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Ambient e New Wave dalla Svizzera

Settore Giada è l’innovativo progetto di musica elettronica del percussionista svizzero Ali Salvioni

Aria gelida, capelli cortissimi e un bel po’ di piercing sul viso, il luganese Ali Salvioni è il creatore di Settore Giada, un’iniziativa musicale piuttosto originale, basata sulla sperimentazione elettronica. Nulla di particolarmente stravagante: siamo dalle parti dei  Kraftwerk, ma con un piglio e intenzione decisamente meno commerciali.

La forma canzone, negli ultimi cd di Settore Giada è stravolta e dilatata nelle suite, in stile kraut. Ma le regole dell’armonia sopravvivono e il risultato è gradevole. «Sperimento per dilatare la mia musica, ma non cerco la trasgressione a tutti i costi». Uno svizzero doc, insomma, che unisce l’amore per la professionalità e la precisione alla voglia di creare. Salvioni ha un percorso abbastanza tipico per chi, dopo anni di gavetta, tenta la sperimentazione. Percussionista con studi jazz alla scuola di musica di Zurigo e perfezionamento a L’Avana. Ma i sofisticati ritmi afrojazz non gli bastavano e il passaggio alla fusion è stato un passaggio quasi obbligato per chi, come lui, non concepisce la musica senza commistioni e colori.

Ma, nonostante la griffe colta, Salvioni mantiene un’attitudine semplice: «Sono un figlio degli anni ’80». Tocca credergli e, per fidarsi, vedere i suoi video su youtube, dove è immortalato con i mitici Doctor Martins ai piedi, icona delle controculture nata a partire dal ’77 e sopravvissuta a punk, dark e new wawe. Sopravvissute? Proprio no: per il batterista hi tech dall’attitudine innovativamente retrò, quegli anni non sono mai morti. «Sono la mia seconda anima musicale».

Che vuol dire?

Vuol dire che non faccio solo sperimentazione elettronica, ma porto avanti, in parallelo, un progetto ispirato alle sonorità di quel decennio.

E non c’è contraddizione con il tuo attuale progetto?

Proprio no. Un artista, a mio parere, deve tentare più strade, anche contemporaneamente. Oggi non è possibile fossilizzarsi su un solo genere. Non solo per motivi economici (più cose si suonano e più si lavora) ma anche artistici in senso stretto: le esperienze musicali non sono compartimenti stagni, ma specialità che si influenzano e si stimolano a vicenda.

Veniamo a Progetto Giada. In cosa consiste la tua sperimentazione musicale?

Io parlerei di ricerca sui suoni elettronici in direzione ambient. Faccio tutto da solo tranne che dal vivo, dove sono supportato da uno o due videoartisti.

Il risultato è gradevole. Ma a livello di pubblico?

A dire il vero, non mi sono mai posto il problema del pubblico finché non ho visto i risultati, che trovo sorprendenti. La risposta è stata ottima, sia da parte della critica sia da parte degli ascoltatori, non necessariamente specializzati o appassionati del genere. I concerti di Settore Giada fanno il pieno e i cd hanno avuto una buona circolazione. Non me lo spiego, perché la mia non è una proposta commerciale. Mi limito a prenderne atto e a sentirmi soddisfatto: noi artisti esistiamo anche in funzione del pubblico e quando quest’ultimo recepisce vuol dire che siamo sulla strada giusta.

Ci si lamenta parecchio della scena italiana. Ma quella svizzera com’è?

A dire il vero è una scena piccola per cui è impossibile sopravvivere a livello economico se ci si impegna in un solo progetto.

In che senso?

Nel senso che il circuito di locali, pubblici e privati, è ridotto e quindi è impossibile suonare per un numero sufficiente di date.

Però stare nel cuore dell’Europa avrà i suoi vantaggi.

Certo: la geografia, nel mio caso, non è un castigo. Senza sottopormi a chilometraggi pesanti e onerosi finanziariamente, posso suonare in Francia, Germania, Austria e Nord Italia.

Non è poco. Decisamente una situazione migliore rispetto a quella di chi parte, ad esempio, dal Sud Italia.

Forse sì. Ma l’eccesso di offerta e la frammentazione della scena musicale non aiutano nessuno comunque. Non è facile neppure al di là delle Alpi, credimi.

Veniamo alla tua partecipazione a Solchi Sperimentali Italia. Come è avvenuta?

Tramite alcuni amici sono venuto a conoscenza di questo progetto [un doppio dvd dedicato alla scena sperimentale, Nda] e ho contattato il suo ideatore-animatore, Antonello Cresti per parteciparvi. Il mio contributo consiste in un brano che ho composto ad hoc e in un’autointervista. Credo che sia un’occasione importante di confronto tra artisti di diverse estrazioni ma accomunati dalla voglia di andare oltre i cliché.

Un’ultima domanda: che significa Settore Giada? Perché questo nome?

È tratto da Life During Wartime, un romanzo distopico di fantascienza di Lucius Shepard. Adoro questo racconto e ne ho tratto non poca ispirazione.

(a cura di Saverio Paletta)

Per saperne di più

http://www.ali-s.com/

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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