Dai bordelli di Sant’Agostino ai vicoli di Santa Lucia: le lucciole del Sud antico e profondo
Fino all’ultimo ventennio del XIX secolo esercitavano nei piccoli lupanari di un quartiere antico di Cosenza. Poi il sindaco Martire le sfrattò per far posto a un monumento e le “escort” d’epoca invasero la città…
La stampa d’epoca restituisce un’immagine originale della storia e del costume della Cosenza ottocentesca.
Storia e costume sono rivisti da un’ottica particolare: la prostituzione. Quest’attività la dice lunga sulle abitudini dei cosentini.
I protagonisti di questa storia, in cui le lucciole sono in primo piano, sono Francesco Martire, avvocato di grido e sindaco col pallino delle opere pubbliche, e Luigi Miceli, deputato radicale allora all’apice del potere.
Le voci narranti appartengono, invece, a due fogli: Il Fanfullino e La Tribuna.
Una città noiosa
La Cosenza degli anni ’70 del XIX secolo è una città piccola (quindicimila anime circa) e noiosa, come tante città di provincia.
Quel po’ di borghesia che vi resiste si ritrova al Gran Caffè o al Baraccone, un teatro ligneo che l’amministrazione comunale demolisce per far posto all’ara dei fratelli Bandiera.
Quest’opera, che tuttora incide nell’immaginario cosentino, è commissionata allo scultore bolognese Giulio Pacchioni, già sodale dei fratelli veneziani e scampato per un soffio al disastro della loro spedizione.

Quanto costa una lucciola
Tolti questi due locali, che poi sono ridotti a uno, resta un’alternativa per gli uomini che possono permettersela: le casupole di via Sant’Agostino, piccoli lupanari a un piano dove circa cinquanta lucciole esercitano il mestiere più antico del mondo. I più esigenti, invece, possono rivolgersi al bordello vicino a piazza Carmine.
È solo una questione di tariffe, che comunque non sono alla portata di tutti: una marchetta a Sant’Agostino costa due lire, a piazza Carmine arriva a cinque.
Per capire meglio, si pensi che le leggi dell’epoca danno il diritto al voto ai maschi venticinquenni che si dimostrano in grado di pagare 40 lire di imposta all’anno.
Ad ogni buon conto, le casupole di Sant’Agostino restano frequentatissime fino al 1876, quando Francesco Martire ne decide lo sgombero.

Appalti e decenza
La morale pubblica non c’entra un bel niente, perché la prostituzione non solo è tollerata ma è legale, grazie ai decreti Cavour che ne regolano l’esercizio sin dal 1861.
Lo sgombero di via Sant’Agostino è dovuto ai lavori di rifacimento della zona, in particolare all’allargamento della strada del quartiere, che deve collegarsi all’ara dei fratelli Bandiera.
Questi lavori, che fanno parte di un pacchetto cospicuo di interventi, implicano la demolizione delle casupole.
Il ribaltone e il sindaco
A monte di queste iniziative, c’è un ribaltone di palazzo, che avviene proprio nel 1876, quando il sindaco Raffaele Conte, avvocato e patriota risorgimentale d’indirizzo moderato, è costretto alle dimissioni.
Conte, che ha programmato quasi tutte le opere allora in realizzazione, è gradito a quell’élite (poco più del 2% della popolazione) che determina col voto il destino della città. Infatti, la sua lista rivince.
A questo punto interviene Luigi Miceli, il deputato di Longobardi che si appresta a una carriera ministeriale di tutto rispetto nei governi della Sinistra ed è l’uomo forte della Provincia. Miceli impone un suo uomo, Francesco Martire, approfittando del fatto che i sindaci sono nominati direttamente dal re.
L’escamotage è un inciucio di rara raffinatezza: Martire diventa sindaco ma gli uomini di Conte entrano in giunta.

Il narratore
E le lucicole? Per loro non cambia nulla: lo sgombero previsto da Conte lo farà Martire.
L’onere (e il piacere) del racconto spettano a una penna di rara efficacia: quella di Alessandro Lupinacci.
Scrittore, poeta e giornalista, Lupinacci è un moderato dall’ironia graffiante. Editorialista della Tribuna di Roma, fonda a Cosenza, nei primi ’70 dell’Ottocento, Il Fanfullino, un periodico di satira e cronaca che gli somiglia tantissimo.
Sarebbe improprio definire Lupinacci un conservatore (come appare agli occhi di chi lo legge oggi): secondo i criteri dell’epoca, è stato un riformista.
I passaggi che, con lo pseudonimo di Sandor, dedica allo sgombero sono gustosissimi.

Il racconto
«La strada che si sta costruendo lungo il quartiere di S. Agostino e la demolizione di quelle casupole, albergo infelice delle infelicissime generose, ha ricacciato molto più in dentro alla città quelle vittime della prostituzione con grave scandalo della onesta gente che abita in quella contrada, e della morale pubblica».
Così, il 17 giugno del 1876, Sandor tira la sua brava staffilata sulla situazione.
Non senza un sottinteso: prima, quando c’erano le casupole, si sapeva anche dove stavano le lucciole. Ora, dopo lo sgombero non lo si sa più.
Ma tutto lascia pensare che la colonizzazione del quartiere Santa Lucia, che per decenni è stato il “cordone sanitario” della città (e tale è rimasto, anche dopo la legge Merlin) sia iniziata proprio allora.

Le lamentele
Dopodiché, Lupinacci si fa carico di una lamentela, evidentemente diffusa tra i cosentini: «Io vorrei (per essere appagati i giusti reclami che mi giungono), dalla Pubblica Sicurezza, o da chi deve occuparsi di questo ramo di pubblico servizio, che si provvedesse opportunamente e con sollecitudine», prosegue l’articolo del Fanfullino.
Ma anche il quartiere, dopo lo sgombero, non è messo bene, perché una cosa è demolire le casupole, un’altra bonificare la zona.
Infatti, denuncia ancora Lupinacci: «Nello stesso quartiere vi è dell’acqua stagnante che non trova scolo a causa del materiale gittato dalle demolizioni, acqua che nuoce colle sue fetide esalazioni alla salute degli abitanti».
Inutile dire che il destinatario delle lamentele (e delle relative esortazioni) è Martire: «Giro questo reclamo all’onorevole sindaco».

Le lucciole vanno per strada
Per tirare le somme: le lucciole, una volta sloggiate, hanno invaso il resto della città e lavorano dove possono, spesso per strada, dato che è difficile pensare che chi ha esercitato in proprio e low cost nelle casupole sia stata accolta nel più lussuoso bordello di piazza Carmine.
Inoltre, i lavori di riqualifica del quartiere non devono essere un granché, visto che nessuno ha smaltito le macerie.
Ancora un anno dopo, la situazione non è risolta. Stavolta lo denuncia L’Avanguardia, il settimanale fondato dal giornalista e scrittore Mario Bianchi proprio nel 1877.
Già: le prostitute si sono disperse in città e alcune di loro sono approdate a Santa Lucia. Ma altre sono tornate nel quartiere, dove danno un po’ troppo nell’occhio.
Infatti, L’Avanguardia del 17 giugno 1877 parla di «un esercito di laide Circi» che avrebbe invaso Sant’Agostino.
Alla faccia della riqualifica…
67,427 total views, 2 views today
Comments