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Il fuoco nel piano, Vincenzo Parisi e il suo “Zolfo”

Il pianista-compositore esordisce con un concept album strumentale dedicato alla sua Sicilia, in cui l’immaginario mediterraneo rivive in un contesto sperimentale. Tradizione e modernità, tra virtuosismi e field recording

L’inizio è struggente, grazie a un la incalzante e ribattuto con espressione e andamento percussivo.

Così Vincenzo Parisi irrompe sulla scena musicale col suo disco d’esordio Zolfo, uscito lo scorso 22 maggio 2020 per Piano B Agency.

Parisi, maestro di pianoforte dalla carriera brillante e ricca di successi, ha un background ricco ed eclettico: ha studiato pianoforte, composizione ed economia per la musica.

Un primo piano di Vincenzo Parisi

Curioso e capace di spaziare con successo in diverse branche del sapere, il pianista-compositore siciliano è capace di attingere con sensibilità a numerose fonti di ispirazione.

Gli otto brani di Zolfo disegnano un concept album per piano solo, ispirato a suoni mediterranei, carico di influssi arabi e pieno di rimandi ai canti popolari siciliani.

Come anticipato in apertura, il disco comincia con un brano ricco di forti connotazioni ritmiche: Il Cristo Nero invade l’orecchio con commovente efficacia, grazie anche a un colpo da maestro dell’autore.

Ci si riferisce all’uso dei suoni del panorama urbano in cui l’artista si trovava durante la sessione dal vivo tenutasi in una piazza del quartiere Ballarò il 7 ottobre 2018, durante la manifestazione Piano City Palermo. Un ardito escamotage che trasforma il panorama fisico (landscape) in panorama sonoro (soundscape): la musica acquista profondità e diventa vita, grazie a un approccio che strizza l’occhio a Pirandello.

Il Cristo Nero prosegue con momenti in cui il flusso musicale viene spezzato da note gravi, dissonanze e giochi di semitoni e diventa austero e pungente. In un crescendo sempre più drammatico, l’aspetto ritmico del brano si fa più incalzante. Poi, una lieve distensione dei suoni apre al brano successivo.

Furnarisca comincia con un andamento definito e ripetitivo, pieno delle consuete sonorità mediterranee. La melodia è molto particolare e attinge a sonorità e della tradizione musicale siciliana: cioè alle cadenze cosiddette a la furnarisca, a la viddanisca, a la surfara.

Canti del mare, è un racconto di pescatori: è il ricordo degli aneddoti da tonnara, della caccia, della speranza, del viaggio, dei sacrifici e del sangue, della mattanza che è anche sopravvivenza. Il tema mescola momenti vividi e gioiosi a dissonanze e momenti cupi, in un’alternanza di suoni e le sensazioni, come le onde del mare e il loro infrangersi sullo scafo.

L’abile gioco dei toni profondi e percussivi del pianoforte è il trait d’union dei brani dell’album. L’immagine successiva, il ritorno dal mare, è raccontata in Ninna nanna.

Al titolo, tuttavia, non corrisponde il motivo dolce e confortante che quasi quasi ci si aspetterebbe. Semmai, domina un chiaro-scuro sonoro dai tratti percussivi, che rende questa composizione una nenia cruda e sentita, carica della vita dura della gente di mare. La tavolozza di Parisi sfodera colori e toni saturi con tratti melodici nervosi, spiazza l’ascoltatore e lo conduce in una dimensione sonora inaspettata.

La copertina di Zolfo

In Mi votu e mi rivotu emerge l’aspetto più delicato del compositore siciliano, grazie a dinamiche spaziose e di ampio respiro, che consentono quasi di prendere una pausa dopo la possanza dei brani precedenti. Anche stavolta il field recording fa capolino e marca bene le sonorità del piano: ne è un esempio l’appaluso spontaneo riprodotto nel pezzo, che ricorda senz’altro il gradimento del pubblico che ha apprezzato dal vivo la performance di Parisi, ma esprime anche l’approvazione ideale del popolo siciliano.

Con Muqarnas si ritorna alle timbriche forti e ai suoni percussivi. La linea musicale è spettrale, spigolosa e netta. E il tema vi si incastona con un gioco di botta e risposta fra la mano destra e la sinistra del pianista,

Lo sviluppo del pezzo è rovente come la lava, che non conosce ostacoli, e volteggia nel ritmo con accordi netti e dissonanti. Un abile gioco di tradizione e contemporaneità, con un tema che sa di popolare e suoni minori melodici che ricordano il mondo arabo e la sua architettura.

Kyrie Ekekraxa è il tributo al mondo bizantino-ortodosso. I suoni sono a tratti sconvolgenti, ma sempre dosati in un crescendo e con una costruzione che rivelano l’eclettismo di Parisi. Geniale il riferimento allo scacciapensieri che dona un senso di sicilianità marcatissimo.

Surfara torna a colpire l’orecchio con il ritmo. Anche in questo brano la connotazione territoriale è forte: è una canzone di miniera che chiude il cerchio dell’album, di cui tra l’altro ricorda il nome. L’accompagnamento di scacciapensieri lascia spazio ad accordi che danno spinta al brano, che esplode con modulazioni modernissime, dai tratti pentatonici, diatonici e diminuiti, in quello che rappresenta vero e proprio assolo di Parisi. Il pianoforte si libera e arricchisce un’opera fatta di storia, contaminazione e consapevolezza.

Zolfo ricorda un nero d’Avola vinificato con sapienza, che si fa gustare bene grazie a un gioco di equilibri fra tannicità e morbidezza: è un disco di carattere che sicuramente resisterà al tempo. Un disco da bere sorso dopo sorso, con la consapevolezza che non diventerà mai aceto.

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