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Il fantasma del Papa Giovanni sulle elezioni di Serra d’Aiello

Il piccolo Comune del Cosentino si prepara alle Amministrative dopo cinque anni di lacrime e sangue per via del dissesto finanziario causato da debiti per oltre un milione. Una parte del passivo di cui il municipio con fatica è riuscito a venire a capo sarebbe dovuto al fallimento dell’Istituto Papa Giovanni XXIII, la megastruttura benefica realizzata dal sacerdote don Giulio Sesti Osseo e fallita circa dieci anni fa tra scandali e inchieste che hanno fatto il giro d’Italia. L’Istituto, infatti, era il principale contribuente del paese, che si è trovato in seri guai finanziari dopo il crac. Su questi e altri punti è intervenuta la Corte dei Conti, che dovrebbe cercare anche gli eventuali responsabili del dissesto. Ma finora non è arrivata nessuna risposta. Nel frattempo, l’ex sindaco torna in campo dopo cinque anni di pausa, mentre la magistratura ha puntato di nuovo le lenti sul Comune.

Normalmente le elezioni amministrative di un piccolo Comune calabrese non dovrebbero fare notizia. E Serra d’Aiello – circa 450 anime pigiate in un angolo della costa tirrenica cosentina ai margini col territorio catanzarese – è davvero un borgo piccolino, per quanto grazioso.

Meno nascosto è l’impatto di questo paesino sull’opinione pubblica.

Serra d’Aiello è stato il luogo dell’Istituto Papa Giovanni XXIII, il centro d’accoglienza per malati e persone abbandonate fondato tanti anni fa da don Giulio Sesti Osseo. Questo centro, grazie all’intraprendenza del testardo sacerdote, crebbe tantissimo, fino ad occupare centinaia di dipendenti. Non a caso, ci fu chi lo definì la Fiat della zona.

La storia del Sud profondo è piena di tante mini Fiat, a cui affidare le speranze e i desideri di sviluppo dei territori. E la Calabria ne ha conosciute molte, quasi tutte col medesimo destino: finché queste Fiat funzionano (magari grazie all’impegno non disinteressato della classe politica che su di esse ha lucrato non indifferenti ritorni clientelari) tutto va bene o quasi e il resto passa in secondo piano. Quando non funzionano più, perché ad esempio la classe politica ha perso la presa e non può più distribuire quattrini, arrivano i disastri. Ai quali, nel caso del Papa Giovanni, si sono accompagnati gli scandali. Scoppiati con puntuale, sinistra sincronia a partire dal 2007: il crac dell’Istituto, in cui è emerso il ruolo sinistro di don Alfredo Luberto, il sacerdote cosentino che aveva preso il posto di don Giulio, e la scomparsa inquietante di alcuni ospiti della struttura, di cui si sospettò la sepoltura clandestina nel cimitero di Serra.

Poi, nel 2009, la struttura viene chiusa. E per il paese iniziano guai che vanno ben oltre il danno d’immagine, che già non è leggero. Infatti, l’Istituto non è solo il punto di riferimento per le famiglie dei pazienti e, secondo i maligni ancor più, per quelle dei suoi dipendenti. È anche il principale contribuente del Comune, a cui deve botte di centinaia di migliaia di euro in tasse varie. Ossigeno per il Bilancio di un ente piccolo, che pareggia a meno di due milioni. Infatti, Serra d’Aiello va in asfissia nel giro di pochi anni, perché il crac del Papa Giovanni è una mazzata per le sue casse, che aspettano inutilmente i soldi.

Quando scoppia lo scandaloil sindaco del paese è Antonio Cuglietta, avvocato di lungo corso con studio legale nella vicina Amantea. È quasi alla fine del primo mandato e riesce ad ottenere il secondo, che termina nel 2013. Gli subentra Giovanna Caruso, una biologa che lavora per la Sanità. La Caruso batte Giovanni De Lorenzo, già assessore alla Cultura nell’amministrazione Cuglietta.

Col cambio della guardia ci si accorge dei problemi: le casse sono stremate e il Bilancio è squilibrato. Il piccolo Comune affoga nei debiti: 663.839,44 euro di Bilancio e altri 372mila fuori bilancio. Oltre un milione di guai, davanti al quale all’amministrazione Caruso non resta che dichiarare il dissesto.

