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Professore di giorno, musicista di notte. Cardamone si racconta

Giunto al traguardo del secondo album, il cantautore calabrese fa il punto sulla sua carriera e sulla scena musicale: l’indie è morto, oggi si fa prima a dire pop

Fin da piccolo Santino Cardamone, classe ’86 e crotonese doc, coltiva un grande amore per la musica. Esordisce col singolo Amsterdam (2014) e con l’album Terra, amore e libertà (2015).

Da subito emerge il suo stile segnato dal cantautorato folk e dall’impegno sociale pieno di rabbia per le ingiustizie e di una forte voglia di riscatto.

Ironico e a modo suo ieratico: Santino Cardamone

Il secondo disco, Uomini Ribelli, è la prosecuzione coerente di questo percorso, preceduto dal singolo La canzone del mulo.

La scorsa estate l’artista calabrese ha pubblicato il pezzo Sasha Grey, mentre a inizio novembre, giusto per restare in tema, ha lanciato il singolo Panda Porno

Andy Warhol disse in un futuro tutti saranno famosi per 15 minuti. Oggi nell’era dei talent questa profezia è realtà. Ma è una catena di montaggio i cui ingranaggi possono schiacciarti. Qual è il tuo punto di vista, specie alla luce della tua esperienza di Xfactor? In un episodio di Black Mirror, la serie Netflix, la situazione dei talent viene portata all’esasperazione, fino ad arrivare allo sfruttamento delle persone. Potrebbe essere, in futuro non troppo remoto, anche questa una profezia realistica?

I talent sono un arma a doppio taglio, dipende dall’uso che ne fai. Io per mia fortuna mi porto dietro una bella esperienza. È stato un trampolino di lancio. Certo posso solo sconsigliare questo inizio a tutti coloro che non hanno mai fatto un briciolo di gavetta. In tal caso il talent potrebbe risultare un autogol e addirittura compromettere l’inizio di una possibile carriera.

Racconti in modo scanzonato tematiche delicate e pesanti come l’anoressia, il femminicidio, la leucemia e l’Hiv. Come riuscire a rimanere leggeri ma profondi e far riflettere senza però appesantire il discorso?

La musica ha il potere di fare tutto, persino parlare di tematiche importanti accompagnate da un ritmo allegro o anche malinconico come Cuore di marmo. Mi sembra giusto approfittare del potere che possiede la musica ed entrare nel cuore delle persone attraverso le canzoni.

Rendere glocal la calabresità. È un presupposto del tuo progetto musicale? Come tenti di riuscire nei tuoi obiettivi? Qual è la tua ricetta?

Preferisco parlare con semplicità, umiltà e spontaneità. Questi sono gli ingredienti. Nessuna ricetta speciale.

Santino Cardamone sul palco

Professore di giorno e musicista di notte. Che legame c’è tra le due professioni? E nelle nuove generazioni intravedi uno spirito critico oppure una omologazione dilagante?

Ho la fortuna di fare due professioni che non si ostacolano, ma anzi si integrano. Lavorare con ragazzi tra i 17 e i 19 anni, mi consente di capire cosa cercano oggi le nuove generazioni, cosa vogliono musicalmente. La maggior parte segue le mode, oggi il mercato è comandato dalla trap. Ma anche se ascoltano Sfera Ebbasta sono presenti ai concerti del loro prof.

L’indie è innanzitutto una modalità in cui produrre la musica. In essa, come accade anche per le major, si inglobano tutti i generi musicali. Ma oggi quando si parla di indie vi si accosta solo il pop. Esiste una produzione indipendente per il folk?

Sono del parere che l’indie non esista più da un pezzo, l’indie è morto da quando chi faceva musica underground ha iniziato a collaborare con le major. Mi fa ridere che in Italia ancora esista la parola indie: ormai si fa prima a dire pop. È un peccato soltanto per gli artisti che facevano veramente Indie, che si facevano un mazzo per suonare, senza major o manager o booking grossi.

Tra le varie storie calabresi dei tuoi pezzi, mi sono soffermata su La canzone del convertito. Si racconta di Carmine Camicia Nera. Da tante crudeltà come è possibile una tale conversione? Oppure è solo un finto cambiamento.

La storia parla di un personaggio realmente esistito, della sua voglia di cambiare. Dotato di un grande coraggio, Carmine passa dalla ’ndrangheta a Cristo. Un cambiamento pagato con la morte.

Santino Cardamone e la sua chitarra

«Petilia è una mamma con tre figlie da sfamare,/con il suo sottile amore da dare/. Petilia è una donna malata di cuore», recita il tuo pezzo, intitolato appunto Petilia. È stato difficile scrivere del tuo paese natio? E quanto ti pesa vivere lontano da Crotone e, più in generale, dalla Calabria?

Tutto è partito dalla Calabria, io nasco come chitarrista. Mai e poi mai avrei pensato di fare il cantautore. Il distacco dalla mia terra mi ha spinto a scrivere la mia prima canzone: Un meridionale quando va in vacanza.

Parli di calabresi pieni di rabbia ma al tempo stesso capaci di ironia e sempre pronti al sorriso. Sono Uomini ribelli. Cosa è cambiato dagli emigranti di un tempo a quelli di oggi, di cui tu stesso fai parte?

Bellissima domanda. Non è cambiato niente, o forse sì. Sono solo dettagli. Prima si partiva con la valigia di cartone e oggi il trolley. Ma il sapore delle lacrime? Quello è rimasto identico.

Una posa hendrixiana di Santino Cardamone

È facile accostare la tua produzione musicale a quella di un artista come Rino Gaetano. Anche perché entrambi crotonesi e dotati di una scrittura ironica e diretta. Ti ispiri a lui? E a chi altro?

A dire il vero, amo Rino ma non mi sono mai ispirato a lui. Forse perché ho da sempre un provato un amore folle per Faber.

I tuoi ultimi singoli sono Sasha Grey e Pandaporno. Come sempre sono testi in bilico tra ironia e romanticismo, tra lo scherno e la realtà. Questa è la tua visione dei sentimenti? Cosa ci dobbiamo aspettare dai tuoi prossimi lavori? Puoi anticiparci qualcosa?

Sasha Grey e Panda porno sono i miei due brani nati davvero per gioco. Non è certo la mia visione dei sentimenti: ti assicuro che mi piace essere anche un po’ romantico. Con i miei produttori stiamo lavorando al disco nuovo, ma al momento usciranno altri singoli.

(a cura di Fiorella Tarantino)

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