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Briganti Criminali-Due vedove abruzzesi “bussano” allo Stato

Angelamaria Fusari restò sola con quattro figli dopo che suo marito fu ucciso dai briganti. Simile sorte per Cesidia Olivieri. Le “colpe” dei loro uomini? Aver aiutato la Guardia nazionale

Il 12 agosto 1864 la Commissione provinciale amministrativa del Fondo nazionale per la repressione del brigantaggio di Aquila scrisse al presidente della Commissione centrale per l’amministrazione del fondo della Sottoscrizione Nazionale a favore de’ danneggiati dal brigantaggio, risiedente in Napoli, per chiedere che venisse accordata una pensione vitalizia «alle infelici vedove Fusari Angelamaria di Tornimparte ed Oliveri Cesidia di Gagliano»[1]. La Commissione provinciale, in allegato alla predetta richiesta, trasmise le domande delle due sventurate donne, «madri di numerosa famiglia», nonché i «documenti giustificativi» e le copie delle deliberazioni prese in precedenza dalla medesima Commissione.

In effetti il 20 maggio dell’anno precedente Angelamaria Fusari aveva indirizzato un’accorata lettera al prefetto della Provincia di Abruzzo Ultra II, nella quale rendeva noto che l’8 di quello stesso mese aveva perso suo marito, Paolantonio Fusari, «barbaramente ucciso dai briganti»; erano quindi rimasti «in una compassionevole desolazione l’infelice, e in una estrema miseria la sua famiglia composta di tre femine e due maschi; la prima di anni 14, la seconda di anni 8 e la terza di 6; ed i due maschi, il primo di anni 7 ed il secondo di un anno». All’esponente, priva di ogni sostegno, non restava altro che sperare nel soccorso del prefetto, affinché costui volesse «interporre le sue valevoli raccomandazioni presso cotesta Commissione Provinciale pe’ casi di brigantaggio, onde farle ottenere una sovvenzione per sopperire così ai suoi bisogni ed a quelli della sua famiglia».

La domanda era accompagnata da due certificati rilasciati dalla Giunta municipale di Tornimparte il 1 luglio 1864. Con il primo si attestava «che Fusari Angelamaria vedova di Paolantonio Fusari sia donna di buona condotta, e [che] la medesima è rimasta vedova con cinque figli, cioè

1° Fusari Margherita anni 15

2° Fusari Mariangela anni 9

3° Fusari Rosanna anni 3

4° Fusari Giammaria anni 7

5° Fusari Giallorenzo anni 1».

Nel secondo la Giunta certificava che, in base ai riscontri effettuati nel catasto provvisorio di Tornimparte, alla Fusari non risultava intestato alcun bene. Ella stessa, si legge nel documento, «non ha veruna industria visibile o capitali in commercio: non esercita veruno impiego lucroso: non è mercante, negoziante, o trafficante, né maestra di arte alcuna, ma vive soltanto col travaglio giornaliero delle sue braccia».

Lo stesso incartamento comprende, come si è visto, un ricorso di Cesidia Olivieri di Gagliano Aterno, filatrice di 37 anni, già moglie del guardaboschi Francesco Nusca. La donna il 26 giugno 1864 si rivolse al «Presidente della Commissione contro il brigantaggio in Aquila», comunicandogli che il 23 di quello stesso mese il marito era stato barbaramente ucciso, sulla montagna del Sirente, da un’orda di briganti comandata da Francesco Presutti di Tione, «sol perché l’infelice estinto caldeggiando sentimenti liberali e mostrandosi affezionato all’attuale Governo era stato il persecutore de’ Briganti con servir di guida alla Truppa Italiana distaccata in Gagliano negli anni decorsi in tutte le perlustrazioni eseguite nelle vicine montagne». Come accadeva in molti casi simili, la vedova – priva di mezzi di sussistenza per sé e per i tre figli piccoli, per giunta incinta – chiese al presidente della Commissione provinciale un soccorso contro l’«affliggente miseria» che attanagliava lei e la prole.

La domanda, corredata da opportuno certificato della Giunta municipale di Gagliano Aterno, fu avallata dalla Commissione provinciale pe’ casi di brigantaggio in Aquila. Il 10 luglio 1864, infatti, quest’ultima deliberò che si accordasse alla vedova Olivieri un soccorso di 400 lire; altro sussidio di lire 150 a testa sarebbe toccato a ciascuno dei figli della donna, «compresovi anche il ventre pregnante». La Commissione provinciale, infine, ordinò che la petizione della ricorrente fosse trasmessa, insieme con una copia della deliberazione, alla Commissione centrale di Napoli, affinché venisse disposto sul fondo generale della sottoscrizione nazionale per la lotta al brigantaggio «un vitalizio a favore della Olivieri Cesidia, dichiarando questa Commissione che dal suo canto ritiene comprovati i fatti, e la Olivieri al sommo meritevole della pensione proposta».

Il fascicolo si chiude con una minuta di lettera redatta dal presidente della Commissione centrale di Napoli al suo omologo aquilano, datata 22 agosto 1864, nella quale si riscontra l’arrivo degli incartamenti relativi alle proposte di vitalizio per le vedove Fusari e Olivieri e vengono date assicurazioni sul pronto disbrigo dei due affari.


[1] Tutti i documenti citati nel presente articolo sono contenuti in: Archivio di Stato di Napoli, Commissione centrale per la distribuzione del fondo nazionale a favore delle vittime del brigantaggio, busta 1, fascicolo 7.

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