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Niente rifiuti sul Pollino. L’allarme di Dottor Ambiente

Ferdinando Laghi, medico e ambientalista di fama internazionale, interviene nel braccio di ferro tra il sindaco di Castrovillari, che vorrebbe realizzare
un ecodistretto nel territorio comunale, e i comitati di cittadini, che non ne vogliono sentir parlare e hanno paura di quest’iniziativa

Potrebbe essere (si spera) un falso allarme. O forse no. Ma la popolazione ha preso la faccenda terribilmente sul serio e ha iniziato a mobilitarsi.

Siamo nel nord della Calabria, all’ingresso del Parco nazionale del Pollino, che è situato tra Castrovillari, la cittadina più grande dell’area, e Frascineto, un paese arbreshe.

Le opportunità di questo territorio bello e suggestivo sono enormi e in tanti le mettono a frutto.

Ferdinando Laghi, il Dottor Ambiente

Ed ecco perché l’intenzione, finora solo annunciata, di trasformare l’ex stabilimento di Italcementi, che ha di fatto terminato la produzione, in un impianto di trattamento dei rifiuti, è stata accolta tutt’altro che bene, soprattutto dai cittadini di Frascineto, che si sono costituiti in comitato, e dai castrovillaresi che abitano vicino al cementificio.

La mobilitazione è all’inizio. La paura e la rabbia montano e c’è chi promette azioni eclatanti, che potrebbero portare a livelli estremi il braccio di ferro tra il sindaco di Castrovillari, sostenitore dell’ecodistretto, e una parte non piccola degli abitanti del Pollino.

È l’ennesimo caso di sindrome Nimby o il timore è davvero fondato? «L’idea di creare uno stabilimento per trattare e smistare i rifiuti di tutta la provincia è a dir poco pericolosa».

Parla Ferdinando Laghi, forse la voce più autorevole della protesta.

I comitati di cittadini in riunione

Medico internista ed ematologo, già direttore di Medicina interna presso l’Ospedale di Castrovillari, Laghi è in prima linea da sempre nelle battaglie ambientali, con una passione e una competenza che gli sono valsi non pochi riconoscimenti.

Tra questi la vicepresidenza nazionale dell’Associazione italiana medici per l’ambiente e la presidenza dell’Isde (International Society of Doctors for the Enviroment), una prestigiosa organizzazione costituita nel 1990 e riconosciuta dall’Onu e dall’Organizzazione mondiale per la sanità.

Il Dottor Ambiente non le manda proprio a dire: «La nostra preoccupazione non è solo di tipo naturalistico o paesaggistico: noi temiamo pericoli concreti per la salute e denunciamo le illegalità scoperte dell’iniziativa del sindaco».

Lo stabilimento di Italcementi

Andiamo con ordine: perché quest’iniziativa è illegale o, almeno, a rischio anche dal punto di vista legale?

Innanzitutto, è illegale o a rischio illegalità da un punto di vista soggettivo: il sindaco di Castrovillari ha agito da solo e ha proposto all’Ato (Ambito territoriale ottimale) la realizzazione di questo stabilimento senza l’appoggio delle altre istituzioni del territorio, ad esempio il Comune di Frascineto, e dei cittadini. La legge, invece, richiede che queste proposte avvengano di concerto tra le istituzioni e i cittadini. È evidente, in questo caso, che il sindaco ha molte persone contro.

Fin qui l’aspetto soggettivo, E quello oggettivo?

Occorre parlare al plurale. Ci sono molti aspetti oggettivi, che non sono proprio superabili. Ma per rendercene conto dobbiamo capire di che tipo di impianto si parla.

Spieghiamoci meglio.

L’ecodistretto dovrebbe consistere in un centro di transito e smistamento dei rifiuti di tutta la provincia. La provincia di Cosenza è la terza d’Italia per territorio e ha circa settecentomila abitanti. Questo dovrebbe far capire la quantità enorme di rifiuti che dovrebbe passare attraverso questo stabilimento. Ma c’è di peggio, perché è prevista la realizzazione di un digestore anaerobico della frazione umida, da cui si dovrebbe ricavare biogas.

