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Un saluto a Luigi Pellegrini, l’editore che fece scoprire la Calabria

Fu giornalista e inventò l’editoria in Calabria dopo le macerie della guerra. Fu un protagonista della cultura meridionale e la sua eredità incide ancora

Un comunicato secco sulla pagina Facebook del figlio ed erede Walter, ha annunciato la scomparsa, a novantasei anni, di Luigi Pellegrini, pioniere dell’editoria calabrese del dopoguerra.

Oggi il marchio Lpe (Luigi Pellegrini editore, appunto), creato da lui quasi per caso nel lontano ’52 è un dop della cultura meridionale: campeggia nelle librerie, nelle edicole e persino in qualche emporio, da Napoli in giù. E le rotative di questo editore, a dispetto della crisi, macinano ancora molto e di tutto: dalla cultura e dalla letteratura, non solo regionali, alla politica e alla cronaca. Non c’è intellettuale, almeno in Calabria, che non sia passato nella sede della Pellegrini, perché pubblicare con Pellegrini per tanti (studiosi, accademici, scrittori, giornalisti) è stato e resta un biglietto da visita prestigioso.

Pellegrini ha riscoperto la Questione Meridionale, grazie a due collane di tutto rispetto: Fonti storiche della Calabria e del Mezzogiorno, diretta da Saverio Di Bella, ed Emigrazione, di Carmine Abate. Il suo primo colpo da maestro fu la Storia della letteratura calabrese, scritta dal napoletano Antonio Piromalli e pubblicata in prima edizione nel 1969. Fu il primo best seller: «Spaccai lo stock più volte e dovetti ristamparlo in continuazione per far fronte alle richieste», dichiarò l’editore. Il resto è più che noto agli addetti ai lavori e non solo: si pensi che la Pellegrini ha rilanciato con il più che celebre Fratelli di Sangue, scritto da Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, il filone delle inchieste sulla ’ndrangheta.

L’avventura umana e intellettuale di Luigi Pellegrini iniziò a Cleto, un borgo del basso Tirreno cosentino, dov’era nato nel 1922, figlio unico di un invalido di guerra, e dov’era tornato poco più che ventenne, dopo essersi diplomato al “Pascoli” di Salerno, «con il titolo di maestro elementare e una Olivetti Lettera 22 nella valigia».

La situazione di Cleto a fine anni ’40 era tragica: «Mancava l’acqua e le persone per approvvigionarsi avevano solo una fontanella da cui correva un filo esile. Ricordo ancora le file». Eppure, in questo scenario che ricorda alcuni villaggi remoti del Centrafrica, il giovane Pellegrini riuscì a darsi da fare: «Insegnavo quasi gratis nella scuola serale e facevo il giornalista per Il Tempo e Momento Sera, guadagnando 3-4 centesimi di lire al rigo».

Tra una corrispondenza e l’altra arrivò il primo scoop: «A Cleto si stava male, ma nel resto del Cosentino non si stava meglio: ricordo che arrivai in corriera a Cosenza per raggiungere Albidona e Alessandria del Carretto, dove documentai situazioni drammatiche in un’inchiesta per Il Tempo, a cui si ispirò Salvatore Foderaro, un deputato Dc di Sambiase, per un’interrogazione parlamentare, forse una delle prime sulle terribili condizioni della Calabria dell’epoca».

Nel frattempo, maturava la decisione di mettersi in proprio: «Dopo aver pubblicato Scintille, una raccolta di poesie, con l’editore Gastaldi di Milano, fondai la rivista mensile Il Letterato, che stampavo presso il tipografo Nicotera di Nicastro e la distribuivo da solo: noleggiavo un’auto su cui caricavo le tremila copie della tiratura e raggiungevo le Poste di Cosenza per spedirle».

Nella Calabria in cui era quasi impossibile sopravvivere, il giovane direttore-editore aveva inventato una realtà editoriale che prometteva e mantenne: «Oltre alla rivista, pubblicavo dei libri, che uscivano come allegati con un marchio curioso e dal suono un po’ esoterico: Ocril (Organizzazione culturale rivista Il Letterato). Dopo i primi venti volumi e visto il successo dell’iniziativa, decisi di metterci il mio nome».

Il passo successivo fu il cambio del tipografo e il trasferimento a Cosenza, dove la Pellegrini ebbe due sedi storiche, la prima a via Roma (l’odierna via Misasi), la seconda a via Parrasio, dove rimase fino all’85, prima di trasferirsi a via De Rada, nei pressi dello svincolo dell’autostrada.

La cultura fa invecchiare bene: lucidissimo fino alla fine, Luigi Pellegrini rilasciò a ottantotto anni una delle ultime interviste, da cui sono tratti i ricordi riportati in questo commiato e a novanta ancora guidava la sua Volkswagen bianca.

Ai familiari e ai dipendenti le più sentite condoglianze.

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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