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Macché Borboni, il Sud si è solo ribellato (ed era ora…)

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Il Giornale e Sallusti evocano il Regno delle Due Sicilie per squalificare l’affermazione di M5S al Sud

Ma anche la Lega è cresciuta non poco al Meridione, segno che il “vento del Sud” spira anche da destra

E il reddito di cittadinanza non è clientelismo di massa ma l’unica difesa da un’imprenditoria spesso peggiore della politica

Vincere al Nord dà alla testa. Soprattutto a Sallusti e ai suoi giornalisti, che hanno equiparato il Sud, in cui il Movimento 5Stelle ha fatto cappotto, al Regno delle Due Sicilie, ovviamente dipinto al peggio, ben lontano dai desideri dei revisionisti neoborbonici.

Il tutto per far passare un messaggio non bellissimo, anzi velatamente razzista: i meridionali poco produttivi e abituati a vivere secondo le tre “f” borboniche, “feste, farine e forca”, hanno abbracciato Di Maio perché attratti dalla sua proposta del reddito di cittadinanza. Al contrario, gli eredi delle tradizioni sabauda e asburgica, produttivi ed efficienti, hanno sposato in massa il nuovo verbo salvinian-berlusconiano per tutelare il proprio sudore.

Troppo facile ed impreciso, come paragone. Tralasciamo il fatto che certi analisti prima di lanciare suggestioni avrebbero un gran bisogno di ripetizioni di storia e concentriamoci su un dato che Sallusti & co. hanno ignorato: rispetto alla mappa degli Stati preunitari, la proiezione dei voti su scala regionale ci rivela che i 5Stelle hanno superato l’Abruzzo, fagocizzato la Sardegna, invaso le Marche e lambito la Toscana di Renzi. “Pezzenti” e “lazzari”, quindi aspiranti vampiri delle casse pubbliche anche loro? Proprio no. E non lo sono soprattutto i meridionali. 

Giusto per chiarire le cose (soprattutto per chiarirle a chi, sebbene giornalista, continua a fare l’ultrà), occorre dire che una cosa è prendere atto delle vittorie, un’altra è analizzare i consensi effettivi.

Se si considerano questi ultimi, emergono le sorprese: in Calabria, ad esempio, la Lega, che prima prendeva percentuali algebriche, è arrivata al sei per cento e ha superato i più “terronici” Fratelli d’Italia di oltre un punto. Certo, il Salvini di ieri, che faceva i coretti antimeridionali per compiacere i bossiani, ha danneggiato il Salvini di oggi, che tenta di radicarsi a Sud. Ma ciò non toglie che il suo partito anche al di sotto dell’Appennino tosco-emiliano stia iniziando a mettere radici.

Stesso discorso per i pentastellati: magari non avranno fatto cappotto, anzi sono andati decisamente peggio che altrove, però sono cresciuti anche in Lombardia.

Detto altrimenti: la Lega e gli ex grillini hanno canalizzato i mal di pancia da Trieste ad Agrigento. E il perché è facile da intuire: sono due movimenti che si somigliano molto. Persino troppo, per andare d’accordo. Certo, non c’è dubbio che la Lega sia un movimento di destra. Ma è pur vero che i 5Stelle non sono un movimento di sinistra. Sono, più realisticamente, l’unica forma di populismo lepenista accettabile dagli elettori meridionali, che non hanno visto l’ora di prendere a pedate il tradizionale padronato politico, e dagli elettori in fuga dalla sinistra al Nord.

A differenza di Salvini, che parte da un parziale radicamento sui territori, gli ex grillini hanno un problema serio, emerso puntualmente nelle Regionali di Lazio e Lombardia: sono solo un brand, senza reale presa nelle singole realtà, sebbene anche in alcune di queste dimostrato una certa tenuta, a dispetto dei problemi della sindacatura di Virginia Raggi a Roma e della militarizzazione destrorsa di Milano.

Tutto questo per dire che non siamo regrediti al 1815 ma, più realisticamente, al 1993, quando al Nord si temeva l’egemonia della Lega Nord e al Sud quella del Msi di Fini: due forze cresciute sulla spinta di una crisi epocale e pochissimo empatiche tra loro. Allora intervenne la mediazione di Berlusconi (quello vero) che tentò e in parte ci riuscì, di dare una casa ai moderati, anche ex socialisti, che non avrebbero mai votato a sinistra. Ora, invece, tra le aree in cui vince il centrodestra e quelle in cui vincono i grillini, c’è una specie di “linea gotica”, che al momento è invalicabili.

Giusto, per chiudere il cerchio, due parole sul cosiddetto “reddito di cittadinanza”, che avrebbe sedotto gli elettori meridionali.

Al riguardo, sorge spontanea una domanda: come mai ai 5Stelle non è lecito ciò che, invece, è lecito al Pd? Anche i renziani avevano lanciato e, in parte iniziato a realizzare, una proposta simile, sebbene sotto i nomi diversi di “reddito di cittadinanza” e “reddito di inclusione”. Anche il loro era clientelismo? Proprio no. Queste proposte sono la legittima risposta a un tessuto imprenditoriale che fa a gara a chi è peggio con la classe politica. Troppo semplice e troppo comodo dividere il Paese tra “assistiti” parassitari e “popolo delle partite Iva” virtuoso per definizione. Troppo facile non tener conto che, tra queste due categorie c’è l’immensa massa di lavoratori in nero o sfruttati (e, al Sud, condizionati e ricattati) a vario titolo. Troppo facile far finta di non vedere che finora i più assistiti sono stati certi imprenditori, a cui raramente si è chiesto conto dei fondi erogati spesso a pioggia.

Non per fare retorica: ma il Sud che ha provato a voltare pagina due volte, premiando i pentastellati e comunque accrescendo i leghisti 2.0, non deve essere bastonato ma ascoltato, perché questa volta ha espresso il malessere di chi non ha più nulla da perdere né nulla da aspettarsi, neppure dai vecchi rapporti clientelari. Bocche chiuse e orecchie aperte, dunque.

E vale per tutti.

Saverio Paletta

 

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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