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Diritti umani sul grande schermo. Chiude in bellezza MyArt Film Festival

Ospite d’onore la giornalista siriana Waad al-Kateab, autrice di For Sama, il documentario che racconta la tragedia di Aleppo. Premiati Dialogue di Selim Yldiz e The Role di Farnoosh Samadi

La terza edizione del MyArt Film Festival si è conclusa dopo cinque giorni intensi, trascorsi tra documentari e cortometraggi.

I diritti dell’uomo in tutte le loro forme sono spiegati nelle loro più diverse sfaccettature.

Nell’ultima serata, svoltasi presso il Cinema San Nicola di Cosenza, viene proiettato il documentario For Sama, presentato all’ultimo Festival di Cannes.

La pellicola è presentata in prima visione grazie alla collaborazione con lo Human Rights Film Festival di Berlino assieme al quale nei mesi scorsi è stata stretta una partnership per lo scambio di esperienze ed eventi che produrrà effetti anche per le prossime edizioni del MyArt.

La locandina di For Sama

L’assedio di Aleppo rivive nella pellicola girata dalla giornalista Waad al-Kateab, e dedicata alla figlia, nata sotto le bombe. Nel racconto generale, che rievoca i momenti strazianti di una patria messa in ginocchio, si incastona la storia di una giovane madre che ha tentato in tutti i modi di preservare la serenità della figlia.

Oggi la regista vive a Londra e tenta di raccontare la sua vicenda personale e, attraverso essa, la tragedia della guerra. La al-Kateab ha registrato trecento ore di vita quotidiana, divise tra la condizione di madre e quella di prigioniera di una vita di guerra. La protagonista è Sama, una bimba inconsapevole di ciò che la circonda. È costretta a vivere una realtà difficile. Il documentario diventa una doccia fredda: èevocativo di una realtà straziante, anche in un momento storico in cui la morte è diventata uno spettacolo da telegiornale.

La serata termina con la premiazione finale.

La locandina di We are not together

Al miglior documentario viene assegnato il Premio Sprar, pari a 3.000 euro. Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (da cui, appunto, l’acronimo Sprar) è costituito dalla rete degli enti locali per la realizzazione di progetti di accoglienza che garantiscono interventi di accoglienza integrata.

Vince il primo posto Dialogue di Selim Yildiz girato tra Kurdistan e Turchia.

«La bellezza delle immagini e la potenza della storia (vera) di Besna, una mamma curda – che racconta anche la vita di decine di migliaia di altre madri di giovani in guerra – in viaggio tra Kurdistan, Turchia e Siria alla ricerca del figlio combattente». Queste le motivazioni della giuria composta da Andrea Segre, Anna Ramskogler-Witt e Ilir Butka.

Sono sempre loro ad assegnare una menzione speciale al documentario We are not together sotto la regia di Alexander Nezam. Il film mostra le esperienze delle persone bloccate in Grecia dopo la chiusura dei confini europei.

Commissione diversa per i cortometraggi (è composta da Daniele Ciprì, Alessandro Di Gregorio e Corrado Giustiniani) che competono per il premio Migrantes, pari a 1.500 euro.

La Fondazione Migrantes è l’organismo costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana per assicurare l’assistenza religiosa ai migranti, italiani e stranieri. Arriva al primo posto The role di Farnoosh Samadi, ambientato nell’Iran contemporaneo e che racconta la storia di una donna che accompagna il marito attore a un provino e inaspettatamente ottiene una parte nel film che invece l’uomo non farà.

Un’immagine suggestiva di Dialogue

Menzione speciale per Song Sparrow di Farzaneh Omidvarnia. Il corto, girato tra Iran e Danimarca, racconta di un gruppo di rifugiati che mira raggiungere un Paese sicuro per una vita migliore.

Gli studenti delle scuole coinvolti nel progetto MyArt film festival… for School finanziato dal Miur e dal Mibact nell’ambito del Piano nazionale “cinema per la scuola”, hanno votato attraverso una app My Tyson di Claudio Casale (Italia, 2018) come miglior cortometraggio. Nel corto viene raccontata il punto di vista di Patience la madre del celebre pugile.

La locandina di The Role

Nel frattempo si vedono le immagini dell’allenamento del figlio. La metafora della lotta aleggia sia sulla storia che sulla passione del ragazzo.

Avvicinare il cinema ai ragazzi è un passaggio fondamentale per la loro educazione. Infatti, da un lato gli si insegna il rispetto dei diritti umani e a coprire parti importanti della Storia contemporanea. Dall’altro lato imparano, nello stesso tempo, a capire i meccanismi di creazione di un Festival e le tecniche per realizzare un documentario o un cortometraggio. I ragazzi hanno infatti avuto la possibilità di dialogare con in protagonisti del MyArt.

Una scena di Song Sparrow

Un arrivederci alla prossima edizione è d’obbligo.

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