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Are You Real? La psichedelia secondo Andrea Liuzza

L’artista veneziano racconta in un’intervista il suo percorso particolare tra musica e videomaking: mi sono ispirato alla Leggenda del Re Pescatore, ad Alice nel Paese delle Meraviglie e a David Lynch

Are You Real? è qualcosa di più di un nom de plume: è il progetto musicale solista di Andrea Liuzza, artista e videomaker veneziano. Nel 2006, Liuzza si è cimenta nella registrazione home made di Countless Ways For Pressing Flowers, votato fra i migliori esordi indipendenti di quell’anno.

L’anno successivo Liuzza ha realizzato una serie di videoclip, uno per ogni traccia del disco. Tre anni dopo è la volta Melancholia I, con cui approda alla forma-canzone e tratta temi personali. Quindi la metamorfosi si compie con Are You Real?

Andrea Liuzza con la sua chitarra

Sotto questo moniker, l’artista pubblica nel 2012 Songs Of Innocence per Face Like A Frog Records. Nel 2017 rilascia Song From My Imaginary Youth per l’etichetta Sisma. Il 31 ottobre scorso esce una riedizione dell’ultimo album, per la sua etichetta discografica Beautiful Loser. A cui si aggiunge una bonus track, Elephant Serenade

Il nome del tuo progetto è una domanda, Are You Real? Come sorge questo interrogativo? E con quale risposta?

È una battuta de La leggenda del Re Pescatore di Terry Gilliam. Robin Williams accompagna a casa una tipa di cui è innamorato, le confessa che la sta seguendo da mesi e ha imparato tutto di lei, sa che lei si sente goffa ma lui la trova bellissima. Lei si commuove e gli chiede se è proprio reale. Non credo ci sia una risposta.

Per quale motivo hai scelto di realizzare una nuova versione di Song From an Imaginary Youth? Spiegaci le differenze. 

In questi anni ho cominciato a lavorare come produttore e ho mixato molti dischi. Mi è venuta voglia di migliorare il suono con un nuovo mix. Poi ho pensato di migliorare anche la copertina e ho coinvolto Mara Cerri, un’illustratrice che seguo da tanto. Alla fine ho aggiunto la bonus track e mi son detto: a questo punto stampiamo dei cd.

Andrea Liuzza in azione sul palco

Artista musicale e videomaker. Perfetto binomio per il mondo della musica. In che modo coniughi musica, testo e immagini?

Sono porte d’ingresso diverse allo stesso mondo. Le mie canzoni sono paesaggi interiori. Gli stessi che tento di filmare nei miei video.

Qualche anno fa hai creato un’etichetta discografica, Beautiful Loser. Illustraci come è nata questa esigenza e gli artisti che segui.

Avevo prodotto due dischi di artisti italiani che cantano in inglese, come me. An Early Bird, un folksinger, e A Red Idea, con vibrazioni più psych. Ho pensato di creare una casa comune, perché pensavo potessimo supportarci a vicenda e perché sono rimasto deluso dalle etichette che ho conosciuto. Volevo un’etichetta in cui credere. Poi ci sono stati nuovi dischi, che hanno ampliato il nostro spettro: Mått Mun col synth pop, Violé Blanc con un dream pop elettronico, Leptons con un progetto alternative-psych.

Un frame suggestivo da Elephant Serenade

Elephant Serenade, come tutta la tua produzione artistica, sembra designare mondi immaginari e profondi. E forse sembra esprimere una visione da prospettive molteplici della realtà. «I am myself and maybe something else» recita un verso del pezzo. Come nasce e si sviluppa questo percorso?

Sono felice che percepisci questa cosa perché quello che cerco di fare è proprio portare l’ascoltatore dentro paesaggi interiori. Sono luoghi in cui, se ti guardi attentamente, scopri quello che dice quel verso: siamo molto più ampi dell’immagine che ci siamo costruiti di noi stessi.

Ascoltando i tuoi brani, ho immaginato anche un mondo quasi fiabesco, in particolare il Paese delle Meraviglie descritto da Louis Carroll. Poi ascoltando il tuo disco ho notato il brano dal titolo Kissed Alice. Il riferimento è giusto?

È uno pseudonimo, ma il riferimento è proprio a quell’Alice. Quella con cui sei nel Paese delle Meraviglie. Amo le fiabe, il loro mix di incanto e terrore è praticamente il modo in cui percepisco tutto il mondo.

Un altro primo piano di Liuzza, ancora più barbuto

Ho letto che i tuoi brani citano anche l’immaginario cinematografico di David Lynch. Un viaggio nell’inconscio umano. Tu, da videomaker, come collocheresti la tua produzione artistica?

Credo di essere ancora immaturo come videomaker. Ho tentato soluzioni differenti. In generale mi sento attratto dalle immagini che hanno una qualità onirica, che creano un incantesimo. Ci sto lavorando.

Cosa c’è nel futuro della musica psichedelica di Are You Real?

La mia musica nel prossimo disco diventerà elettronica. Sto scrivendo nuovi pezzi, per la prima volta partendo dal computer e non dalla chitarra. Visto che abbiamo parlato di fiabe, ti dico il titolo di una delle nuove canzoni: Unicorn. Ma non è affatto candida e fatata.

(a cura di Fiorella Tarantino)

Da ascoltare (e da vedere):

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