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La follia e il massacro. Come uno xenofobo diventa aspirante killer

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Dietro la sparatoria di Macerata c’è la tragica morte della 18enne trovata a pezzi in due valige

Ma la connessione (i)logica è solo nella mente di Luca Traini, che identifica nei “neri” la causa del male d’Italia

Al gesto incredibile è seguita la solita ridda di commenti inutili, pro e contro immigrazione.

Ma è solo una faccenda di cronaca. Il resto sono chiacchiere

Nell’atroce vicenda di Macerata, non c’è tanto da cincischiare: stiamo coi migranti.

Stiamo coi migranti vittime dell’esplosione di follia di Luca Traini, che ha identificato il suo malessere col malessere dell’Italia ed entrambi con l’emigrazione.

Stiamo coi migranti a cui la condizione di precarietà esistenziale non impedisce di fare il proprio dovere. È il caso del nigeriano che ha inchiodato una volta di più, con la propria testimonianza il pusher Innocent Oshengale, accusato della morte della 18enne Pamela Mastropietro.

Già: vincono loro, perché per un presunto profanatore di cadavere c’è un accusatore sicuro. Forse uno che temeva, a questo punto non a torto, che la morte della povera Pamela scatenasse qualche episodio di razzismo, solo perché il presunto assassino è nero.

In compenso, perdiamo noi, perché a un presunto “squartatore” (tale finché le prove a suo carico non diventeranno inconfutabili ed entreranno in qualche sentenza) abbiamo contrapposto uno squilibrato certo.

A rileggere la dinamica della sparatoria di Macerata, c’è da restare allibiti: Traini, appresa la morte della ragazzina, si è improvvisato “giustiziere”, si è armato di tutto punto ed è andato in città a compiere il terribile safari in cui ha ferito sei persone che col delitto non c’entravano sulla, se non per un dettaglio, sono neri come il pusher.

Ma, lo abbiamo già detto, nella comunità dei migranti c’è chi ha fatto il proprio dovere, un dovere che non troppi cittadini italiani farebbero.

Noi, invece, oltre che speculare e trasformare un brutto episodio di cronaca nera in un caso politico, cosa siamo stati in grado di fare? Niente. Anzi no: solo chiacchiere, senza renderci neppure conto che le chiacchiere fanno danni e possono essere pericolose come le pistolettate, non fosse altro perché è più facile chiacchierare che sparare.

Le chiacchiere sull’emigrazione, quelle buoniste di sinistra e quelle xenofobe di destra, hanno armato e armano gli squilibrati come Traini, di cui è emerso un quadro psicologico non proprio rassicurante, visto che, a quanto risulta, si sarebbe rivolto a uno psichiatra.

In questa faccenda molti hanno perso la classica occasione buona per tacere. Ad esempio Salvini, che ha invocato a sproposito i problemi di sicurezza legati all’immigrazione e ha scaricato la colpa del gesto di Traini su chi, a suo giudizio, avrebbe ridotto le nostra frontiere a un colabrodo. Dal segretario delle Lega ci saremmo aspettati altro: ad esempio le scuse per aver candidato Traini, le cui condizioni psicologiche e il cui estremismo erano già noti. E ci aspetteremmo una lettura più lucida dei problemi dell’immigrazione, più mirata alla sicurezza che alla xenofobia. In altre parole, che rischiasse qualcosina per parlare ai cervelli e non alle pance dell’elettorato.

Ma avrebbero dovuto tacere anche i vari esponenti di certa sinistra, radical e non: certe tirate sui massimi sistemi, sul razzismo e sull’antirazzismo, sulla tolleranza e sull’intolleranza non ci stanno proprio.

È colpa loro se il problema dell’emigrazione è stato affrontato soprattutto in maniera ideologia e astratta. È colpa loro se la questione della sicurezza è finita puntualmente in secondo piano o, peggio, è stata bollata come fascistoide.

A nessuno, forse, è mai venuto in mente che l’attuale disordine, civile e giuridico, che rischia di far finire una volta ancora fuori controllo l’immigrazione, ha fatto comodo ai troppi che fanno affari nascondendosi dietro le ciarle di pochi.

Ha fatto comodo a parecchi imprenditori senza scrupoli, che hanno approfittato e continuano ad approfittare della manodopera a bassissimo costo fornita dai disperati della terra.

Continua a far comodo a certi imprenditori dell’accoglienza, le cui malefatte sono da almeno due anni nel mirino della cronaca.

Fa comodo alla malavita, che appalta le cose più sporche a chi non ha alternative, perché anche nel crimine ci sono i lavori “che gli italiani non vogliono più fare”.

Fa comodo agli apprendisti stregoni di certa politica, diffusi anche fuori dalla Lega, a cui non par vero di poter cavalcare i malumori generati da questo caos senza peraltro preoccuparsi di risolverlo o, almeno, di limitarlo.

Non fa comodo a due categorie di persone: a chi è costretto a convivere coi pusher e a chi, incolpevolmente, si trova a far da bersaglio alla follia di qualcuno che si è immedesimato un po’ troppo in Charles Bronson ed è invece diventato la truce caricatura di De Niro in “Taxi Driver”.

Ora che siamo arrivati al limite della paranoia collettiva non sarebbe il caso di fermare la valanga di chiacchiere inutili?

Saverio Paletta

 

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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