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Mahmood a Cosenza. Un “battito urbano” chiude le Invasioni

Un tripudio di folla per l’artista italo-arabo cala il sipario sulla ventunesima edizione di uno degli eventi culturali più importanti della Calabria

Concerto finale dell’edizione 2019 del Festival delle Invasioni di Cosenza.

Per l’occasione ha calcato il palco allestito nella centrale piazza Bilotti Alessandro Mahmoud, conosciuto come Mahmood. Una star giovanissima, arrivata dalla scena indipendente al successo con la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo e poi al secondo posto dell’Eurovision Song Contest 2019.

Mahmood durante il concerto a Cosenza

Lo ha preceduto il cosentino Giovanni Segreti Bruno che ha lanciato il suo primo singolo L’Amore non fa per me, un inno all’amore non corrisposto (il brano è dedicato agli uomini che soffrono della sindrome dell’amico, cioè sono considerati solo amici dalle donne di cui si innamorano).

Tra i 25 vincitori della scorsa edizione di Area Sanremo, Segreti ha intrattenuto il pubblico, composto in gran parte di giovani, che dal tardo pomeriggio si è riversato nella piazza cosentina in attesa del vincitore sanremese.

Quella di Cosenza è stata l’ultima data italiana del tour Good Vibes e prossimamente Mahmood si sposterà in tutta Europa, dove già alcune date sono sold out.

Good Vibes non è solo un modo di dire, perché nella città calabrese il giovane artista ha portato davvero buone vibrazioni. Ha raccontato i problemi dei ragazzi come lui, che si immedesimano nei suoi racconti di vita.

I brani sono estrapolati dal disco d’esordio Gioventù bruciata. A partire dal supertormentone Soldi, che si ficca nella testa degli ascoltatori per non uscirne.

La musica di Mahmood si situa tra il pop più puro contaminato da sonorità nordafricane e soluzioni artistiche tipiche del r’n’b. Il risultato è uno stile nuovo e fresco, seppur criticato da non pochi addetti ai lavori.

Si parte con pezzi di ambientazione geografica come Milano Good Vibes e Il Nilo nel Navigli, dove si descrive la metropoli italiana nel pieno dell’estate come un bellissimo deserto.

Poi c’è Anni 90, un bel pezzo vintage caratterizzati dal contrasto tra i synth e i ritmi magrebini.

Ovviamente predominano le tematiche quotidiane, ad esempio in Gioventù bruciata, dove il racconto assume la forma intimistica tipica della hit Soldi, ma con un mood un tono più soft.

Un altro momento del concerto di Mahmood

E come non citare Mai figlio unico, un inno alla fratellanza, in cui l’artista esprime al meglio l’affetto verso le proprie origini? Menzione a parte per Asia Occidente, un brano dai ritmi più lenti e costruito su un gioco di metafore.

il live è caratterizzato dalla freschezza dei ritmi, e Mahomood ha padroneggiato bene il palco, riuscendo a  tenere l’attenzione alta e per oltre un’ora.

Ce n’è abbastanza per convincere anche chi non lo ritiene un artista pop a tutti gli effetti.

Termina all’insegna del battito urbano la ventunesima edizione del Festival delle Invasioni

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