A livello quantitativo l’impatto è impressionante. Ma impianti di questo tipo sono sicuri?

No. Ma non serve addentrarsi nel merito. Basta rifarsi ancora alla normativa, che impone una distanza di almeno due chilometri tra queste strutture e l’abitato.

E per l’ecodistretto non sarebbe così.

Infatti: immaginiamo un cerchio dal raggio di due chilometri. Se lo proiettiamo in una direzione, ci accorgiamo che Frascineto disterebbe solo duecentocinquanta metri dalla struttura e il raggio coprirebbe tutto il territorio comunale e quindi riguarderebbe una popolazione di duemila abitanti.

Non moltissimi, ma neppure pochi. E nella direzione opposta?

A circa un chilometro c’è la Casa circondariale e nei due chilometri è compreso il Tribunale. La violazione assumerebbe i caratteri della beffa: una struttura potenzialmente illegale che inciderebbe sulla casa della giustizia.

Ma i problemi non finiscono qui.

Infatti, la zona prescelta, l’ex cementificio, è sopra una faglia sismica. Quindi c’è un forte problema di sicurezza.

Tutti problemi ostativi non proprio irrilevanti. Ma, se le cose stanno così, a chi e cosa può giovare questo impianto?

Il problema è nella previsione normativa: ipotizzare un impianto per provincia senza tener conto delle popolazioni e delle dimensioni, è da folli: la piccola Vibo Valentia avrebbe un impianto così come Cosenza che è decisamente più grande. Nel Cosentino occorrerebbero più impianti per mitigare l’impatto. Inoltre, è doveroso aggiungere che questi impianti non producono utili economici: funzionano grazie ai contributi pubblici e nessun imprenditore sano di mente si assumerebbe il rischio di impresa in condizioni di mercato puro per gestire strutture di questo tipo.

Laghi (terzo da sinistra) assieme ai rappresentanti dei comitati

In pratica è un’esternalizzazione di funzioni pubbliche.

Sì, ma non si può esternalizzare a danno dei cittadini con i quattrini pubblici.

Ma queste iniziative non potrebbero avere ricadute occupazionali?

Proprio no: richiedono poco personale altamente qualificato e dotato di competenze informatiche. Per pochi posti che si guadagnerebbero, se ne perderebbero molti altri nel settore agroalimentare e nel turismo, che sono eccellenze di questo territorio e stimolano un indotto non proprio piccolo.

Allora, se questa struttura non crea posti di lavoro ma, addirittura, danneggia l’economia, ha ricadute ambientali negative, amplificate dal rischio sismico, non produce utili, perché realizzarla a Castrovillari?

Azzardo un’ipotesi pura: le royalties, che potrebbero dare sollievo alle casse comunali. Ma non mi spingo oltre perché non mi piace celebrare processi alle intenzioni.

Siamo al solito baratto tra ambiente e utile economico.

Sì, ma a condizioni peggiori: prima si sacrificava l’ambiente per favorire il lavoro. Abbiamo già pagato cara questa prassi, visto che la deindustrializzazione ha impoverito i territori e lasciato in eredità autentici ecomostri: penso all’Ilva di Taranto o, per fare un esempio più vicino, alla Legnochimica di Rende. Ora l’ambiente lo si baratta solo per i quattrini, a prescindere dall’utilità sociale.

Torniamo al presente: che piega prederà questa protesta?

I cittadini sono pronti a tutto. Ma non credo ci sia bisogno di gesti eclatanti: al momento un nostro esperto ha preparato una perizia giurata che sarà depositata alle autorità competenti, inclusa la Corte dei Conti, visto che l’ecodistretto dovrebbe essere realizzato con soldi pubblici. Confidiamo molto nell’aspetto legale della vicenda e faremo di tutto per impedire un’aggressione al nostro territorio. Se ciò non dovesse bastare, ne vedremo delle belle. Io sarò in prima fila con i cittadini.

(a cura di Saverio Paletta)

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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