Most read

Raven Waltz, il folk secondo Al The Coordinator

L’artista cosentino licenzia il suo secondo album ispirato al bluegrass dell’America Profonda e contaminato in maniera intelligente con il rock più evoluto

Raven Waltz, uscito a fine gennaio per La Lumaca Dischi-Audioglobe, è il secondo album di Al The Coordinator, al secolo Aldo D’Orrico, che prosegue con questo lavoro il percorso folk di ispirazione americana cominciato col precedente Join The Coordinator.

Per questa nuova impresa l’artista cosentino si è avvalso della collaborazione dei Muleskinner Boys (una band calabrese di bluegrass composta da Giuseppe Romagno al dobro, Alessio Iorio al contrabbasso e Mario D’Orrico al mandolino), del violinista Piero Gallina, di Paolo Chiaia al piano Rhodes e di Dario Della Rossa, storico militante della Brunori Sas, al piano, all’harmonium e alla Solina.

Al The Coordinator e la sua chitarra (foto di Fausto Scirchio)

Aldo D’Orrico, ha un percorso musicale lungo, complesso e proficuo. La prima esperienza è con i Diastasia, subito dopo fonda i Miss Fräulein e perfeziona la sua tecnica chitarristica grazie all’insegnamento del maestro Lutte Berg. Quindi perfeziona i suoi rudimenti di blues e rock’n’roll nei Texaco Jive di J.J. Guido, con cui accompagna la cantante newyorkese Amy Coleman nelle sue tournée italiane.

Nel 2008 fonda insieme a Mario D’Orrico i Muleskinner Boys, e fa inoltre parte con del progetto Kyle, de I Tulipani, dell’ensemble 4+20 e dei Kjümmo

Raven Walz è stato registrato e missato al Kaya Studio, Cosenza, da Vlad KayaDub Costabile e Francesco Malizia: entrambi si sono occupati anche della produzione insieme ad Aldo D’Orrico. La masterizzazione è a cura di Andrea Bernie De Bernardi presso l’Eleven Mastering Studio di Busto Arsizio.

Raven Waltz è un richiamo profondo al paesaggio di un certo sogno americano.

Il disco è composto da 10 brani, scritti e arrangiati da Aldo D’Orrico, a eccezone di The Riddle Song, un traditional inglese, e Don’t Worry Baby, cover dei Beach Boys.

La copertina di Raven Waltz

Jumping Red Spiders è l’open track e singolo apripista, accompagnato da un video diretto da Mauro Nigro e ispirato dai b-movie anni ’60-’70. I protagonisti sono alle prese con il mistero di enormi ragni rossi usciti dal nulla.

«Sono sbucati da un brutto sogno. Sono enormi ragni rossi. E saltano verso di te. Non troverai scampo nelle montagne o nei boschi. Non ti aiuteranno il banjo, il violino o la vipera. Puoi solo chiudere gli occhi e immaginare che non ci siano», scrive D’Orrico.

Il viaggio solitario prosegue con The Walker, in cui assoluta protagonista è la chitarra, che regala un tono a tratti malinconico e a tratti riflessivo. 

Brio e leggerezza traspaiono invece da Little Wonder, che danno un tono allegro a una storia uggiosa. 

Chitarra e pianoforte si mescolano alla grande in (I Always Wanted To) Stay At Home.

La Riddle Song di Al The Coordinator ricorda le leggende raccontate intorno ad un fuoco tra le montagne.

Sigourney Wright è il sequel di due brani contenuti nel precedente Join The Coordinator. Il primo, Shepherd’s Walk, racconta di un uomo uscito fuori di senno, perché si trova a vivere da solo in montagna e si convince di essere un Pastore. Nel secondo, The Hunter’s Prayer, lo stesso personaggio diventa un cacciatore. Ed infine in Sigourney Wright spiega perché non vuole più rivedere il suo grande amore.

Segue la cover effervescente di Don’t Worry Baby

In Smile Today la chitarra regala una struttura e una forma precisa al pezzo, il cui testo sposta infatti la sua attenzione tra presente e passato.

Mornings è un brano che apre delle finestre sugli inizi di giornata di quattro persone. E le quattro storie si intrecciano sotto il suono delle quattro corde del banjo.

Chiude il disco la title track Raven Waltz, un intenso bluegrass come tradizione comanda.

Raven Waltz concretizza le buone premesse dimostrate da Join The Coordinator, con arrangiamenti ricchi e curati e, perché no?, un approccio più maturo.

Da ascoltare (e da vedere):

 1,503 total views,  2 views today

Comments

Be the first to comment on this article

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Go to TOP