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Venticinque anni d’indipendenza. Sangiorgi si racconta

Il patron del Mei fa un bilancio sul Meeting: quando abbiamo iniziato nessuno ci credeva, ora la scenda indie copre il 40% del mercato

Giordano Sangiorgi, è sinonimo di musica indipendente. Una vocazione, la sua, così forte da spingerlo a creare il MeiMeeting delle Etichette Indipendenti, la più nota manifestazione indie in Italia. Promoter musicale e culturale, è presidente di AudioCoop, il coordinamento delle piccole etichette discografiche indipendenti di area pop-rock in Italia e portavoce della Rete dei Festival.

È tempo di bilanci, sia sull’ultima edizione del Mei, conclusasi da poco, sia più in generale, sulla scena indipendente italiana.

Un primo piano di Giordano Sangiorgi

L’edizione 2019 del Mei si è conclusa con un bilancio positivo: presenze record e grandi nomi della musica indipendente italiana. Qual è il vostro giudizio sull’esperienza di quest’anno?

Giudizio straordinario. Il Mei in queste venticinque edizioni ha dimostrato di avere vinto la sfida contro le major discografiche dell’epoca e ha fatto diventare – quando non ci credeva nessuno – la musica indipendente italiana una parte significativa della musica italiana tout court. Inoltre ha saputo rinnovarsi e anche questa edizione è stata come la prima per centinaia di giovani artisti indipendenti ed emergenti. È partito un nuovo Mei che vuole combattere gli algoritmi commerciali di YouTube e Spotify. Un Mei che vuole fermare la programmazione a tavolino delle stesse dieci canzoni che tolgono spazio agli esordienti e vuol fare tornare al centro i contenuti musicali e tenere in secondo piano le azioni di marketing e di comunicazione soprattutto via social. Inoltre, il Mei è un vero e proprio festival nazionale che vede il 18% dei partecipanti venire da Roma e dal Lazio, il 15% da Milano e Lombardia, il 12% da Bologna ed Emilia Romagna, mentre il restante 55% arriva da ogni provincia d’Italia con maggiori presenze da Piemonte e Liguria, Toscana e Veneto, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia, tra gli altri.

Che tipo di rapporto c’è oggi tra le etichette indipendenti e le major? Secondo la tua opinione le differenze si assottigliano oppure il muro tra queste due realtà rimane spesso?

Oggi le major sono alla ricerca di tutte le novità che arrivano dal mondo indie come un popolo affamato cerca pane e acqua. Perché è dal mondo indie, fuori dai grandi media, che arrivano le novità. Si pensi alla trap e all’it pop di nuova generazione. L’artista indie ha la possibilità di uscire dalla nicchia e farsi conoscere da un pubblico popolare più ampio. L’intervento della major, a volte distratto e seriale, non è a fuoco con l’artista e rischia di danneggiare il lavoro fatto delle startup delle piccole produzioni indipendenti.

Quale peso hanno oggi le etichette indipendenti sul mercato musicale nazionale e internazionale?

Sfiora il 40% in tutte e due i casi. È un dato straordinario per l’Italia, se si pensa che 25 anni fa pesava al massimo qualche punto percentuale. Si sono dovuti ricredere. Il Made in Italy musicale esiste grazie agli indipendenti. Inoltre se in questi 25 anni non ci fossero stati centinaia di migliaia di giovani che hanno investito tempo, creatività, risorse e relazioni non avremmo una filiera di competenza e professionalità utile oggi anche a tutti gli artisti nazionali pop scaricati dalle major per realizzare le nuove produzioni.

Che influenza ha la città di Faenza nel Mei? Al di là della politica, mi riferisco anche e soprattutto della storia e della cultura della città e ai cittadini.

Faenza ha una grandissima storia rock. C’è stato tre gli anni ’60 e ’70 il primo prete rock che ha investito per i giovani nel Festival del Pavone d’Oro. Riuscì a costruire una generazione di musicisti straordinari, come Le Meteore al Festival Pop di Viareggio. Negli anni ’80 Rodolfo Santandrea ha vinto un Premio della Critica a Sanremo e i Kriminal Tango suonarono all’Independent International Meeting di Firenze. E ancora lo scrittore Carlo Lucarelli formava le prime band punk. Negli anni ’90 Faenza Rock attirava migliaia di giovani per ascoltare giovani band sconosciute. Molti artisti alternativi hanno fatto le loro prime uscite proprio a Faenza, penso ai Cccp e ai Litfiba per citarne soltanto due. Poi è nato il Mei e da allora Faenza è diventata il centro della nuova musica. Servirebbe un maggiore investimento del territorio, con più lavoro legato al Mei durante tutto l’anno con incontri, festival, live club, eventi, formazione, videoclip, rassegne e tanto altro. In 25 anni ci sono state un milione di presenze turistiche giovanili che a Faenza, un dato imponente che non si sarebbe realizzato senza questa rassegna.

Come si muoverà, fino alla prossima edizione 2020, il Mei per la musica indipendente e gli artisti? Ci sono altre iniziative in particolare in cantiere?

Intanto stiamo già lavorando a un primo incontro a livello regionale per la prossima edizione dei 25 anni che si terrà dal 2 al 4 ottobre a Faenza grazie alla Legge sulla Musica della Regione Emilia Romagna e al supporto del Comune di Faenza. Ci incontreremo il prossimo 25 novembre alla Music Academy di Bologna, mentre abbiamo già avuto la conferma di una grande mostra sugli strumenti musicali e sul vinile oltre ad altre iniziative. Intanto il 19 novembre saremo alla Milano Music Week a presentare il Manifesto degli Stati Generali della Musica Emergente che ha coinvolto tra Milano, Roma, Napoli, Matera e Faenza oltre 600 operatori con oltre 150 interventi coi giovani talenti di Emilia Romagna, Lazio, Calabria e altre regioni. A giorni poi partiremo al Liceo Torricelli di Faenza con un Corso sulla Storia dei Cantautori del Novecento che si concluderà proprio al Mei 2020 per celebrare il venticinquesimo anniversario.

Per organizzare un Festival come il Mei c’è bisogno di una organizzazione imponente e di un lavoro costante. C’è già qualche idea o progetto per la prossima edizione?

Certo, serve una grande organizzazione insieme a un lavoro costante che dura tutto l’anno come il nostro che tocca festival, università, scuole, cinema, libri e un po’ tutto il mondo della musica declinato in chiave indipendente ed emergente. Un ruolo importante lo ha il sito, www.meiweb.it, fonte di informazione per i nostri 100 mila iscritti da tutta Italia alla newsletter. Non possiamo dimenticare i format di successo consolidato che fanno parte del Mei come il Premio dei Premi per cantautori e cantautrici, il Mei Superstage per gli esordienti under 30, il Forum del Giornalismo Musicale, i dibattiti e i convegni, i premi come il Pimi e il Pivi oltre a tante altre iniziative che formano l’ossatura della manifestazione.

(a cura di Fiorella Tarantino)

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