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Mauro Di Maggio in concerto

Venticinque anni di musica. Mauro Di Maggio si racconta

Il cantautore romano fa il punto sulla sua carriera e spiega perché ha scelto una cover di Roy Orbison per tornare a incidere. Non manca l’aneddoto: ho interpretato Renato Zero in un videoclip e la gente mi scambiava per lui…

Romano, classe ’77, Mauro Di Maggio è quel che si dice un artista di lungo corso.

Lo testimoniano i suoi quasi venticinque anni di attività, iniziati col botto grazie alla partecipazione a Sanremo Giovani (1996) e proseguiti con collaborazioni prestigiose, tra cui quelle con Ron, Britney Spears, Mara Maionchi, Zero Assoluto e Ambra Angiolini, per la quale ha scritto le musiche di spettacoli teatrali.

Mauro Di Maggio con la sua chitarra

Forte di una discografia non eccessiva (tre album e una manciata di singoli) ma curata in maniera maniacale, Di Maggio è tornato di recente con A Love So Beautiful, una cover di un classico di Roy Orbison.

La domanda sorge spontanea: perché una cover? O meglio: che senso ha una cover per un artista che dell’autoralità ha fatto una missione?

Lo chiediamo direttamente a lui.

Cosa rappresenta per te A Love So Beautiful?

Avevo una forte esigenza, come ho tutt’ora, di pubblicare e far ascoltare nuove canzoni.

Ovviamente sto lavorando al nuovo album, ma volevo far uscire qualcosa nell’immediato dato che è trascorso molto tempo dalla mia ultima pubblicazione. E  ho realizzato A Love So Beautiful. Non volevo anticipare ancora le nuove canzoni, perciò ho pensato di fare una cover mettendoci dentro il mio mondo. Pochi anni fa ho scoperto questa meravigliosa canzone di Roy Orbison: un amore a primo ascolto. La sua melodia così dolce e classica ha toccato le mie corde e loro hanno risuonato con forte emozione. Non ho mai interpretato canzoni che non fossero scritte da me sino ad ora. Ma quando ho ascoltato questa, ho sentito il desiderio di scriverne una simile. Tuttavia, ho pensato che avrei potuto offrire una nuova veste a questa grandiosa canzone. Spero di esserci riuscito.

Quali sono le tue influenze musicali?

Le mie influenze sono state e sono tuttora tantissime e varie. Passo dai cantautori come Lucio Dalla, Rino Gaetano o Lucio Battisti a Radiohead, Beach House, Metronomy o Temples. Ascolto tanta di quella musica che potrei non finirne l’elenco nel giro di un giorno: meglio che mi fermi qui.

Mauro Di Maggio in Zero il Folle

Neppure il tuo background è leggero: sei, come si suol dire, uno che ha studiato…

Mi sono avvicinato alla musica sin da bambino, grazie a mio padre Agostino, che amava la musica da renderla una colonna sonora sempre presente, ogni giorno, in ogni gita e in tutti i viaggi. Sin da piccolo ho iniziato a studiare chitarra per poi entrare a undici anni al Conservatorio Santa Cecilia in Roma. Ho sempre scritto canzoni e la mia carriera come cantautore è iniziata nel 1996 con il singolo Non So e con Sanremo Giovani. Da lì tutto il resto.

Anche le tue collaborazioni non sono poche né leggere…

Ho avuto la fortuna di collaborare con molte personalità artistiche speciali.

Cito, tra i tanti e un po’ alla rinfusa (scusandomi per le omissioni) Ron, Ambra Angiolini, Renato Zero e Michele Placido. Ogni incontro ha sempre aggiunto qualcosa di bello e significativo alla mia vita.

Un primo piano di Mauro Di Maggio

Hai qualche episodio particolare da raccontarci?

Una giornata intensa, particolare e divertente l’ho vissuta di recente durante le registrazioni del videoclip Zero il Folle di Renato Zero. Interpretavo come attore Renato Zero da giovane insieme a lui, che interpretava, invece, sé stesso ai giorni d’oggi. È stata un’esperienza simile a una favola: vestire gli abiti dell’epoca di Renato, truccarsi come lui, apprendere da lui stesso le sue movenze e i suoi gesti così da poterli emulare nel video… Ho vissuto qualcosa di surreale, fuori dal tempo, di magico. In particolare, è stato divertente girare alcune scene in esterno, che poi non sono state montate nel video. Dovevo girare nel centro di Roma vestito da Renato. E ho visto le persone stupite, incredule, sorridenti che a volte mi chiamavano Renatino. Una giornata indimenticabile, non c’è che dire.

I tuoi programmi per il futuro?

Nuove canzoni, pubblicare il nuovo album e continuare ogni giorno a esprimere e realizzare arte in ogni sua forma, musicale e visiva.

(a cura di Andrea Infusino)

Da ascoltare (e da vedere):

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