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Non mi fermerò mai: il punk devastante che vien dalla Calabria

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Divertentissimo cd d’esordio per 77 Gianky Project, l’avventura solista del chitarrista dei Meat for Dogs

Scorretto, e non solo politicamente, anche nel nome: 77 Gianky Project è qualcosa di più di un amarcord e qualcosa di meno di una novità.

Nuovo è nuovo, visto che l’esordio di questo trio punk calabrese risale al 10 marzo: è un album tiratissimo di sette brani, pubblicato da Overdrive Records, Duff Records e Scatti Vorticosi Records e intitolato Non mi fermerò mai.

Ma non è così nuovo perché è l’iniziativa solista ma non troppo di Giancarlo Gianky Capicotto, storico chitarrista dei Meat for Dogs, band seminale del punk terronico, sulle scene dall’ormai lontano ’93.

E non finisce qui, perché i compagni di ventura di Gianky sono quelli di sempre: Eugenio Pullano, cantante-chitarrista del Meat for Dogs, che in questa formazione suona il basso, e il batterista della storica band, Simone Matarese, che resta al suo strumento.

Il risultato? Tutto da pogare o ascoltare in macchina a tutto volume (facendo attenzione a non correre troppo): punk melodico doc, tiratissimo e arioso, in cui i Ramones vanno a braccetto con gli Husker Du.

Veloce e divertente Quello che non c’è, che apre le danze con il suo ritmo sostenuto e il cantato strafottente. Più hardcore la successiva Congratulazioni, che evoca toni ribellistici. Orecchiabile e scanzonata Semplice sfortuna, mentre Provo a distinguermi è tiratissima e spedita. Nessuna verità è l’unica cover (del brano degli Impact): esecuzione ben riuscita che ruota sul basso pesante di Pullano. Toni rock ’n roll un po’ alla Green Day in Tutto può cambiare. Neve chiude l’album in maniera particolare: è una power ballad come solo un gruppo punk sa concepire, che parte con un arpeggio ed evolve con un giro efficace di chitarra acustica.

Efficace e immediato, Non mi fermerò mai è un omaggio all’esperienza e alla coerenza: non a caso, la cover dell’album raffigura un vecchio giubbotto di jeans. Quello che Gianky indossa da venticinque anni, senza cambiarlo mai.

 Da ascoltare (e da vedere):

Quello che non c’è

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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