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DeterminUs, la resurrezione dei Leverage

La band finlandese torna dopo dieci anni con un album in bilico tra power metal e hard rock melodico

Un’altra resurrezione propiziata dalla label italiana Frontiers. I finlandesi Leverage tornano col loro recente DeterminUs dopo dieci anni di assenza dal mercato discografico (la loro ultima uscita, Circus Colossus risale al 2009), con una formazione variata e una formula musicale in bilico tra power metal e hard rock melodico, piuttosto in linea sia con la produzione passata della band sia con il catalogo dell’etichetta napoletana.

I Leverage al completo

Iniziamo dai cambi di line up: il cantante Pakka Heino ha ceduto il microfono al bravo e versatile Kimmo Blom e il chitarrista Mikko Salovara è subentrato a Torsti Spoof. Restano ai loro posti il chitarrista Tuomas Hekkinen, il tastierista Marko Niskala e la sezione ritmica composta dal bassista Sami Norrbacka e dal batterista Valtteri Revonkorpi.

Ovviamente non si può parlare di metal finlandese senza citare mostri sacri come gli Stratovarious e i Nightwish (e, va altrettanto da sé, la tradizione germanico-scandinava).

E DeterminUs non smentisce l’appartenenza, tutt’altro.

La copertina di DeterminUs

Un suggestivo tappeto di tastiere ricamato dalle frasi della chitarra acustica introduce la potente cavalcata dell’open track Burn Love Burn, caratterizzata dal bel refrain melodico ai limiti dell’aor e dal sound che oscilla tra power e progressive. Notevole l’epica parte strumentale che si dipana tra ottimi assoli di chitarra e una parte d’assieme davvero maestosa.

La matrice power fa capolino anche nel singolo apripista Wind Of Morrigan,  in cui le melodie e le atmosfere celto-irlandesi si mescolano a riff potenti sorretti da una ritmica portentosa.

Con la durissima Tiger i Leverage si addentrano (e bene) nei territori del classic metal anni ’80: obbligatori i riferimenti agli Accept e ai Rainbow, sebbene la forte presenza delle tastiere corregga non poco il tiro, senza alleggerire l’impatto ma dando maggiore profondità al sound.

Le atmosfere folk tornano nella particolare Red Moon Over Sonora, una semi ballad in cui la lezione dei Nightwish si mescola di nuovo al lascito dei Rainbow (e forse non è un caso che Blom rifaccia il verso qui e lì al grande Ronnie James Dio).

Nella tenebrosa Mephistocrate emergono forti echi priestiani e riferimenti al metal germanico (al riguardo, è quasi obbligatorio citare di nuovo gli Accept).

Decisamente più leggera, Afterworld’s Disciple, è una puntata nell’aor corretto da passaggi power (negli stacchi e nei riff) e da suggestioni prog e classicheggianti (nelle parti strumentali, in cui fa bella mostra di sé la chitarra classica).

In un contesto sonoro così marcatamente melodico, non può mancare la power ballad: infatti, la sognante When We Were Young assolve egregiamente al compito e sposta l’asse musicale della band su lidi americaneggianti (impossibile non citare Magnum e Journey come pietre di paragone).

Altro classic metal in Heaven’s No Place For Us, in cui riecheggia la lezione di Ronnie James Dio, arricchita da una bella parte strumentale in cui le chitarre (acustiche ed elettriche) duellano alla grande a suon di fraseggi orientaleggianti.

Hand Of God è un curioso (ma ben riuscito) mix tra aor e prog e si segnala per l’assolo flamenco, ben inserito tra i ruggiti delle chitarre elettriche.

Più diretta, la metallara Rollerball, in cui l’impianto aor è rivisto e corretto da riff heavy non troppo duri.

Chiusura a cavallo tra power e prog con l’ariosa ed epica Troy, che indulge a suggestioni da colonna sonora in alcuni passaggi e si scatena in un bell’assolo di chitarra.

Una chicca in appendice, come da tradizione Frontiers: l’efficace versione acustica di Wind Of Morrigan, che esalta le suggestioni folk del brano.

I Leverage dal vivo

DeterminUs è un bell’album, che conferma il valore del sestetto finnico, forse ingiustamente relegato a un ruolo mediano.

Dirette, melodiche senza scadere nella stucchevolezza, ricche di virtuosismi ma mai sfilacciate o barocche, le undici canzoni di questa raccolta fanno ben sperare, sia per il futuro dei Leverage, in piena seconda giovinezza artistica, sia della scena metal norrena. Certo, forse un po’ di originalità in più non avrebbe guastato.

Ma, di fronte a tanta bravura, anche questo diventa un dettaglio.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale dei Leverage

Da ascoltare (e da vedere):



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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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