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Un libro per ricordare Enrico Mattei

Le Edizioni di Comunità hanno pubblicato di recente “Il complesso di inferiorità”, un’antologia di scritti e discorsi del grande manager che fondò l’Eni

Nel 1934 un ex operaio delle concerie, di origine marchigiana, fonda a Milano l’Industria Chimica Lombarda. Anni dopo, comincia a frequentare gli ambienti clandestini antifascisti di ispirazione cattolica; nel 1943 si unisce alla lotta partigiana, arrivando a ricoprire un ruolo importante nel Comando militare Alta Italia istituito dal Comitato di Liberazione Nazionale, in qualità di rappresentante della Democrazia Cristiana.

Enrico Mattei (al centro della foto)

Dopo la guerra, questo singolare manager-imprenditore, che risponde al nome di Enrico Mattei, si vede affidare l’incarico di liquidare l’Azienda Generale Italiana Petroli.

Mattei, però, non è di questo avviso: invece di sbarazzarsi dell’Agip, decide di potenziarne le attività, in modo che l’Italia possa avere un’impresa energetica nazionale. Dà quindi nuovo impulso alla perforazione dei pozzi e alla ricerca mineraria. I suoi sforzi conducono alla istituzione, nel 1953, dell’Ente Nazionale Idrocarburi (Eni), che punta decisamente in direzione dello sviluppo energetico della Penisola, in una prospettiva di cooperazione internazionale.

Gli accordi stretti dall’Eni e dal suo presidente Mattei, infatti, escludono esplicitamente qualsiasi visione coloniale della collaborazione con i paesi produttori o consumatori di petrolio e di gas, basandosi – al contrario – su un modello innovativo di collaborazione avente quali basi l’aspirazione alla crescita comune e il rispetto delle culture e degli stili di vita dei diversi popoli.

I resti dell’aereo di Enrico Mattei

Questa impostazione della politica energetica italiana, però, pone l’Eni di Enrico Mattei in rotta di collisione con le compagnie petrolifere angloamericane, le famose Sette Sorelle, che temono lo sfaldarsi della loro posizione di monopolio.

Il piano di sviluppo dell’Ente Nazionale Idrocarburi prevede quale presupposto imprescindibile l’attività formativa. Nel 1958 nasce la Scuola Mattei; negli stabilimenti di San Donato Milanese vengono introdotti metodi di ricerca sperimentali. La necessità di una “scuola di qualificazione” viene ribadita dallo stesso Mattei in un discorso pronunciato a Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna, il 27 ottobre 1962, di fronte a un folto pubblico e alle autorità siciliane. Poche ore dopo aver tenuto questa conversazione, il presidente dell’Eni muore a Bascapè, presso Pavia, in seguito alla caduta del suo aereo personale, manomesso dolosamente per ordine di occulti mandanti.

Nel 2018 le Edizioni di Comunità hanno riproposto alcuni testi di Enrico Mattei in un agile volumetto intitolato Il complesso di inferiorità, dal quale sono state estrapolate le precedenti note biografiche. Il libro costituisce il terzo numero della collana Humana Civilitas, dedicata alla divulgazione del «pensiero di donne e uomini liberi».

La copertina de Il complesso di inferiorità

Il “complesso d’inferiorità” del titolo è quello che, secondo Mattei, domina gli italiani, convinti – a suo dire – di non poter essere altro se non «bravi letterati, bravi poeti, bravi cantanti, bravi suonatori di chitarra»: brava gente, insomma, ma priva delle capacità della grande organizzazione industriale. Il presidente dell’Eni rifiuta categoricamente questa vulgata nel discorso pronunciato a San Donato Milanese il 4 dicembre 1961, in occasione dell’apertura dell’anno accademico della Scuola di studi superiori sugli idrocarburi. La filosofia di Mattei emerge dall’appassionata perorazione che egli rivolge agli studenti, italiani e stranieri: «Dovete avere fiducia in voi stessi, nelle vostre possibilità, nel vostro domani; dovete formarvelo da soli questo vostro domani. Ma per fare questo è necessario studiare, imparare, conoscere i problemi».

La stessa fede traspare nella conferenza stampa tenuta presso l’Associazione della stampa estera il 14 febbraio 1962 a Roma, in cui l’oratore rivendica di ragionare innanzitutto «come un italiano»: «Cioè come un uomo che cerca di portare al proprio paese tutti i vantaggi possibili per il suo sviluppo».

Enrico Mattei a bordo del suo aereo personale

Immense sono, a suo avviso, le opportunità che si aprono all’Italia nel Mediterraneo, in Europa, e in Oriente; la sua speranza è corroborata dai proficui rapporti esistenti fra l’Eni e i paesi del Terzo Mondo, ai quali si può offrire «un’organizzazione industriale preparata negli uomini e nei mezzi».

Il modello di sviluppo vagheggiato da Mattei è, dunque, l’opposto della colonizzazione. Lo spiega egli stesso in un discorso tenuto a Tunisi il 10 giugno 1960 dopo la firma dell’intesa con il governo tunisino per la costruzione di una raffineria: «Non si tratta di accordi improntati sul modello obsoleto del capitalismo coloniale del XIX secolo, ma di accordi che prevedono una compartecipazione finanziaria e una cogestione tecnico-commerciale che legano, in condizioni di perfetta eguaglianza, i paesi consumatori e i paesi produttori di petrolio». Tutto ciò ha un duplice obiettivo: ristabilire la legge della domanda e dell’offerta e avviare iniziative di sviluppo che trasformino i paesi africani e asiatici in soggetti, e non più in semplici oggetti, della storia in ambito economico.

La medesima volontà di far viaggiare di pari passo profitto e benessere, lavoro e progresso, deve ispirare l’azione dell’Ente Nazionale Idrocarburi, nella concezione del suo presidente, in quelle zone del territorio nazionale che presentano una condizione economica e uno status coloniale per molti aspetti simili a quelli dei paesi in via di sviluppo. Nel già citato discorso pronunciato a Gagliano Castelferrato il 27 ottobre 1962, Mattei rivendica l’impegno dispiegato dall’Eni in Sicilia, che aveva portato al rinvenimento del petrolio a Gela, e alla costruzione di un imponente complesso petrolchimico. «Amici miei», aggiunge, «noi non vi porteremo via niente. Tutto quello che è stato trovato, che abbiamo trovato, è della Sicilia, e il nostro sforzo è stato fatto per la Sicilia e per voi». A conclusione del suo intervento, l’oratore manifesta la convinzione di poter invertire il decennale flusso dell’emigrazione. Il metano, infatti, darà lavoro a una moltitudine di maestranze e di quadri: «Non assorbiremo settanta persone, ma tutti coloro che potrete darmi, tutti, e sarà necessario che tornino molti di quelli che sono andati all’estero perché a Gagliano avremo bisogno di loro».

Non sapremo mai se la generosa utopia di Mattei si sarebbe effettivamente realizzata. Sulla via del ritorno dalla Sicilia, un incidente doloso spezza le vite del presidente dell’Eni, del pilota Irnerio Bertuzzi e del giornalista americano William Mc Hale.

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