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The Dirt Soundtrack, l’addio in musica dei Motley Crue

Esce la colonna sonora del film biografico dedicato al celebre quartetto di Los Angeles. Un’antologia di classici più quattro inediti per riscoprire una band discussa e, a suo modo, unica

Lo sappiamo: a dispetto del titolo, The Dirt Soundtrack, licenziato da poco dalla Eleven Seven Music, non è del tutto la colonna sonora del fyilm biografico sui Motley Crue: mancano alla conta alcuni brani di altri artisti, presenti nella pellicola.

Più banalmente, è un’antologia dei successi del quartetto losangeleno a cui la band ha aggiunto quattro inediti.

I Motley Crue oggi

Oltre alle ovvie considerazioni di tipo commerciale, è spontanea una domanda: ce n’era davvero bisogno? La risposta, a dispetto dei vari addetti ai lavori che hanno storto il naso, è banale: sì, ce n’era bisogno. Perché, con tutta probabilità, questa raccolta mista è l’ultima cosa che uscirà a nome dei padri del glam metal.

I Motley Crue sono sopravvissuti a tutto: al loro successo planetario, che negli anni ’80 ha anticipato quello degli sleazer di seconda generazione (i Guns ’N’ Roses, ad esempio) quando il metal non era ancora sdoganato del tutto, specie dalle nostre parti. Sono sopravvissuti, inoltre, ai loro stravizi e al declino dell’ambiente musicale di cui erano la punta di diamante.

Sono sopravvissuti, infine, alla rinascita del metal, scansando le operazioni nostalgia con cui i vecchi big cercano di parare i colpi delle nuove leve.

E allora, perché non ripercorrere la loro carriera in un solo ascolto prima dell’addio?

La copertina di The Dirt Soundtrack

A sentirne gli hit in sequenza, ci accorgeremmo che i Motley Crue non erano così malaccio, come musicisti.

Immediati, senza nessuna propensione alle raffinatezze sonore, certo. Ma anche quadrati e precisi, nelle ritmiche martellanti di Nikki Sixx e Tommy Lee (che, al netto delle imprese sessuali, resta anche un buon batterista) e nel riffing compatto di Mick Mars, che, per carità, non è mai stato quel virtuoso, soprattutto se paragonato agli shredder che in quel periodo iniziavano a spuntare come i funghi, ma non era neppure tanto male.

Eppoi la voce di Vince Neil: non eccezionale, d’accordo. Ma caratterizzante quel che basta per rendere i pezzi unici. Detto altrimenti: quei pezzi che solo nelle loro mani funzionavano a dovere.

E allora, nulla da ridire sui criteri con cui il produttore Dave Donnelly e la band hanno selezionato i brani: le esigenze filmiche avranno pesato senz’altro, ci mancherebbe. Tuttavia la scelta è più che rappresentativa, sebbene ci sia un’altra lacuna vistosa: nessun brano del periodo in cui John Corabi ha sostituito Vince Neil, sebbene anche questa fase della vita della band sia raccontata nel film.

L’artwork di The Dirt Soundtrack

Ma non si fa fatica a capire anche il messaggio sottinteso da questa decisione: i Motley Crue sono solo quelli della formazione originale, che in fin dei conti è rimasta sostanzialmente invariata in una scena musicale in cui i cambi di formazione erano più frequenti delle girandole del nostro calciomercato.

Torniamo alla scaletta.

Molto ben rappresentato l’esordio Too Fast For Love, uscito nel lontano 1981, da cui sono tratti sei brani: On With The Show, Live Wire, Merry-Go-Round, Take Me To The Top, Piece Of Your Action. Inutile dire che tutti i pezzi sono remixati e questa scelta così ampia si spiega col fatto che il film si concentra soprattutto sugli esordi del quartetto.

Figura tutto sommato bene anche il successivo Shout At The Devil (1983), da cui sono tratti Red Hot, Shout At The Devil, Looks That Kill e Too Young To Fall In Love.

Da Theatre Of Pain (1985) è presa solo la celeberrima power ballad Home Sweet Home.

Stesso discorso per Girls, Girls, Girls (1987), da cui è tratta la sola title track.

Leggermente più consistente la scelta di pezzi da Dr. Feelgood (1989), da cui provengono Same Ol’ Situation, Kickstart My Heart e, appunto, Dr. Feelgood.

Il segnale, ripetiamo, è chiaro: i Motley Crue sono quelli degli anni ’80, con i loro pregi e difetti, col loro talento e i loro abusi.

E non è un caso che la band abbia concepito i quattro inediti con le sonorità dei propri anni ruggenti.

Così è per l’open (e title) track: The Dirt (Est. 1981), a cui partecipa il rapper Machine Gun Kelly, che nel film interpreta Tommy Lee. Tranne che per il sound rimodernato, il pezzo è una particolare operazione nostalgia, riferita stavolta ai primi tentativi di crossover tra metal e rap (obbligatorio il riferimento ad Aerosmith, Beastie Boys ed Anthrax).

Ride The Devil risulta, invece, più contemporaneo nel songwritng e sovrappone un refrain ruffiano e melodico a un riffing classicamente sleaze.

Discorso simile per Crash And Burn, che esibisce sonorità più pesanti.

Chiude l’album un omaggio appassionato e irriverente allo spirito dorato degli ’80: una cover metallizzata da Like A Virgin.

I Motley Crue negli anni d’oro

Forse sarà difficile assistere a una nuova release o vederli dal vivo, date le condizioni serissime di salute di Mars. Per questo, godiamoci The Dirt: un ritorno agli anni verdi per molti e un’occasione, per gli altri, di scoprire o riscoprire una band seminale che, nel bene e nel male, ha segnato a fondo la storia del rock.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale dei Motley Crue

Da ascoltare (e da vedere):

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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