In questa vicenda non facile entra la Corte dei Conti, la quale invia propri funzionari a prelevare tonnellate di documenti. A cosa siano servite queste carte non è dato sapere, visto che i magistrati contabili tacciono tuttora.

Invece, si può dire qualcosa di più sui motivi per cui la Corte ha prelevato queste carte: cercare eventuali responsabilità nel dissesto. L’avverbio non è un caso, perché un responsabile può non esserci. Se c’è, paga soprattutto a livello politico, con l’incandidabilità. Ma su questo punto delicato non si sa nulla, nonostante i solleciti della sindaca.

Dunque: si sa che c’è un dissesto, regolarmente approvato dal Ministero, si sa che tra le cause principali di questo dissesto c’è il mancato recupero dei crediti fiscali vantati dal Comune nei confronti del Papa Giovanni. Non si sa se la precedente amministrazione poteva evitare questo dissesto o vi ha delle responsabilità. E non lo si sa perché la Corte dei Conti non ha detto nulla.

C’è da dire che quelli contabili non sono i soli magistrati ad essersi mossi.

All’inizio di dicembre 2016, la Procura della Repubblica di Paola avvia un’inchiesta a carico dei vertici politici e burocratici dell’amministrazione Caruso. L’accusa è pesante: aver falsificato gli atti di una delibera di giunta relativa proprio a faccende contabili legate al dissesto.

La notizia rimbalza due volte sui social attraverso alcuni siti locali. La prima volta, il 9 dicembre 2016, il sito Tirreno News di Amantea pubblica un curioso copia e incolla dell’avviso di garanzia inviato agli amministratori serresi: nell’articolo si afferma che gli indagati sono cinque, ma si omette il nome di uno di essi. In compenso, viene menzionato in maniera esplicita un indagato che, al momento della pubblicazione dell’articolo, non aveva ricevuto la comunicazione giudiziaria. Nulla di illegittimo, ci mancherebbe. Ma, quanto a deontologia, non è il massimo.

La seconda volta la notizia rimbalza a fine dicembre 2016 grazie a una dichiarazione di De Lorenzo, che guida la minoranza in Consiglio comunale. De Lorenzo accusa la sindaca di aver esposto il Comune a una figuraccia e ne chiede la testa. Invece rotolerà (per fortuna solo a livello politico) proprio la sua: l’ex assessore di Cuglietta viene arrestato a febbraio 2017 in seguito ad accuse pesantissime: truffa ai danni dello Stato e tentata estorsione. De Lorenzo gestiva una posta privata ed era stato denunciato proprio da suoi sei dipendenti, che avrebbe costretto a consegnargli metà degli stipendi.

Invece, l’amministrazione Caruso è uscita pulita dalle accuse. La gip di Paola, Rosamaria Mesiti, ha archiviato il cinque maggio scorso tutte le accuse. Innanzitutto a livello sostanziale, visto che gli elementi raccolti dalla Polizia giudiziaria non provano alcuna falsificazione. Ma le sorprese emergono a livello formale e riguardano la parte offesa, cioè la persona che ha denunciato gli amministratori: si chiama Filippina Longo ed è una dipendente del Comune. Secondo la gip, la Longo non può essere parte offesa perché, anche se fosse stato commesso il falso, lei non ne sarebbe stata comunque danneggiata.

Ma Filippina Longo non è solo una semplice dipendente. È anche la moglie dell’ex sindaco Antonio Cuglietta, il quale è stato il suo avvocato in questo procedimento finito in nulla.

Intanto la sindacatura della Caruso volge al termine e inizia la campagna elettorale. Contro di lei è sceso in campo proprio Cuglietta. Che si è candidato nel silenzio della Corte dei Conti, di cui si è già detto.

Certo, non è colpa sua se il Papa Giovanni è fallito. Ma gli elettori non sanno ancora se Cuglietta abbia fatto tutto il possibile per evitare che questo fallimento travolgesse il Comune, solo perché manca la risposta dei magistrati contabili. Sullo sfondo di questa storia resta  il fantasma dell’assassino: l’enorme struttura dell’ex opera benefica, che giganteggia all’interno del paese.

Per saperne di più:

L’articolo di Tirreno News

La polemica di De Lorenzo

L’arresto di De Lorenzo

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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