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In The End, l’ultimo saluto a Dolores O’Riordan

I Cranberries licenziano l’ultimo album ricavato dai provini fatti durante il tour del 2017 a pochi mesi dalla morte della celebre e sfortunata cantante. Undici gemme musicali per ascoltare ancora una volta Dolores come se fosse ancora tra noi

Lo hanno detto in tanti, lo ripetiamo anche noi: questa è davvero la fine per i Cranberries, sebbene In The End, uscito per la Bmg nella primavera inoltrata, sia la classica fine che non finisce.

Innanzitutto, per la modalità con cui l’album è stato confezionato: grazie al lavoro superbo del produttore Stephen Street (già con The Smiths, Blur, Lloyd Cole e New Order) che ha costruito bellissimi arrangiamenti attorno ai demo incisi dalla compianta Dolores O’Riordan e dal chitarrista Noel Hogan nelle pause del tour del 2017.

I tre Cranberries superstiti posano per il nuovo album

Doveva essere l’album della ripartenza e invece è il commiato, postumo per la cantante, morta all’improvviso il 15 gennaio 2018, e definitivo per la band.

In secondo luogo, pesa anche il retroscena, l’autorizzazione commossa dei familiari della frontwoman, che dà un sapore dolceamaro a questa operazione discografica, che ricorda un po’ da lontano le riesumazioni di Freddie Mercury operate dai restanti Queen a botte di campionatori negli anni ’90.

Ma, effettistica a parte, si capisce sin dal primo ascolto che gli undici pezzi di In The End non hanno il tono lugubre dell’addio, ma semmai la soave malinconia della speranza di rinascere. Approccio confermato dai testi, in cui la povera Dolores rievoca i traumi e le difficoltà del suo passato recente (il divorzio e i problemi di salute), magari per esorcizzarli.

La copertina di In The End

Quello della band irlandese è un addio preterintenzionale ma definitivo, perché Noel, suo fratello, il bassista Mark Hogan, e il batterista Fergal Lowler non vogliono proprio saperne di continuare, proprio come i Led Zeppelin dopo la morte tragica di John Bonham, giusto per ribadire che loro, i Cranberries, non sono un logo ma un gruppo, e che senza Dolores il gruppo non può esistere.

I Cranberries di In The End si presentano per l’ultima volta al pubblico come se la loro avventura, nata per caso nei pub di Limerik, non dovesse mai finire: non fanno nulla di speciale se non essere sé stessi.

A partire da All Over Now, il primo singolo apripista messo in cima alla tracklist: chitarre morbide ed effettate quel che basta, melodia tipica della band cantata con voce dolce e velata, ritmica sostenuta quel che basta, per ricordarci che sempre di rock si tratta ma senza esagerare.

Sì, sono sempre loro e danno l’idea di voler restare.

La voce di Dolores non è un fantasma neppure nella successiva Lost, una ballad in crescendo in cui la compianta frontwoman si esibisce nei suoi gorgheggi carichi di vibrato e intensità.

The Cranberries dal vivo

Leggermente più pesante nel sound, Wake Me When It’s Over, secondo singolo tratto dall’album, combina felicemente una refrain pop con chitarre toste e ritmiche martellanti.

Suoni acustici delicati e melodie sognanti nella dolcissima A Place I Know, in cui Dolores non gorgheggia ma sussurra quasi, con la consapevolezza che non sempre serve salire di tono per guidare l’ascoltatore in un sogno.

In Catch Me If You Can emerge la vena più irish della band, innestata su una base rock robusta ma non eccessiva. Su tutto impera ancora la voce indimenticabile della cantante, che domina il crescendo del brano con un bel connubio di dolcezza e potenza.

Con Got It le atmosfere virano sul pop più leggero, appena velato da una lieve malinconia.

Toni e armonie leggere anche in Illusion, una ballata dalle sonorità prevalentemente acustiche che evoca immagini campestri.

Crazy Heart è un pezzo pop rock dall’esplicita vocazione radiofonica, in cui emergono soluzioni indie ed echi new wave.

Decisamente più solare la seguente Summer Song, in cui il refrain frizzante e arioso si regge su una chitarra acustica forte ed essenziale e sfocia in un coro sbarazzino.

Dinamiche in crescendo, armonie aperte e melodia al solito trasognata nel singolo promozionale The Pressure, che esplode in un coro forte ed elegante. In una parola, una canzone superba.

Finale col botto con In The End, title track e ultimo singolo tratto dall’album.

The Cranberries in posa con i loro alter ego bambini

La fine di una carriera ad alto livello artistico, il testamento involontario di una delle poche protagoniste della scena rock in grado di entusiasmare con grande semplicità.

Una star acqua e sapone, Dolores, che ha vissuto il successo in punta di piedi e se n’è andata con indesiderato clamore.

In The End va ascoltato con passione, malinconia e rispetto. Con la certezza che è un addio e il dubbio che sia un arrivederci.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale dei The Cranberries

Da ascoltare (e da vedere):

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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