Riccardo Tucci

Mi sospendo. Anzi no. La strana parabola del grillino Tucci

Il deputato calabrese del M5S aveva dichiarato di volersi autosospendere in seguito al suo coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria per frode fiscale. Invece continua a usare il simbolo del Movimento, a far parte del gruppo parlamentare grillino e della Piattaforma Rousseau. Intanto sono stati espulsi solo i dissidenti

Mi sospendo, Anzi no. Forse. Quando si ragiona sulle vicende del Movimento 5 Stelle occorre una doppia dose di garantismo.

Innanzitutto, il garantismo che si deve a tutti i cittadini sotto inchiesta che – val la pena ricordarlo a chi è digiuno di Costituzione – non sono colpevoli fino a condanna definitiva.

In seconda battuta, il garantismo è doveroso nei confronti della buona fede della base e degli elettori di una forza politica che, sulla spinta di una rabbia sociale forte e non immotivata, prova fremiti giustizialisti e forcaioli.

Riccardo Tucci (a sinistra nella foto) assieme a Luigi Di Maio

E la vicenda di Riccardo Tucci, deputato calabrese grillino finito nel mirino della magistratura, ribadisce la validità di questo approccio: se le accuse nei confronti del giovane parlamentare fossero confermate (cosa che non gli si augura) saremmo alle prese con una patacca (una delle tante) rifilate ai cittadini da un movimento che si propone come baluardo della legalità e della trasparenza.

Veniamo ai fatti: lo scorso 29 gennaio Tucci ha dichiarato la propria volontà di autosospendersi dal M5S in seguito al suo coinvolgimento assieme ad altre quattro persone in un’inchiesta condotta dalla Procura di Vibo Valentia su un’ipotesi di frode fiscale per un valore di circa 800mila euro.

Più che l’entità finanziaria (in Calabria si sono registrati casi molto più eclatanti, per importo e danno sociale) colpisce il meccanismo ingegnoso con cui sarebbe stata attuata la frode: una serie di società (di cui una con sede in Romania) e soggetti giuridici attraverso i quali gli indagati si sarebbero giovati di false fatture.

La reazione di Tucci all’inchiesta è avvenuta in due fasi.

Ad avviso di garanzia appena emesso, il 28 gennaio, il deputato ha protestato la propria estraneità ai fatti:

«I fatti contestati sono precedenti all’inizio della mia attività politica. Ho già avvisato i vertici del MoVimento 5 Stelle, il comitato di garanzia e il collegio dei probiviri. Ho piena fiducia nella magistratura e sono sicuro di poter dimostrare la mia totale estraneità ai fatti contestati».

La Procura della Repubblica di Vibo Valentia

Una dichiarazione standard, non troppo diversa da quelle che abbiamo spesso sentito da esponenti del Pd o del centrodestra finiti nei guai. Insomma, quelli che fino a non troppo tempo fa i grillini consideravano impuri.

Ventiquattr’ore dopo, Tucci ha fatto il passo successivo:

«Ho deciso, in piena autonomia, di sospendermi dal Movimento 5 Stelle e contestualmente rassegnare le dimissioni dai ruoli di facilitatore d’interni e coordinatore regionale della Calabria. La vicenda che mi vede coinvolto, non ha nulla a che vedere con la politica, né col M5s e che intendo tutelare con questa autosospensione».

Val la pena di riportare un altro passaggio di questa dichiarazione:

«A breve comunicherò ufficialmente al capogruppo alla Camera dei Deputati al Capo Politico ed al collegio dei probiviri la mia decisione in modo ufficiale».

Da questi passaggi sappiamo che Tucci ha deciso di autosospendersi e che ha comunicato questa decisione ai suoi capi. Ma non sappiamo, per dirne una, se questi ultimi abbiano accettato l’autosospensione.

E non sappiamo altro: in che modo funzionino le autosospensioni nel Movimento 5 Stelle, che semmai ci ha abituati alle espulsioni, anche eccellenti, come quella del presidente della Commissione antimafia Nicola Morra.

Il paragone non è casuale, perché Morra è stato eletto in Calabria come Tucci (il quale, tuttavia, si è giovato dei voti della Sicilia) e perché Morra, rappresentante dell’ala dura dei pentastellati, era entrato in conflitto con l’area governista del Movimento, rappresentata proprio dal deputato vibonese, che fino a gennaio era facilitatore regionale agli interni, cioè una specie di commissario col compito di strutturare i 5Stelle sul territorio e di gestire il dialogo con le altre forze politiche in vista di alleanze per le prossime tornate elettorali.

Sospensioni: cosa dice il regolamento del Movimento 5 Stelle

Sappiamo com’è andata a finire: le divisioni interne sul voto di fiducia al governo Draghi sono culminate nella consueta purga a danno dei dissidenti, tra cui Morra e altri tre parlamentari calabresi.

L’emorragia complessiva a cui si sono sottoposti i grillini non è stata proprio leggera: 21 deputati e 15 senatori rei di non aver voluto votare Draghi assieme agli azzurri e ai leghisti.

E Tucci, in tutto questo?

Da una sbirciatina al sito della Camera, risulta ancora iscritto al M5S (leggi qui). Ma questo potrebbe non essere un problema, visto che il regolamento del Movimento non è chiarissimo sul punto in materia di sospensione.

In compenso sono chiari altri due punti: al militante sospeso sono interdetti l’accesso alle piattaforme informatiche grilline e l’uso del simbolo per tutta la durata della sospensione, che va da uno a dodici mesi.

Nel caso di Tucci non risulta nessuna di queste due cose: sulla pagina Facebook del deputato compaiono ancora la dicitura M5S e foto recenti con il simbolo pentastellato (leggi qui); inoltre, il parlamentare figura tuttora iscritto alla Piattaforma Rousseau, come rivela uno screenshot, che pubblichiamo qui sotto, datato all’undici marzo.

Lo screenshot galeotto della Piattaforma Rousseau

Cos’è? Un errore, semplice sciatteria, voglia di non dar seguito all’autosospensione di Tucci o una furbata di quest’ultimo, che si è limitato alla dichiarazione con la speranza che la vicenda giudiziaria passi in secondo piano?

Siamo sicuri che il deputato e i vertici pentastellati abbiano una spiegazione facile e convincente per i propri elettori e per i cittadini.

Nell’attesa, ci permettiamo di far notare il paradosso di un Movimento che sembra aver superato i vecchi partiti in certe pratiche, che hanno tutta l’aria di essere di potere: siluri ai dissenzienti tolleranza per gli indagati, a dispetto della mission originaria pentastellata.

«C’è sempre uno più puro che ti epura», diceva Pietro Nenni come monito nei confronti degli estremisti. Per i grillini non è così: i presunti impuri restano e mantengono la possibilità di votare. E di epurare, forse.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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