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Alcune domande al "revisionista" Antonio Ciano

Lo scrittore campano ha offeso l’IndYgesto con un post sulla sua bacheca Facebook

La nostra colpa? Aver criticato in un’intervista la mancanza di metodo e rigore scientifico del giornalista Pino Aprile

Noi emissari dei poteri occulti? Magari. Ma non siamo noi ad andare in Rai e a pontificare, anche a sproposito, sulla stampa “che conta”

È davvero brutto discutere sotto le feste natalizie. Ed è solo il rispetto per i capelli bianchi (e, in questo caso, per le vicissitudini di chi li ha) ad impedire di trascendere nella replica.

Antonio Ciano, scrittore revisionista, si è alquanto risentito perché l’IndYgesto ha pubblicato, alcuni giorni fa, un’intervista a Lorenzo Terzi, archivista professionista, ex militante della prima ora del Movimento Neoborbonico ed ex collaboratore di Pino Aprile.

Per comodità del lettore, linkiamo qui la replica apparsa sul profilo Facebook di Ciano:

Replica di Antonio Ciano

Che ha detto Terzi di tanto grave? Nulla: ha solo criticato la scarsa scientificità di Aprile nell’utilizzare in “Carnefici” i dati procuratigli in seguito a laboriose ricerche negli archivi del Napoletano.

Chi scrive, che è poi l’autore dell’intervista in questione, si è premurato di accertare la verità di alcune cose: lo status professionale di Terzi, la sua pregressa militanza e i suoi rapporti, altrettanto pregressi con Aprile. Sul resto, cioè sulla scarsa scientificità dei libri del giornalista pugliese, non c’era di che preoccuparsi: si tratta di dati evidenti al lettore un po’ più acculturato (che magari certi libri neppure li legge…).

Non è intenzione di chi scrive rispondere pan per focaccia a un anziano signore. Se lo si volesse fare davvero, occorrerebbe dar mandato ai legali, perché nessuno lo ha autorizzato a definire il prossimo con espressioni come «vermiciattoli» o, peggio ancora, di dare del “venduto” a chi ha il solo torto di pensarla diversamente da lui.

Ci si limita solo a ribattere su alcuni punti per tutelare la propria dignità, personale e professionale.

Primo punto: chi scrive non ce l’ha coi tabaccai, perché tabagista militante. Si rassicuri Ciano, che è un tabaccaio: le sigarette non sono veleno e molti tabaccai non solo sono persone per bene ma spesso sono anche non prive di cultura. Perciò nessuno vieta ai tabaccai di scrivere libri di storia.

Il problema è un altro: essere storici non è questione di laurea (ci sono ottimi storici che sono laureati in altro, ad esempio in Giurisprudenza, Economia o Scienze politiche e altri che non lo sono affatto), ma di metodo. E, si badi bene, metodo non vuol dire allineamento cieco a ideologie, a un preteso pensiero unico o, peggio, a un estabilishment più o meno occulto. Significa, più semplicemente, capacità di usare determinate tecniche, come per i medici, per gli avvocati, gli ingegneri, i panettieri, gli idraulici e i carpentieri. Se queste tecniche ci sono, si è storici, altrimenti si è altro.

Dunque, ci si permette di chiedere a Ciano: in quale modo Pino Aprile ha dimostrato di padroneggiare il cosiddetto “metodo storico”?

Per Ciano la domanda è superflua: la pessima qualità dell’italiano del suo post parla da sé. E non dica che lui è “duosiciliano” e “napoletano”, perché i documenti di molti dignitari borbonici erano scritti in un italiano di altissima qualità e le corrispondenze di Franceschiello erano veri e propri esercizi di stile.

Il secondo punto è più delicato, perché tocca direttamente la dignità professionale dell’autore della contestata intervista e di chi l’ha rilasciata.

L’intervistato ha provato la verità delle sue dichiarazioni intasando l’e-mail di chi scrive di documenti. Può fare altrettanto chi lo critica?

Detto altrimenti, tutto si riduce a un’alternativa: è vero o falso quel che ha dichiarato, senza livori e retropensieri, Lorenzo Terzi?

Se è falso, tocca provare la falsità di certe dichiarazioni, se è vero, sarebbe più decoroso tacere e incassare il colpo.

Inoltre, scrivere di qualcuno non necessariamente vuol dire “attaccarlo”. Infatti, nessuno ha offeso Pino Aprile con aggettivi di varia e sgradevole natura. Più semplicemente, sono state espresse critiche. Ora, è legittimo o no, in un sistema che (a dispetto delle apparenze) resta liberale e democratico, disapprovare il pensiero e l’opera altrui in maniera e con espressioni civili? È doveroso ricordare che l’articolo 21 della Costituzione vale per tutti e non solo per i nostalgici di sistemi reazionari che non davano altrettante garanzie ai dissenzienti.

Ultima domanda: chi sarebbero i titolari dei poteri occulti che avrebbero manipolato Terzi e il suo intervistatore?

Verrebbe da rispondere con un bel “magari”. Magari ci fossero alle spalle di Terzi i poteri occulti e le massonerie, più o meno deviate: non avrebbe avuto bisogno di rilasciare le sue dichiarazioni a un piccolo sito web indipendente, ma avrebbe avuto a sua disposizione le più celebrate testate nazionali.

Al contrario, sembra che il potere (di casta e di firma), stia invece dalla parte di Aprile e di chi lo sostiene a dispetto di quel che scrive.

Perciò Ciano – di cui chi scrive apprezza la romantica dedizione alla causa – si tranquillizzi di nuovo: Aprile ha tanta di quella voce e di quei megafoni a disposizione da non aver bisogno di essere difeso da lui. Quanto all’IndYgesto e a Terzi, sanno difendersi da sé, senza poteri forti alle spalle. Soprattutto, sanno difendersi senza aver bisogno di insultare nessuno.

Saverio Paletta

Per saperne di più:

L’intervista a Lorenzo Terzi

 

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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