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I Legno in concerto

Due risate sotto la maschera. Intervista ai Legno

Il duo toscano, fresco della collaborazione con Divanoletto de Le Iene e del recentissimo “Titolo album”, spiega il proprio approccio demenziale (ovviamente voluto) e racconta le proprie ambizioni: il mainstream? Non è una scelta obbligata, ma il successo spesso ricompensa la bravura

Come i Kiss vecchia maniera, ma più caricaturali e molto, ma molto meno rock.

I Legno sono due ragazzi toscani, di cui non si conoscono le identità, che celano dietro grosse scatole di legno decorate a mo’ di maschera e interpretano due personaggi: Legno Felice e Legno Triste.

Maschere e strumenti: i Legno in sintesi

Questo duo bizzarro debutta nel 2018 con una la trilogia composta da Sei la mia droga (parte uno), Tu chiamala estate (parte due) e Mi devasto di thè (parte tre).

Il disco d’esordio, Titolo album, è uscito il 29 marzo per Matilde Dischi.

Di recente, i Legno si sono segnalati per la collaborazione con Divanoletto, nome d’arte dell’inviato de Le Iene Nicolò De Devitiis, nel singolo All You Can Eat.

La vostra trilogia racconta l’inizio del personaggio Legno. Come si sviluppa nel resto del Titolo album?

La trilogia nasce per gioco e per presentare il personaggio. Il resto è costituito da stimoli inviatici dagli amici che ci hanno scritto. Hanno dato loro vita a pezzi come Friendzone oppure Eroina. Sono testi nati insieme al pubblico.

I Legno al parco

Artisti emergenti. Ma con identità nascosta e personaggi mascherati. Ma ci sono altre motivazioni? Il non visto attira di più? Oppure è una questione di privacy?

Legno Felice: Si fa perché siamo troppo belli!

Legno Triste: Il nostro obiettivo era fare arrivare prima la nostra musica che noi. Anche attraverso il binomio Legno Felice e Legno Triste che sono vicini ai nostri stati d’animo. Non ci interessa nascondere le nostre identità.

Legno è un supereroe dell’it-pop. Chi sarebbe nel mondo dei fumetti? ma soprattutto chi è il nemico?

LT; Batman, perché da piccolo mi sarebbe sempre piaciuto essere lui. Perché anche se non aveva dei grossi poteri metteva la sua tuta per affrontare il nemico.

LF: Spiderman. Il nemico per quanto mi riguarda, oltre il fuoco, direi la tristezza e le situazioni spiacevoli che possono subire i nostri fan. A noi fa piacere scrivere dei pezzi insieme a loro cercando di risolvere qualche loro problema.

Un bacio al Legno (quello Felice, ovviamente)

In modo semplice si parla di sentimenti. Una tappa obbligata per l’it-pop?

LF: non c’è un testo che fa l’artista, ma l’esigenza di parlare e di trasmettere un pensiero. 

LT: Non sono i paroloni che fanno un cantautore, ma quello che vivono. Raccontare una generazione, per noi dei giovanissimi. 

Come percepite la differenza tra mainstream e mondo indipendente?

LF: Se si ricerca l’etimologia delle due parole si sa benissimo di cosa si parla. Ma una canzone quando è bella viene riconosciuta a prescindere. Quando arrivi vuol dire che sei bravo.

LT: Quando scriviamo lo facciamo senza pensare se sia per il mainstream o meno. Facciamo quello che sentiamo. Non si sfornano canzoni come dal panettiere solo per andare in radio. L’artista emergente non genera business come un Jovanotti, ci vuole tempo. 

LF: C’è il caso di Brunori, cheè l’esempio di chi fa musica per tutti, a prescindere dal canale di divulgazione.

Il compleanno del Legno Triste

Vi hanno chiesto che pensate delle collaborazioni. Voi avete risposto che poteva nascere un featuring nei concerti. Poi c’è stato il lockdown. In quarantena c’è stata qualche simpatia o interesse con altri artisti?

LT: Ora è un momento in cui bisogna navigare a vista. Le uscite si sono ritardate e anche le collaborazioni. Tutto è in divenire. Il tour per fortuna si è creato e siamo felici che qualcosa si muova.

(a cura di Fiorella Tarantino)

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