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Dal rock blues all’hard, la metamorfosi si chiama Chrysarmonia

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La band pavese nasce come side project dei 5 a caso e vira verso il rock duro con I Know Who I Am, il singolo apripista di Metamorphosis l’ep di prossima uscita, accompagnato da un video inquietante pieno di riferimenti colti

I pavesi Chrysarmonia esistono da poco, da quando cioè la cantante Vania Guarini ha aperto su Facebook una pagina a loro dedicata.

Errata corrige: i pavesi Chrysarmonia, in realtà suonano da otto anni e in Lombardia sono conosciuti come 5 a caso, una cover band specializzata in classiconi del rock.

La copertina di I Know Who I Am

Più precisamente, i pavesi Chrysarmonia non sono altro che i 5 a caso (meno la corista Francesca Paggiarin) che tentano di misurarsi con una produzione di inediti che rievocano la tradizione dell’hard rock dei primi anni ’70. Una metamorfosi sonora evocata persino dal nome, che richiama il concetto di crisalide e forse non è un caso che il loro ep d’esordio, prossimo all’uscita, si intitoli Metamorphosis e sarà costituito da quattro inediti più da una cover degli Alter Bridge.

Come breve assaggio, il quartetto lombardo ha lanciato da poco su Youtube il singolo apripista I Know Who I Am, pubblicato da After Life Music Dimension, una ballad dal taglio particolare, caratterizzata dal cantato arioso ed enfatico al punto giusto della Guarini e dagli arrangiamenti camaleontici della band, che offre un’ottima prova d’assieme nel rispolverare un wall of sound deliziosamente vintage.

Solida e dotata di gran dinamismo la sezione ritmica composta Simone Pampuri e dal batterista Fabio Chiappella, aggressivo e duttile quel che basta il guitar playng di Davide Paggiarin, in buona forma sia nelle parti acustiche del refrain che nelle parti più hard che abbondano di citazioni psichedeliche.

Il video, realizzato da Silvia Carotti, è all’altezza della musica: un caleidoscopio di immagini, che passano dal bianco e nero, virato prima in negativo e poi in seppia, ai colori accesi, con riferimenti a Tarkovskij e Bunuel e pieno di richiami simbolici (la disperazione nell’urlo di una ragazza ragazza di colore; la morte richiamata da immagini di suicidio e dal sangue che scorre nello scolo di un lavandino o imbratta una lampadina che esplode in un’altra sequenza, la ricerca della libertà rappresentata dal volo di un’aquila sovraimpressa sulle nubi, ecc.).

Davvero niente male come assaggio in attesa dell’ep e con la speranza di poter ammirare le ali della crisalide una volta diventata farfalla.

Da ascoltare (e da vedere):

Il video ufficiale di I Know Who I Am

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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  1. Pingback: Se l’hard rock è una Metamorphosis… – Indygesto

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