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Nashville Pussy, i tamarri della Georgia colpiscono duro ancora

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Il quartetto americano torna con Pleased To Eat You: tredici canzoni di rovente southern rock dalle inclinazioni heavy, pieno come sempre di riferimenti a Motorhead e ZZ Top

È tornata ed è lieta di mangiarci. Con annesso doppio senso: Pleased To Eat You è il settimo album dei Nashville Pussy (provate a tradurre il tutto così capirete) uscito a fine autunno per la earMusic.

La band della Georgia a conduzione familiare ripete sé stessa. E per fortuna: non riusciremmo proprio a immaginare i coniugi Cartwright ammorbiditi, imborghesiti o, peggio, sperimentali.

I Nashville Pussy

Sono sempre loro: il tamarro cantante chitarrista Blaine Cartwright, sempre più una versione southern di Lemmy con la voce di Alice Cooper, e la consorte, la chitarrista Ruyter Suys biondona, super riccia e – diciamolo – strafiga, e neanche lei campionessa di finezza.

I due sono accompagnati dal fedele Jeremy Thompson, batterista essenziale e martellante e da Bonnie Buitrago, bassista dai ricci rossi e dalle forme burrosette, che ha rilevato il posto della emopunk Karen Cuda che a sua volta aveva preso il posto di… ecc. ecc..

Il risultato? Tredici canzoni in bilico tra Motorhead (naturalmente…) e southern vario, ZZ Top in testa, infarcite di lascivia condita da rozzezza.

La copertina di Pleased To Eat You

Un avviso banale ma necessario: se amate armonie cerebrali e costruzioni sonore raffinate, lasciate stare. Se, al contrario, vi piacciono groove, potenza (quella che basta) ed essenzialità e non vi scandalizzate facilmente, buttatevi a capofitto nell’ascolto: Pleased To Eat You, fa davvero per voi.

L’opener She Keeps Me Coming And I Keep Going Back ribadisce la pussy attitude con un bel riff motorheadiano, un ritmo incalzante e la voce al vetriolo di Cartwright che canta la solita storiaccia di sesso spinto.

We Want A War è un mid tempo spedito dal riff marcato (che richiama curiosamente Maudit dei Litfiba) in cui il cantante sembra la versione punk di Alice Cooper.

La spedita Just Another White Boy ruota su un riffone a tratti epico. Ma nessuna paura: tutto il resto è rozzezza pure e ritmo.

Martellante e tesa, a tratti persino ballabile, Go Home And Die è un altro pezzo dall’attitudine cooperiana, che non sfigurerebbe nella discografia degli anni ’70 del papà degli shock rocker.

Ruyter Suys

Low Down Dirty Pig è un boogie martellante dall’attitudine punk in cui gli ZZ Top danno la mano ai Motorhead.

Testify è un pezzone cadenzato dagli ammiccamenti bluesy e dal riff un po’ zeppeliniano.

One Bad Mother è un altro omaggio ai Motorhead: un rock and roll trucido pieno di zolfo e alcool in egual misura.

La distortissima slide guitar di Mrs Suys introduce e domina la cover di Woke Up This Morning dei Nazareth, resa in versione più truce e aggressiva dell’originale.

Spedita e punkeggiante a tratti, Drinking My Life Away è un suggestivo crossover tra la band di Lemmy e i Ramones corretto in chiave southern.

Endless Ride, un mid tempo marcato dal basso distorto della Buitrago e dalla slide di Ruyter Suys è l’ennesimo, riuscito omaggio ai Motorhead.

Bonnie Buitrago

In Hang Tight i Nostri si divertono a rileggere in chiave punk la lezione degli ZZ Top, grazie anche alle incursioni roventi dell’armonica a bocca.

Ccmkp è un southern rallentato dal sound pesantissimo, in cui basso e chitarre gareggiano a chi fa più rumore e pieno di riferimenti espliciti, ben oltre la banale pornografia (infatti, l’acronimo sta per Cocaine Can’t Kill My Pen).

Tired Of Pretending That I Give Shit chiude l’album con un ulteriore omaggio ai Motorhead.

Su Pleased To Eat You si sono sprecati, come sempre, i pareri più disparati. In particolare, i paragoni col resto della produzione della band.

Al riguardo, possiamo solo dire che, a prescindere del passato, che passa per tutti, si tratta di un album onesto, grazie a un songwriting validissimo e a una produzione più che all’altezza (dicono niente i nomi di Daniel Rey e David Barrick?). Godibili come sempre, i Nashville Pussy danno il massimo dal vivo.

A proposito del tempo che passa: speriamo che facciano quanto prima un po’ di date in Italia. E non solo per la musica: sarebbe l’occasione per ammirare dal vivo Ruyter Suys prima che gli anni e la gravità prendano il sopravvento.

Per saperne di più:

Il sito web ufficiale dei Nashville Pussy

Da ascoltare (e da vedere):

Il video ufficiale di She Keeps Me Coming And I Keep Going Back
Il video ufficiale di We Want A War
Il lyric video di One Bad Mother

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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