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L'asteroide Cerere

Stelle, saette, geometria, pensioni e numeri: altri cinque primati fake neoborbonici

La smania da record di Gennaro De Crescenzo finisce col ridicolizzare figure importantissime, come l’astronomo Piazzi, il fisico Cavallo e il matematico Flauti, che meritano ben altra considerazione per i loro veri (e grandi) meriti

Con i cinque primati che stiamo per raccontarvi, i neoborb toccano una punta di comicità involontaria più unica che rara.

Purtroppo, questa comicità va tutta a danno di figure comunque di prima grandezza, che avrebbero meritato ben altra considerazione.

‘o professore Gennaro De Crescenzo, presidente d’o Movimento Neoborbonico (e scusate se è poco…)

Ne è un esempio il sacerdote e astronomo Giuseppe Piazzi, a cui il prof Gennaro De Crescenzo, il presidente del Movimento Neoborbonico, o chi per lui, attribuisce il primo moderno Atlante Stellare italiano – ma il titolo preciso è: Praecipuarum Stellarum Inerrantium Positiones mediae ineunte Saeculo XIX  – pubblicato in prima edizione nel 1803.

Pur di beccare il primato, ’o Professore non va troppo per il sottile e sorvola almeno su due fatti: che Piazzi, come molti prelati colti dell’epoca, fu massone, anzi massonissimo (militò nella loggia La Fratellanza di Palermo assieme ai liberali Francesco Paolo Di Blasi e Carlo Cottone) e per giunta valtellinese.

E il primato? Non c’è: il primo Atlante Stellare moderno è il De la sfera del mondo del senese Alessandro Piccolomini, che risale al 1504.

Giuseppe Piazzi (ritratto di Costanzo Angelini)

Giusto una noticina: Piccolomini fu vescovo e, a quanto risulta, non massone.

Piazzi, in realtà, fu un grande astronomo pluripremiato in vita e celebrato meritatamente dopo la morte: a lui, ad esempio, si deve la scoperta di Cerere.

Più sfumato il discorso per un altro grande: il fisico napoletano Tiberio Cavallo, che avrebbe inventato a Londra nel 1780 il primo elettroscopio.

In questo caso, siamo alle prese con la solita storia del meridionale di talento che si afferma altrove.

In altre parole, il primato non è meridionale né duosiciliano, ma britannico. Questo per restare nella logica dei fatterielli cara a don Gennarino.

Ma, senza nulla togliere all’importanza enorme degli studi di Cavallo sulla conduzione elettrica, c’è da dire che lo scienziato napoletano si limitò a perfezionare il prototipo di elettroscopio realizzato nel 1730 da Stephen Gray e modificato nel 1753 da John Canton.

Tiberio Cavallo

Anche in questo caso, il primato è poca cosa. Ma tant’è: Gennarino Settebellezze e chi per lui preferiscono attribuire una cosa che non c’è anziché raccontare i veri meriti di Cavallo, cosa tra l’altro non facile perché implicherebbe spiegazioni complesse e poco utilizzabili come slogan.

I neoborb, tuttavia, non si accontentano dell’astronomia e della fisica, in questo caso delle stelle e delle saette, ma puntano anche sulla geometria pur di scovare un record.

Ci si riferisce al Manuale di geometria descrittiva del matematico napoletano Vincenzo Flauti, che sarebbe il primo testo italiano in materia.

Il primato, se c’è, non è napoletano né borbonico: l’opera fu pubblicata a Roma nel 1807, in piena era napoleonica. E c’è da dire che nello stesso periodo circolava già la traduzione italiana degli Élements de géométrie del parigino Adrien-Marie Legendre, un classico degli studi geometrici pubblicato nel 1794 e importato nella Penisola dai napoleonici.

Tralasciamo le scienze per arrivare al più prosaico welfare. Anche qui De Crescenzo e chi per lui tentano di scovare un primato. Ci si riferisce alla prima istituzione del sistema pensionistico italiano (1832), basata su una ritenuta del 2% sugli stipendi.

Don Gennarino non è proprio fortunato: questo primato è soffiato ai Borbone da Gioacchino Murat, che creò le prime pensioni del Mezzogiorno nel 1813.

Ma anche così il primato non resterebbe a Napoli, visto che le primissime pensioni italiane risalgono alla fine del XVIII secolo e sono state erogate nel Regno di Sardegna.

Il libro dei primati di De Crescenzo

Terminiamo con la statistica, in cui il Settebellezze individua un altro record, stavolta tutto duosiciliano: la prima istituzione di un ente di studi statistici italiano, cioè la Direzione centrale di statistica con annesso Giornale di Statistica in Sicilia, che risale al 1832.

Il primato non c’è: il primo ufficio statistico italiano fu fondato nel 1807 a Milano, nel Regno d’Italia napoleonico.

Dispiace quasi mettere in discussione iniziative, scoperte e personaggi che restano comunque importantissimi e sarebbero motivo d’orgoglio solo se si ci si tenesse a distanza di sicurezza dalla logica, piuttosto paesana (e incomprensibile nei napoletani) dei primati.

Ma alla fin fine don Gennarino un primato a Napoli forse l’ha dato: il libro con più fake in assoluto.

Ci si riferisce al suo Il libro dei primati del Regno delle Due Sicilie dal 1734 al 1860 (Grimaldi & C., Napoli 2019), da cui in buona è tratta la casistica di bufale e mezze verità di cui ci stiamo occupando.

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

Comments

There is 1 comment for this article
  1. Giorgio Fieramosca Dicembre 12, 2020 7:51 pm

    Quanti ne sono rimasti da demolire? Quando saranno finiti andrete in pensione

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