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Il ritorno rock del papà di Hotel California

Un cast all star per American Rock ‘N’ Roll, l’ultimo album solista dell’ex Eagles Don Felder

Per i più Don Felder è uno dei due chitarristi storici dei leggendari Eagles e, in tale ruolo, autore dell’immortale Hotel California (alzi la mano chi non è rimasto incantato almeno una volta dal bellissimo arpeggio del tema o dal duetto micidiale con Joe Walsh).

È senz’altro quanto basta per essere ricordato dagli appassionati del rock classico. Ma anche per subire la maledizione degli ex, visto che dal 2001, l’anno in cui fu espulso dalla band losangelena, il Nostro ha prodotto davvero poco ed è rimasto inchiodato al mito dei tardi anni ’70, quando le Aquile esplosero nelle classifiche e infiammarono le platee mondiali col loro particolare country rock dalle sonorità un po’ hard e dai tocchi latini.

Don Felder con la sua Sg Gibson a doppio manico

Perciò è un piacere ascoltare American Rock ’N’ Roll, il recentissimo album solista (il terzo, per la precisione) di Felder, uscito per la Bmg alla fine della primavera, giusto in tempo per arroventare la stagione calda con undici brani di rock old school, suonati alla grande da un cast di trenta star di prima grandezza.

Un’avvertenza prima di procedere: se cercate suoni e songwriting rivoluzionari siete fuori strada. Di più: se c’è qualcosa che latita nei solchi di American Rock ’N’ Roll è l’originalità. Già: non c’è fraseggio, riff, strofa o refrain in cui non faccia capolino il deja vu.

Ma c’è da dire che l’innovatività non è richiesta a Felder. Anzi: se un certo rock tutto canoni e cliché non lo suona lui, chi altri potrebbe farlo con altrettanta efficacia?

La copertina di American Rock’N’Roll

E che siamo su lidi davvero classici, lo ribadisce American Rock ’N’ Roll, la title track, che apre l’album con un riff che sembra tratto dai Rolling Stones più settantiani. Notevole la performance della band che accompagna il chitarrista con lo spirito gioioso di una jam session: la brava Monet Owens che fa da corista alla voce roca di Felder, Chad Smith e Mick Fleetwood che picchiano alle batterie, giusto per ribadire l’influenza di certo southern, l’ottimo Nathan East al basso e, ciliegina sulla torta, Slash, che duetta col Nostro a suon di assoli infuocati, più le preziosità percussionistiche di Lenny Castro. E scusate se è poco.

Slash

Nella successiva Charmed, Felder divide le parti di chitarra col mitico Alex Lifeson dei Rush, che implementa l’impatto hard del pezzo, nel riff pesante e un po’ funky che marca il refrain, impreziosito dall’organo Hammond di Mike Finnigan, un mago delle tastiere al servizio da decenni delle star del rock che conta. Ottima anche la prestazione di Robin DiMaggio, che resta un grande batterista anche a prescindere dalle sue recenti traversie giudiziarie (è stato arrestato per truffa e probabilmente questa è la sua ultima comparsata su disco). Altra chicca, la partecipazione di Timothy Drury, sessionman diventato famoso come membro della band che accompagnava i comizi presidenziali di Bill Clinton.

Don Felder ai tempi d’oro degli Eagles

Con il lentone Falling In Love, Felder si tuffa nelle sonorità che hanno reso celebri gli Eagles, con l’aiuto dell’ex Toto Steve Porcaro.

Le radici eaglesiane affiorano anche nella seguente Hearts On Fire, un pop rock leggero e melodico e dai suoni un po’ southern, ruffiano quel che basta e suonato in maniera convincente da una backing band di tutto rispetto, in cui fanno bella mostra di sé Joe Williams, un altro ex Toto, che si presta bene al ruolo di seconda voce, il bassista virtuoso Alex Al, e un altro ex Toto ancora, il tastierista David Paich.

C’è poi da divertirsi davvero ad ascoltare Limelight, uno shuffle boogie sinuoso e tamarro, in cui Felder duella alla grande con la bella Orianthi, già chitarrista alla corte di Michael Jackson e Ritchie Sambora, il braccio destro di Bon Jovi. Anche al basso c’è una sorpresa: Chris Chaney dei Jane’s Addiction, che una volta tanto molla i ritmi alternative in favore del divertimento.

La brava e bella Orianthi, guest star dell’album di Felder

Cambio di atmosfera in Little Latin Lover, un rock latino dalle sonorità prevalentemente acustiche, impreziosito dall’accordion di Christophe Lampidecchia e dal pianoforte di Alex Alessandroni. Di tutto rispetto anche la sezione ritmica, a cui partecipa il leggendario bassista Abe Laboriel sr.

Rock You è una virata verso l’hard più ruvido degli anni ’80, radiofonico quel che basta ma non scontato. Anche stavolta gli ospiti sono a dir poco di tutto rispetto: Joe Satriani e Sammy Hagar. E se non bastasse, c’è anche un cameo di Bob Weir dei Grateful Dead. Serve altro?

Il supervirtuoso Joe Satriani

She Doesen’t Get It è ancora rock, ma dal refrain più leggero e scanzonato e più pop oriented. Tra gli ospiti spiccano il superbassista Ben White e Todd Sucherman, il batterista degli Styx.

Country, East Coast e un pizzico di psichedelia nella sognante Sun, impreziosita dalla lap steel guitar del leggendario Greg Leisz e dal drumming di Steve Gadd, altro mostro sacro della musica contemporanea.

Sammy Hagar

La romantica The Way Things Have To Be è un’altra immersione nelle sonorità degli Eagles più melodici. L’ospite d’onore è all’altezza della sfida: Peter Frampton che duetta in punta di dolcezze, vocali e chitarristiche, col padrone di casa. Degna di nota anche l’apparizione del leggendario batterista Jim Keltner, turnista di prima grandezza dello star system mondiale.

Una chiusura nel segno del pop con You’re My World, a cui partecipa Kenneth Crouch, un altro super turnista dalle collaborazioni a dir poco multiformi.

Peter Frampton

Forse American Rock ’N’ Roll non spaccherà le classifiche e non è mancato, anche tra i critici, chi ha provato a far passare la sua canonicità per mancanza di idee o, peggio, ristagno artistico.

A nostro sommesso parere, quest’ultima prova solista di Don Felder è un album onesto, che ripassa alla grande il decennio della rinascita di un certo rock, a cavallo tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80, per capirci dagli Eagles all’aor.

Don Felder e Joe Walsh ai tempi degli Eagles

Ma lo fa con suoni e arrangiamenti moderni che evitano il rischio del vintage e riescono a mettere d’accordo i nostalgici, gli intenditori e i neofiti.

Il che non è poco davvero.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale di Don Felder

Da ascoltare:

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

Comments

There are 2 comments for this article
  1. eb Maggio 30, 2020 3:29 pm

    saverio paletta, forse non dovevi mettere la foto di Joe Walsh con la didascalia “Don Felder”, che ne dici?

    • Saverio Paletta Giugno 3, 2020 11:38 am

      Abbiamo corretto. Grazie per la cortese segnalazione

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