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Ma il ’69 non era solo Woodstock, parola di Bertoncelli

Il celebre critico presenta a Taranto, in occasione di Medimex 2019, il suo libro sull’anno che ha rivoluzionato la storia del rock e della cultura giovanile

1969. Storia di un favoloso anno rock da Abbey Road a Woodstock, di Riccardo Bertoncelli edito da Giunti, viene discusso al Caffè Letterario in via Duomo a Taranto durante Medimex 2019, subito dopo il reading introduttivo curato da Giorgio Consoli.

Sono gli anni ’60 e gli artisti hanno delle visioni, si deve tornare alle origini per riuscire ad avere ancora una volta successo.

Per esempio i Beatles con Let It Be, saltano ai primi posti della classifica, richiamano George Harrison, che torna solo alla condizione che la band riscopra lo stile degli esordi. L’esagerazione barocca non va più, si deve tornare indietro nel tempo, respirare e arrivare alle origini e restare nella memoria nella creazione del mito.

Quando si recensiva un disco non si aveva la pazienza di ascoltarlo pezzo per pezzo e giudicarlo dopo. Ma se ne scriveva fotografandolo in una costante sfida a provocare.

Riccardo Bartoncelli discute del suo libro durante Medimex 2019

Frank Zappa era un maniaco dell’organizzazione: quando lavorava immaginava il copia e incolla che si fa in studio ma non con gli strumenti di oggi, ma, letteralmente, con forbice e colla. Aveva una buona memoria e non faceva nulla era operato a caso: la sua era un’improvvisazione controllata allo stesso modo che per un artista appartenente ad un’altra latitudine sonora come Miles Davis. Le canzoni di Zappa erano dedicate alla minchioneria umana: al riguardo ci si chiedere come riusciva a farlo: molto semplice, gli piaceva dire parolacce.

Easy Rider, di Dennis Hopper, sempre del 1969, è portatore di un pensiero ben preciso: «Questo è un bel paese, ma cos’è successo?».

Zabriskie Point, di Michelangelo Antonioni, uscito nelle sale cinematografiche nel 1970, racconta la contestazione. La colonna sonora è composta dai Pink Floyd, ma i rapporti tra la band e il regista sono conflittuali. Infatti, a seguito di una discussione contro il presidente Kennedy, volano i pugni. Antonioni scarta e distrugge anche molti nastri delle canzoni proposte dai Floyd.

La stessa Patti Smith ha una presa di posizione sulle proteste contro Richard Nixon, non perché credesse in lui ma perché voleva onorare i valori del suo paese.

E dopo la copertina di Wave, in cui appare l’immagine di Papa Luciani e la dicitura «la musica è riconciliazione con Dio», un gruppo del periodo, Pistoni Roventi, distribuiscono delle immaginette che raffigurano Santa Patricia. Oppure l’Almanacco della Bonelli con una finta recensione su Patti Smith di Papa Luciani

In Italia non c’erano molti concerti rock, perché non molti vedevano di buon occhi i capelloni e le manganellate volavano. E la beat generation italiana si e dispersa.

Sessantanove: un anno irripetibile. Ma cosa manca di più di quel momento storico? Bertoncelli non ha dubbi: «Manca il futuro, nel ’69 ancora si aspettava il 2000. Era un futuro che si accorciava sempre di più. Oggi tutto viene dato per scontato, manca la speranza e la musica non è il solo grimaldello per scassinare le menti. Il ’69 forse è un anno un po’ mitizzato, ma va bene così. Alcuni parlano dei mitici anni ’90, ma io non la penso così». Le parole dello scrittore e giornalista chiariscono al meglio cosa è stato un anno per tante generazioni, per chi l’ha vissuto e per chi, invece, ancora oggi gli lancia uno sguardo curioso, come da dietro a uno spioncino.

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