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Sperimentazioni solitarie. Un ricordo di Remo Bianco

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In mostra presso il Museo del Novecento di Milano le opere dell’artista milanese, che anticipò la grafica tridimensionale

Il Museo del Novecento di Milano, presenta una interessante mostra curata da Lorella Giudici.

La rassegna, che si svolgerà dal 5 luglio al 5 ottobre, è dedicata a un noto artista milanese che ha vissuto e respirato il climax culturale del pittore Filippo de Pisis: si tratta di Remo Bianco (Milano 3 giugno 1922-Milano 23 febbraio 1988), grande sperimentatore e amante del lavoro in solitudine.

Nelle opere esposte è possibile notare e ammirare quasi tutte le fasi della sua sperimentazione: per esempio, le Impronte, cioè calchi in gesso, cartone pressato o gomma; oppure i giocattoli in Sacchettini-Testimonianze, come definiva questi lavori in cui si vedono conchiglie, monete e altri piccoli oggetti che venivano fissati su legno.

Pagoda, opera tridimensionale di Remo Bianco

Affascinano anche le opere in tridimensionale realizzati su plastica, lamiera e altri materiali. Bianco con il suo stile e la sua creatività è stato un anticipatore della tridimensionalità realizzata al computer.

In alcune opere lui amava fissare i ricordi: ne sono un esempio Sculture neve, che interpretano il mondo dell’infanzia, della natura o della vita in generale. Piccoli teatrini che evocano il mondo di Bianco e, metaforicamente, di ciascuno di noi.

Visitare questa rassegna è stimolante perché ispira delle riflessioni sul periodo del boom economico milanese e di come nel mondo dell’arte si sia passati dal figurativo alla valorizzazione dell’oggetto con la pop art e l’arte povera. Egli ha coltivato e raccolto tutti i frutti seminati nei diversi ambiti di ricerca artistica e noi oggi possiamo riscoprirne la bellezza o il loro valore legato al cambiamento dei tempi.

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