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Dalla celluloide al pentagramma, la parabola di Serena Brancale

Dalle pellicole con Sergio Rubini alle sonorità soul del suo Quartet, una artista a tutto tondo si racconta

Serena Brancale ha esordito al cinema con la pellicola di Alessandro Piva Mio cognato, con Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio e con il ruolo da protagonista nel film Da che parte stai di Francesco Lopez.

Dopo gli studi al Conservatorio suona nei festival con il Serena Brancale Quartet. Raggiunge la notorietà con la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2015 tra le Nuove Proposte con il brano Galleggiare, che dà il titolo al suo primo disco. Lo scorso anno pubblica Vita da Artista per Avarello Music.

Un primo piano di Serena Brancale

Da attrice in Mio Cognato con Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio e Da che parte stai come protagonista. Da musicista Serena Brancale Quartet. La non partecipazione a Xfactor e la presenza a Sanremo 2015 con Galleggiare. Ora il disco Vita da artista. Un percorso artistico intenso…

L’esperienza di Sanremo l’ho affrontata ancora acerba a livello musicale. Credo che la mia maturazione piena sia apprezzabile nel mio ultimo album. Galleggiare e l’album sono lavori nati conservando tante idee che ho scritto nel tempo. Sono convinta che Vita da artista mi racconti al meglio perché è molto più libero rispetto a Galleggiare. È borderline, tra jazz e musica sperimentale. L’età e il tempo hanno fatto tutto nel mio percorso: più vado avanti e più capisco delle cose. Per esempio, preferisco cantare meno per dare un valore maggiore puntando alla qualità.

«Tempo al tempo, tempo che sfugge dalle mani, non ha paura di niente, mai». Quanto valore diamo al nostro tempo? Quanta paura della sua fine?

Noi artisti abbiamo la fortuna di poter cantare fino ad un’età avanzata. Il tempo perciò ci è nemico fino ad un certo punto, siamo capaci di poter continuare a cantare e a suonare. Odio il tempo, ma lo amo contemporaneamente. Sia perché mi permette di crescere, capire e anche di sbagliare. Ma ne ho paura perché sono molto ansiosa. Sono attratta dal tempo della musica, che è anche ritmo. Forse per via delle origini venezuelane di mia madre che mi ha trasmesso la passione per il ritmo.

Serena Brancale in versione lavanderina

Il tema del tempo si affaccia anche in Paprika, che, felice della vita, cade in depressione. È una critica al mondo musicale oppure ad alcuni tipi di artista?

Abbiamo due vite. La parte razionale che ci porta a fare determinate cose nel nostro percorso. Ma abbiamo una vita parallela, matta, pazza e senza orari. Ed è quella che spiego in ogni pezzo, dettaglio per dettaglio, in Vita da artista.

Com’è stato collaborare con Willie Peyote?

La collaborazione è nata attraverso Instagram, perché ci seguivamo a vicenda. Gli ho proposto una collaborazione e lui ha accettato con tanto amore. Nata attraverso il web e solo in seguito fisica nell’incontro di persona.

La musica è l’aspetto fondamentale della tua vita. E spaziando tra vari generi gestisci uno spettro vocale decisamente vario. Come costruisci il punto di incontro tra i diversi generi musicali? Cosa vorresti sperimentare nel prossimo futuro?

Scrivo senza incanalare troppo i pensieri. Certo ora inizio a prefissarmi degli obiettivi guardando ai mondi musicali da toccare. Però se mi chiedi se mi faccio delle domande, ad esempio prima di fondere il jazz con il soul, non so risponderti. Ti posso dire che rifletto sul crossover dopo aver buttato giù il materiale. La mia stesura è cantautorale cerco pertanto di essere ordinata ed avere uno schema preciso. Poi intervengono i colori del soul, la musica black, e il ritmo della musica afroamericana. È presente anche l’aspetto armonico con la sezione dei fiati. Parto dall’idea di scrivere una canzone della musica italiana ma all’interno di questo contenitore inserisco vari colori che toccano diversi generi musicali.

Un altro primo piano di Serena Brancale

Vivere qui e ora. Quanto è difficile vivere e non pensare o avere paura del futuro?

Combatto con questo aspetto. Cerco sempre di organizzare tutto in modo schematico e quasi tedesco. Ma l’artista non dovrebbe fare così, dovrebbe vivere il momento e dare il massimo. Combatto con queste due visioni di vivere cercando un equilibrio. 

Parlando di futuro, cosa stai programmando?

Sto lavorando a un singolo da pubblicare nella prossima primavera e a un nuovo disco con sonorità diverse da Vita da Artista. Molto più legnosa e fisica, tocco l’elettronica con un profumo di musica napoletana.

(a cura di Fiorella Tarantino)

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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