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Altre due parole sulla vicenda di Natuzza

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Il vero problema resta lo stop alla beatificazione della mistica

Finalmente il vescovo ha chiarito la sua posizione nei confronti della fondazione

Quali sono i dubbi che hanno fatto intervenire la Congregazione per la dottrina della fede?

Alla fine, monsignor Luigi Renzo ha dovuto essere esplicito: non è colpa sua se la causa di beatificazione di Natuzza Evolo ha subito uno stop. E, in subordine, il vescovo di Mileto ha chiarito ancor di più la sua dura presa di posizione nei riguardi della fondazione ispirata dalla mistica calabrese: nessun braccio di ferro né alcun tentativo della Curia di “sottomettere” la fondazione o, peggio, di appropriarsi dei suoi beni, ma solo un chiarimento dei ruoli, senza il quale non è possibile il riconoscimento della Chiesa nei confronti della fondazione, né è possibile consacrare la chiesa voluta da Natuzza.

Con tanti saluti alla narrazione, a metà tra la peggior cronacaccia e il western vecchia maniera, con cui molti media hanno affrontato la vicenda: di qua il Potere, che è sempre cattivo o almeno prepotente, di là la Verità, che per definizione deve farsi strada a dispetto del Potere. Di qua la burocrazia ecclesiastica, miope e arrogante, di là la Fede, che non ha bisogno di titoli e pennacchi.

Le cose non stanno proprio così e monsignor Renzo lo ha ribadito, seppure non con grande efficacia comunicativa e, con tutta probabilità, omettendo qualcosa. Qualcosa che non può dire, perché riguarda pratiche finite su altre scrivanie. Magari, quelle romane della Congregazione per la dottrina della fede che ha fermato le macchine, avviate otto anni fa davanti alla Congregazione dei santi.

Iniziamo a descrivere i ruoli, che monsignor Renzo ha chiarito in maniera canonica senza saper comunicare come e perché ai fedeli.

In questo caso, il rapporto tra Curia, rappresentata dal vescovo, e fondazione è quello tra controllore e controllato, a meno che la fondazione non goda di qualche particolare forma di autonomia. Non è il caso della struttura di Paravati, sulla quale il controllo della Curia, che a inizio millennio concesse il riconoscimento canonico, è pieno e il vescovo ha ribadito, finalmente con una conferenza stampa, la mansione di controllore a cui è obbligato.

La vera afasia nella narrazione del vescovo, semmai, riguarda i motivi dello stop romano, descritto con un’espressione poco chiara: «Persistono dubbi». Dubbi che sarebbero sorti non nella Congregazione dei Santi, che si occupa di beatificazioni e canonizzazioni, ma nella Congregazione per la dottrina e della fede, che un compito più vasto e delicato, che si intreccia e sovrappone a quelli dei “beatificatori”: stabilire se una cosa faccia parte della Chiesa oppure no.

Ecco, nessuno sa in cosa consistano questi dubbi. Forse monsignor Renzo lo sa ma non può dirlo o non può dirlo più di così perché la vicenda non è più di sua competenza.

Ovviamente, i media calabresi, concentrati sul “duello”, che poi tale non è stato, tra Curia e fondazione, non hanno aiutato a far chiarezza e si ha l’impressione che tutta la storia sia stata raccontata al contrario: prima i dettagli, cioè il braccio di ferro, poi, quasi per caso, è emerso l’insieme, che era già sotto gli occhi di tutti.

Non occorre, infatti, essere canonisti provetti per capire che lo stop alla beatificazione ha costretto il vescovo a rivedere, non da ieri ma da due anni a questa parte, a chiarire i rapporti con l’ente che cura la memoria e fino allo scorso mese anche il culto “di fatto” di Natuzza.

Si dirà che per il giornalismo e per i giornalisti devono contare solo i “fatti” e il resto è “fuffa”. D’accordissimo. Però è vero pure che ci sono fatti che fanno più notizia di altri.

Ad esempio, per restare sul caso di Natuzza, è un fatto che la fondazione gestisca le generose e continue donazioni dei fedeli. Siamo davvero sicuri che questo faccia notizia così tanto? In fin dei conti, le fondazioni esistono per gestire beni e quattrini e, da che mondo e mondo, i fedeli e i devoti hanno sempre messo generosamente mano ai portafogli. Farebbe notizia l’eventuale uso improprio dei fondi, ma a quel che risulta nel caso della fondazione di Paravati, nessuno lo ha mai dimostrato.

Un altro esempio riguarda la presunta infiltrazione di uomini legati al clan mafioso dei Mancuso nella fondazione. Siamo sicuri che la presenza, non dimostrata, di personaggi borderline tra i devoti faccia così tanto notizia? In fin dei conti, la Chiesa non è la Dda e ha il dovere di accogliere tutti e, nel limite del possibile, di perdonare i peccati aiutando i fedeli a non commetterne più. E i mafiosi, dal canto loro, hanno sempre ostentato una devozione fortissima.

La vera notizia è quindi lo stop alla beatificazione.

E questo stop non è un dettaglio, ma un fatto testardo, duro a morire e ingombrante quanto un macigno. È un fatto, e non un dettaglio da legulei, che la Chiesa cattolica abbia un proprio ordinamento giuridico, codificato nel diritto canonico, a cui sono obbligati tutti i cattolici, dal papa all’ultimo dei fedeli. Ed è un fatto che questo ordinamento, tra le varie, detta le norme su ciò che può essere considerato santo e ciò che non può esserlo. Insistere oltre, con polemiche da curva sud e fiaccolate, non solo non serve, ma può essere addirittura controproducente.

Dunque, per quali motivi una Congregazione si sarebbe sovrapposta all’altra e avrebbe fermato la pratica di Natuzza?

La ciccia, a livello giornalistico è tutta qui. E non serve insistere sui presunti miracoli, perché i membri di queste Congregazioni sono scelti in modo da non farsi troppo impressionare. Nessuno mette in dubbio i fenomeni straordinari legati a Natuzza. Ma tra la straordinarietà e la santità resta un bel salto, visto che questi fenomeni sono censiti anche dalle scienze “di confine” che si occupano del sovrannaturale. La Chiesa, oggi come oggi, non deve verificare tanto che vi siano fenomeni straordinari, ma deve certificare che questi fenomeni siano effettivamente dovuti a un intervento o a una volontà divina. Se questa c’è, chi genera certi fenomeni è un santo, se manca, è solo una persona dotata di poteri particolari. E ciò vale anche per Natuzza: solo l’effettiva beatificazione confermerà se la mistica di Paravati è stata ispirata da Dio o sia stata “solo” una potentissima ed efficacissima medium. Ovviamente questa verifica, non facile, spetta agli esperti e non è una procedura “democratica” o “democratizzabile”, cioè influenzabile dai desideri dei devoti. È un lavoro duro, ma a qualcuno tocca, perché la fede, che è un bene raro e prezioso, va tutelata e protetta. Anche a costo di scontentare i fedeli. E il resto è davvero fuffa.

Saverio Paletta

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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