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Coronavirus, bambini e fase 3: la parola alla pediatra

Secondo Teresa Rongai, segretaria della Federazione italiana medici pediatri, la partita più delicata col Covid-19 si aprirà in autunno e riguarderà soprattutto i più piccoli, che necessiteranno di moltissime attenzioni, a partire dalle famiglie…

Il Coronavirus serpeggia ancora fra le nostre vite? Esiste ed è ancora insidioso, cosi dicono le statistiche.  Le famiglie con bambini piccoli sono preoccupate: non sanno ancora con chiarezza come si devono comportare quando riapriranno le scuole, materna ed elementare.

I bambini sono costretti a fare i conti ancora con l’uso della mascherina e del distanziamento sociale? In autunno arriverà anche l’influenza, come si dovrà affrontare questa nuova fase 3 di convivenza con il virus?

Teresa Rongai

Il contesto attuale è molto complesso a causa di tutte le dinamiche, economiche e psicologiche, innescate dalla pandemia: quindi la salute dei bambini è fondamentale per il benessere della famiglia. 

I pediatri italiani si impegnano attivamente nella campagna di prevenzione e cura del Covid-19. Per capire meglio come le famiglie e i loro figli si dovranno comportare in autunno con l’apertura delle scuole intervistiamo Teresa Rongai, pediatra e segretaria della Federazione italiana medici pediatri del Lazio.

Stiamo vivendo la fase 3, cioè la convivenza con il virus, come si devono comportare i genitori dei bambini di età compresa fra i 3 ed i 6 anni?

«Questo periodo di pandemia ha fatto emergere nei bambini richieste di attenzioni e rassicurazioni da parte dei genitori. Nei bambini dai 3 a 6 anni è molto importante la presenza dei genitori. È fondamentale per il bambino che il genitore sia il più tranquillo possibile per poter far comprendere al meglio questi momenti difficili.  I genitori, anche se sono molto impegnati con il lavoro, devono ritagliare del tempo per dedicarsi ai figli: i bambini si annoiano, ed è giusto che si annoino, per scoprire anche questo stato d’animo. In questi momenti sono importanti gli abbracci e le carezze dei genitori: servono a tranquillizzare il bambino».

«Noi pediatri ci stiamo preparando alla convivenza col virus e ad affrontarne la fase successiva da settembre in avanti: la fase 3. La Federazione Italiana medici pediatri ha già esposto attraverso il suo Presidente quali saranno le nostre difficoltà. Il Covid-19, purtroppo, è un Coronavirus e, in quanto tale, ha non pochi sintomi uguali a quelli di altre patologie respiratorie: la febbre, il raffreddore, la tosse, il mal di testa. Dovremo discernere con estrema precisione quale malattia specifica abbia paziente, per fare una valida diagnosi differenziale fra il Covid-19 e una normale influenza». 

«Nella fase 1, invece, era più facile individuare il tipo di malattia grazie al criterio epidemiologico che ci aiutava a ricondurre i sintomi a un ceppo virale preciso. Giusto per fare un esempio, era possibile individuare un link nei bambini che provenivano da aree rosse o da convivenza con genitori positivi e quindi scoprire il Covid-19. Ma da settembre, quando tutti andranno a scuola e ritorneranno raffreddati o con la febbre, il pediatra di famiglia deve sapere cosa fare per individuare la malattia specifica, per sapere se ha a che fare col Covid-19 o meno. Quindi il tampone faringeo sarà fondamentale».

Paolo Biasci

L’uso della mascherina e dei tamponi per l’ingresso dei bambini alla scuola materna è una scelta valida? Paolo Biasci, presidente della Federazione nazionale dei pediatri italiani ha già lanciato l’appello: ci vogliono più tamponi e più vaccini antinfluenzali sia per i bambini a rischio sia per quelli sani fino a 6 anni di età. Pensa che in autunno partirà questa linea guida   anti Covid19?

«Per i bambini di età inferiore ai 6 anni abbiamo sostenuto che è difficile far portare le mascherine, quindi è importante insegnare ai piccoli a lavarsi spesso le mani. I bambini potranno giocare all’aperto insieme ai loro coetanei e a scuola sarà importante arieggiare i locali e lavarsi le mani. Infine, ribadisco, per noi è fondamentale che il genitore sia rassicurante: in fondo il genitore è la panacea di tutti i mali. Per noi il genitore rassicurante è di grande aiuto, perché è capace di far vivere il bambino sereno».

Il ruolo del genitore è sempre fondamentale, ma ora molto più che in passato: il bambino è l’uomo del domani, quindi con grande coraggio e spirito di sacrificio inventiamoci giocolieri e saltiamo insieme ai nostri figli. Le endorfine che si liberano con i salti ci faranno venire il buon umore.

(a cura di Carmelita Brunetti)

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