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I Black Flowers Cafe

Flow, natura ed elettricità secondo i Black Flowers Cafe

La band calabrese celebra i dieci anni di attività con un album in cui la new wave rivista e aggiornata si mescola con il field recording. Un concept sonori carico di momenti piacevoli e idee innovative

Giunti a dieci anni di attività musicale, durante i quali hanno rilasciato vari ep e un album, i calabresi Black Flowers Cafe pubblicano il loro secondo disco Flow per La Lumaca Dischi, in cui proseguono il loro viaggio interiore tradotto in note.

Un discorso artistico particolare, il loro, che emerge sia nei testi sia nella musica.

I Black Flowers Cafe allo specchio (foto di Michele Catanzariti)

Echi di natura selvaggia si percepiscono nella sperimentazione di questo quartetto, composto dal bassista Gaetano Lidonnici, dal batterista Antonio Nicoletti, dal frontman Fernando Rennis, che alterna il cantato alla chitarra e alle tastiere, e dal chitarrista Angelo Zicca.

La poetica sonora della band consiste in un crossover ben riuscito tra new wave, dream pop, jangle pop e psichedelia. I brani risultano collegati uno all’altro in un armonico equilibrio, come gli anelli di una catena.

Preceduto dai singoli Who, Kinshasa e Stage One, scritti come tutti gli altri pezzi da tutti i membri del gruppo, Flow è stato registrato da Danilo Gentili e Fabio Abate al The Box Studio di Cosenza e da Paolo Rossi, che ha curato anche il missaggio, allo Studio Waves di Pesaro. Il progetto grafico è di Roberto Gentili.

La copertina di Flow

Dieci tracce che partono con una piccola Intro, in cui il quartetto sin da subito chiarisce il concetto di flusso (cioè Flow) che fa da motivo ispiratore: il suono dolce delle acque in movimento si fonde con le sonorità elettriche della band e riassume in soli cinquanta secondi lo spirito del disco.

Si entra nel vivo con Keep It Up, che si muove su una new wave di ampio respiro dal suond guitar oriented.

Le coordinate sonore della seguente Who si orientano invece verso il dream e il jangle pop, che si mescolano in un’atmosfera leggera e frenetica, quasi danzereccia.

In Out Of Breath fa bella mostra di sé la sezione ritmica, che si lancia in raffinati giochi di stile.

La fusione tra il field recording e gli strumenti raggiunge il massimo in Kinshasa, in cui la voce filtrata dà un tocco psichedelico all’arrangiamento dream pop.

Con Caribe la band spinge di nuovo sull’acceleratore e dona al suo pubblico un altro pezzo trascinante.

I suoni ritornano morbidi in Never Trust Me, un pezzo carico di dolce malinconia.

Il brio e le dinamiche danzerecce spadroneggiano nella successiva Cocktail Party, carica di echi indie pop e new wave e animata da un ritmo brioso.

I Black Flowers Cafe in azione

In Up The River, c’è un altro bell’esempio di field recording, in cui si percepisce la tensione tra natura e musica, l’incontro-scontro tra energie differenti. Tra la new wave synth oriented e il post punk.

January riprende il filone più malinconico e nostalgico della band e apre alla conclusione rigorosamente circolare (come si conviene a un concept sonoro) di Stage One, che si riallaccia alla Intro.

I dieci pezzi di The Flow disegnano un percorso sonoro lineare e ricco di dinamismo, in cui i momenti riflessivi si alternano alle parti più veloci e ritmate. Il tutto ben dosato e in perfetto equilibrio.

Una metafora della vita, che è ricerca di armonia, anche tra le contrapposizioni più estreme e brutali.

Da ascoltare:

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